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I quartieri: babele linguistica dove nessuno comprende l’italiano

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italiano

La conoscenza dell’italiano è un tassello cruciale se si vuole favorire l’integrazione

Il pericolo dell’incomprensione e dell’isolamento sociale è sotto gli occhi di tutti.

In alcuni quartieri, la presenza di comunità straniere rischia di creare vere e proprie Babele linguistiche, dove la conoscenza dell’italiano rimane scarsa.

Eppure, è noto: la lingua rappresenta uno degli strumenti fondamentali per favorire la partecipazione alla vita sociale e l’integrazione. Rappresenta un elemento cruciale, dal quale non si può prescindere.

È in questa direzione che si inseriscono gli ultimi provvedimenti promossi dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che rafforzano le misure volte a favorire l’apprendimento della lingua italiana da parte degli studenti stranieri.

Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale qualche giorno fa prevede, a regime, uno stanziamento di oltre 14 milioni di euro per finanziare attività extracurricolari finalizzate al potenziamento della lingua italiana, nelle scuole in cui non sia possibile assicurare il rispetto dei limiti previsti per la presenza di alunni non italofoni.

Anche gli interventi a favore dei CPIA, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, sono destinati a essere rafforzati. Nell’anno scolastico 2025/2026, quasi 185 mila stranieri hanno frequentato corsi di alfabetizzazione e di italiano all’interno del sistema dell’istruzione degli adulti.

Si tratta di misure che riconoscono nella conoscenza della lingua una chiave fondamentale per partecipare pienamente alla vita civile del nostro Paese.

Perché conoscere la lingua non significa solo capire e farsi capire: significa poter esercitare i propri diritti, sfruttare le opportunità previste per la formazione e il lavoro, accedere ai servizi e costruire più facilmente il proprio futuro.

Prendiamo, per esempio, il caso del Pakistan, dove molti abitanti parlano l’urdu, uno dei numerosi idiomi diffusi sul territorio.

Una volta arrivati nel nostro Paese, si trovano a confrontarsi con una cultura profondamente diversa dalla propria, e il percorso di apprendimento dell’italiano può rivelarsi davvero difficile: cambiano l’alfabeto e la direzione della scrittura – da destra a sinistra -, così come l’ordine delle parole, le strutture grammaticali e le modalità con cui la lingua costruisce le frasi e organizza i significati. Una sfida impegnativa per i più giovani e ancora più complessa per chi si avvicina alla nuova lingua in età adulta.

Di fronte a queste difficoltà, il ruolo della scuola diventa centrale. È infatti soltanto attraverso lezioni strutturate e un insegnamento continuativo che è possibile accompagnare chi proviene da sistemi linguistici molto lontani dall’italiano verso una conoscenza solida e approfondita della nostra lingua, che consenta non soltanto di comunicare nella vita quotidiana, ma anche di studiare, lavorare, comprendere il funzionamento delle istituzioni e partecipare alla vita sociale e civile del nostro paese.

Va considerato che l’italiano, oltre a risultare difficile da apprendere per chi proviene da contesti profondamente diversi e distanti, come quelli legati a molte lingue asiatiche e arabe, presenta una complessità propria, frutto di una lunga e articolata evoluzione storica.

Come ha ampiamente documentato il linguista Gian Luigi Beccaria, l’italiano si distingue per una natura intrinsecamente complessa e per una forte strutturazione formale.

La nostra lingua scritta custodisce una secolare tradizione letteraria, che affonda le proprie radici nei capolavori del Trecento – le grandi opere di Dante, Petrarca e Boccaccio – e si sviluppa attraverso la letteratura dei secoli successivi.

È proprio questa nobile impalcatura a rendere l’italiano ricco di sfumature, ma, al tempo stesso, difficile da padroneggiare per chi proviene da un contesto culturale diverso.

L’integrazione linguistica è difatti un processo complesso che richiede un percorso articolato, capace di andare ben oltre la semplice acquisizione delle competenze necessarie alla comunicazione quotidiana.

Le prime fasi dell’apprendimento di una nuova lingua sono determinanti – ci dicono gli esperti; pertanto, è fondamentale sostenere gli immigrati fin dal loro ingresso nel nostro Paese. Ed è questo che la scuola italiana sta cercando di fare.

La mancanza di opportunità di integrazione e le difficoltà nel partecipare pienamente alla vita della comunità possono alimentare isolamento e diffidenza, fino a generare tensioni e forme di protesta che rischiano di indebolire il patto sociale.

L’esperienza delle banlieues francesi mostra quanto sia importante non sottovalutare questi fenomeni. In alcune periferie, il protrarsi nel tempo di condizioni di disagio sociale, povertà, marginalità territoriale e difficoltà di integrazione ha contribuito a creare situazioni di forte tensione, con conseguenze che, poi, hanno interessato l’intera comunità.

Per evitare che situazioni di questo tipo si consolidino, è necessario intervenire prima che il disagio si trasformi in una spirale difficile da interrompere, segnata dal progressivo peggioramento delle condizioni di vita.

È proprio per questo che bisogna partire dalla scuola.

Autore

  • Ivana Londero

    Ivana Londero

    Ivana Londero è docente di lingua inglese presso il Liceo Classico Europeo di Udine. Giornalista pubblicista, si occupa di divulgazione culturale e approfondisce temi legati all'educazione e alla scuola. È membro di Lettera 150, il think tank che promuove il confronto sui temi della scuola, della cultura e della società.

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