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FILI DE LE PUTE, TRAITE

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Oggi leggendo il nostro giornale sono di nuovo incappato in un articolo dell’ottimo Roberto Pecchioli intitolato “Volonta’ di impotenza” che ho molto amato dalla prima parola all’ultima.

Ormai sono ossessionato. È la terza volta in pochi giorni che prendo spunto da Pecchioli, ma cosa devo dire ho sempre trovato che scrivesse cose molto intelligenti, sincere e, francamente condivisibili e quando non le ho condivise l’ho scritto con pari sincerità perché Emet è il Sigillo di D-o.

Mi farò vedere da un bravo dottore.

Ma perché citare questo articolo se va tutto bene?

Perché non va tutto bene … a un certo punto Pecchioli “osa” scrivere: “Presto resterà solo da toglierci la pelle, scorticati come Marcantonio Bragadin.”

Quando ho letto questa frase la palpebra sinistra ha cominciato a muoversi da sola in un tic irrefrenabile (vedete che ho bisogno dello psichiatra?) e le mani sono si avventate sulla tastiera per scrivere questo pezzo ovvero.

L’articolo che ho pronto da anni ma che non dovevo mai scrivere

ovvero

la verità su di un paese fasullo popolato da una plebe irrecuperabile

ovvero

Meloni non è una plebea, è una popolana; la differenza si vede tutta

ovvero

da servi della gleba liberati (sdgl) a persone civili: un dramma manzoniano.

Andiamo con ordine, se possibile, in questo stream of consciousness che provo in questo momento.

Il mio povero papà, uomo di grande sensibilità e cultura che sin da giovanissimo aveva frequentato molti personaggi rimarchevoli, quando ero ragazzino mi portò alla Basilica di San Clemente al Laterano in Roma per impartirmi una lezione di storia. Giunti innanzi alla celebre iscrizione,

Sisinium: «Fili de le pute, traite».

Gosmarius: “Albertel, trai”.

Albertellus: “Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!”

Sanctus clemens: «Duritiam cordis vestris, saxa traere meruistis».

«Ecco», mi disse papà, «Qui c’è il segreto del perché gli italiani, come popolo, stato, istituzioni sono così disfunzionali. Nella prima iscrizione a noi nota in lingua volgare c’è, non a caso, la definizione di “fili de le pute”, cioè gente senza un passato, senza dignità, senza onore e senza futuro.” Bella anche la sferzante affermazione del Santo: “A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi.”

Non popolani, ma Servi Della Gleba Liberati (SDGL).

Voglio precisare che la definizione nulla ha a che vedere, in modo meccanicistico, con i lombi più o meno altolocati di provenienza.

Da ragazzino, negli anni ’70, mi ricordo bene di amici e parenti dotati di cognomi importanti, che correvano ad iscriversi a sinistra per paura del “sorpasso” del PCI.

SDGL anche quelli, anzi più degli altri, perché potevano scegliere diversamente.

Per rimarcare la differenza tra “noi” e “loro”, mio babbo poco dopo mi portò a Venezia, città di sua madre, alla Chiesa di San Giovanni e Paolo per farmi pregare sulla tomba di Marcantonio Bragadin ed ecco perché questo nome “proibito” dalla cultura dominante cattocomusocialmassopretesca ha funzionato come un trigger per farmi scrivere questo pezzo.

Venezia, la bellissima, la nobilissima, la coltissima, la raffinatissima di cui nessuno ha avuto voglia di parlare in modo serio sin dai tempi di Napoleone, lato artistico a parte, se non in modo superficiale o spregiativo, per paura dei paragoni nei quali tutti sono destinati a perdere rispetto alla nobiltà veneziana ed al suo intrepido popolo.

Pochissimi hanno esplorato la complessa società veneziana (basata su tre classi sociali principali e altre categorie giuridicamente rilevanti quali certi artigiani), ed il suo successo secolare come Dominate, internamente ed esternamente.

Marcantonio Bragadin fu un grandissimo eroe cristiano che si cantò da solo il miserere mentre il turco traditore lo faceva scuoiare vivo.

Cari pseudo artisti cattocomunisti, come penitenza per il denaro pubblico arraffato, dovreste essere condannati a fare un serial in 20 puntate su Famagosta e il Bragadin a vostre spese.

Turco traditore come Erdogan, come affermavano, senza dolersene troppo i russi in comunicato di qualche tempo, fa emesso dopo l’ennesima giravolta del presidente.

Dei turchi kemalisti, invece, ci si poteva fidare, perché quelli come Erdogan li facevano fuori.

I rivoluzionari erano ansiosi di aderire agli standards occidentali (quando ancora un po’ detti standards esistevano) ma per un leader islamico, di qualunque genere, la parola data ai non musulmani non vale nulla. È una forma moderna di taqiyya.

Eppure, Erdogan proprio in questi è tornato ad essere un beniamino della NATO. Non gli volterei la schiena però …

Tornando alla mia educazione, qualcuno potrebbe trovare snobistica l’opinione di mio padre.  Forse è così, ma i suoi argomenti erano molto solidi ed il suo amore per il popolo, non la plebe, profondo e sincero.

I suoi argomenti erano tanti e risultano ancora attuali.

Dall’invettiva del Conte Manzoni contro un popolo di servi espressa nel famoso coro dell’Adelchi, alle atrocità commesse dall’esercito sabaudo nel sud, trauma che, checchè se ne dica da parte di qualche storicuzzo, il sud non ha mai interamente superato.

Soprattutto quando si possa attingere non solo alle fonti storiche, ma anche ai ricordi di famiglia, visto che la “rivoluzione” nella nostra zona fu guidata dal bisnonno di mio papà e dal di lui genitore, quest’ultimo tra i fondatori dei Riti Forestali nel sud.

Vorrei anche sottolineare che, come spesso accadde al sud, la famiglia di questi “rivoluzionari” era antica e nobile, quindi non necessariamente tenuta a schierarsi dalla parte degli ultimi. Lo fecero puramente per amore degli ideali “moderni”.

Ma se le loro opinioni sul Re Borbone furono giustamente pessime, ben presto quelle sul re sabaudo non risultarono migliori.

Per darvi un’idea, un mio avo, prefetto in due province delle isole, andò nella tomba felice perché come più grande merito si attribuiva il fatto di essere riuscito ad evitare di dover far sparare sulla folla, come era normale ai tempi.

Non a caso, una parte rilevante dei maggiori laudatori del Risorgimento e dell’Italietta sabauda provengono tradizionalmente dalle schiere di quelli con le mani in pasta, dai collusi col potere, dei benpensanti ipocriti, dai furbastri e dai servi della politica. A questi sicofanti l’Italietta piace tanto perché legittima le loro malefatte e li ammanta di un’autorità che non gli spetterebbe.

Tornando alle fonti, mio babbo mi leggeva le impietose descrizioni di Stendhal sul fatto che solo a Milano, al tempo dei suoi viaggi in Italia, lo scrittore avesse trovato un po’ di borghesia colta; come già all’altezza di Bologna detta borghesia si fosse ridotta ad un esile gruppetto, per poi sparire, o quasi, in quel di Firenze. A sud della Toscana il diluvio.

Fallito il progetto degli Stati Uniti d’Italia, sul resto non c’è molto di bello da dire. Soprattutto sul piano militare …

Con l’unificazione apparve una classe politica che, con qualche rara eccezione, portò con la sua incuria ed avidità il paese alla tragedia del fascismo.

Vedi per referenza il Gattopardo.

Comunque, che piaccia o no, l’adesione al regime in molti casi fu la sconclusionata reazione dell’Italia “per bene” agli eccessi dei ladri al potere e alle violenze di sinistra (sulle quali, ovviamente si DEVE tacere, come sulle foibe).

Andate ad esaminare nei dettagli lo Scandalo della Banca Romana e ditemi, relativamente ad un’epoca ancora prude come quella, in quale altro paese sarebbe potuto accadere.

Poiché le banconote in doppia serie i delinquenti (più di 200 tra i nomi più famosi del regno) le fecero stampare in Inghilterra, le prese in giro degli albionici sull’argomento sono durate per più di un secolo.

E il cambialone alla Corona?

Ecco l’indicibile verità. Oltre a tutti gli altri orribili crimini commessi dal fascismo se ne deve aggiungere un altro, le cui ripercussioni soffriamo anche oggi.

Mi riferisco alla perdita di rappresentanza di gran parte della nobiltà/borghesia italiana che in buona fede si era affidata al regime e che, tradita e disillusa, si trovò poi a “dover” effettuare una scelta fasulla tra una delle due teste dello stesso mostro, cioè del cattocomunismo.

Risulta ovvio che nella vulgata cattocomunista ci si voglia dimenticare appositamente che il Gran Consiglio del Fascismo cacciò il Duce già dal 25 luglio del 1943 e lo fece arrestare.

Per sfortuna della destra, il MSI, nella sua evoluzione, fu molto più quello di Almirante che quello di Michelini, per cui la gran parte degli elettori missini votavano la fiamma turandosi il naso per mancanza di alternative.

Perché molti elettori di destra le follie dei repubblichini le sopportavano a malapena.

A peggiorare la situazione, ogni volta che si creò un’alternativa ai cattocomunisti, dall’Uomo Qualunque al PLI di Malagodi, i suddetti cattocomunisti terrorizzati e coalizzati riuscirono ad eliminarla.

Il martellamento sulla destra da parte della “bestia” cattocomunista ha coinvolto servizi deviati, giornalisti collusi, accademia fanatica etc.

E le loro schiere come erano composte? Pensate, ad esempio, ai tanti “mostri” della politica del sud, come quella siciliana che, malgrado tutto, ancora possiede un potere immenso …

Ecco, quindi, il grande segreto. Italia e popolo italiano restano, al 2025, in gran parte un progetto incompiuto.

Non mi fate retorica su eroi, gesti epici etc. in nome dell’Italia.

In famiglia abbiamo già dato abbondantemente …

Pensate, invece, alla gloriosa Prima guerra mondiale, alla percentuale abnorme di ufficiali italiani sparati alla schiena dalle loro truppe, tanto da dover sequestrare gli otturatori dei fucili ai soldati dopo gli scontri.

Pensate a Churchill e al suo sarcasmo sugli 80 milioni di italiani … 40 milioni di fascisti e 40 milioni di antifascisti.

C’è una ragione profonda per il continuo disservizio italiano, per l’inestinguibile spirito di illegalità, per i comportamenti di una pubblica amministrazione spesso vergognosa, per le facce di bronzo, per le ammucchiate, per i governi tecnici, per le presidenze omertose, per una cultura di livello infimo, ma ben orientata a ciucciare dalla materna mammella cattocomunista, o socialista, non cambia nulla.

La ragione è che manca un popolo coeso e che condivida un set preciso di regole di convivenza. Non c’è mai stato un giorno di San Crispino per l’Italia.

Né quello dell’Enrico V, né quello degli orgogliosi calzolai nel terzo atto dei Maestri Cantori di Norimberga.

Potremmo ripartire dalla grandezza spirituale degli stati preunitari.

Al contrario ogni anno esce un libro o un articolo di qualche cretino che vuole attribuire il merito della vittoria di Lepanto a qualcuno (papa, spagnoli, marziani) togliendolo a Venezia che in quell’evento bellico fu decisiva in tutto: numericamente, qualitativamente e tatticamente, perché senza le galeazze veneziane la formazione turca non si sarebbe mai scompaginata.

Lepanto un nome di cui molti si appropriano senza pagare il necessario tributo alla nobiltà veneziana che assicurò la vittoria cristiana.

I Barbarigo di quella generazione, ad esempio, morirono quasi tutti a Lepanto …

Tornando al nobile Marcantonio, un altro Bragadin, Alvise, nel 1550 stampò una nuova edizione della Mishneh Torah di Mosè ben Maimon (Maimonide) curata e commentata dal Rabbino Meir Katzenellenbogen, noto anche come Meir o Maharam (di) Padova, edizione che ebbe un grande successo così come quelle di altri fondamentali testi ebraici come lo Shulchan Aruch di Joseph Caro.

Un altro merito dei grandissimi veneziani.

E a noi cosa resta?

Resta questa borghesia compradora, questa pseudo classe dirigente, questa accademia sfondata che forma zombies creduloni (come i bocconiani che alle ultime elezioni avrebbero eletto a furor di popolo Calenda!), questa pubblica amministrazione rapace che restituisce poco o nulla.

Ma in Calabria o in altre parti del sud, con quale faccia lo stato chiede le tasse?

Che servizi rende per le tasse pagate?

Esaurita nel post-fascismo quel po’ di borghesia che si era faticosamente formata, sono rimasti in gran parte solo i SDGL, che sperano di arraffare qualcosa, che fanno i moralisti sempre con il portafoglio altrui, buonisti quando sono poveretti e ducetti quando hanno un minimo di potere.

Ma cosa dire di tutti questi pseudo artisti, ad esempio, che mettono abbondantemente le mani nella marmellata dei fondi pubblici, per poi tuonare contro il centro destra facendo i moralisti dal palcoscenico.

Che sfortuna che non siamo a Singapore ove sono in vigore le pene corporali …

Ci sono certo delle eccezioni. Pensate a Giorgia Meloni, che non nasce certo duchessa, però proviene da una città dove il nome del “Popolo Romano” è inciso sui tombini.

Un popolo che, avendo il Papa in casa, non ha mai avuto troppa paura del potere, né di quello vecchio, né di quello nuovo. Anzi, a volte il potere ha avuto paura di quella città dai mille segreti.

Popolo che ha una sua identità precisa, come testimoniano il Belli, il Trilussa, il maestro Trovaioli e tantissimi altri.

Che ha un’animaccia nera che nessun processo riuscirà mai a stroncare.

Giorgia Meloni ha dimostrato cosa significhi venire dal popolo, invece che far parte di una plebe, che va illusa, divertita e completamente ingannata su tutto il resto.

In primis da ogni parte si condanni il tratto primario del SDGL, la prostituzione.

Il Servo della Gleba Liberato non prova alcuna remora nel prostituirsi, fisicamente, moralmente, spiritualmente e, soprattutto, intellettualmente.

Con il suo inesauribile revanscismo, la sua fame inestinguibile, la sua smania incommensurabile di essere riconosciuto, visto, osannato, il SDGL ha un senso d’integrità così piccolo da non riuscire a riempire neppure la pochette di Giuseppi.

Questa tendenza deve essere combattuta in modo bipartisan, ma la vedo dura.

Oltre a ciò, per creare un popolo bisogna ritrovare il rispetto dei valori fondamentali che restano quelli di sempre: D-o, patria e famiglia.

D-o sia meglio servito dai suoi cosiddetti, rappresentanti che negli ultimi anni hanno fatto, dal più elevato in giù, un pessimo lavoro.

Ma come si fa a trasformare definitivamente la CEI nella segreteria del PD come ha fatto Zuppi con il suo vice di Modena e pensare che questo sia servire il Signore?

Speriamo che questo nuovo pontefice li rimetta in riga.

La patria? La smetta di essere matrigna ed usi tutte le sue armi per portare tutta la Pubblica Amministrazione (Magistratura compresa) a livelli accettabili.

In altre parole, ritorni credibile.

La famiglia? Nel silenzio più totale, a parte gli insulti al “fascista,” l’Ungheria di Orban ha fatto delle politiche di grande successo nel sostenere la famiglia.

Se non siete originali almeno siate bravi a copiare.

Per finire Roberto Pecchioli parla di “Per farci accettare il destino trans e postumano deciso da folli scimmie di Dio, tutto viene rivestito dall’aura nobilitante dell’avanzamento di civiltà.”

Quel richiamo alle “scimmie di Dio” mi ha fatto venire in mente un capolavoro poco praticato in Italia.

Mi riferisco a “La scimmia e l’essenza,” romanzo distopico del 1948 del premio Nobel Aldous Huxley.

Certo per molti anni in Italia si leggevano prevalentemente porcherie catto-social-comuniste e si andava in cattedra con quelle stesse idiozie.

Gli Inglesi ci hanno sempre contato.

Aldous, fu fratello di Julian, il biologo eugenista per molti anni tra i capi e soprattutto, uno dei sommi ideologi dell’allegra combriccola che manda aventi l’Occidente (Trump permettendo) e che ha deliberatamente prodotto gli scempi di cui giustamente si lagna Pecchioli.

Julian fu una delle menti che crearono la matrice culturale delle istituzioni internazionali, per prima dell’UNESCO.

Certo in Italia si è sempre preferita la versione semplificata del pensiero di Aldous, il famoso “1984” di Orwell, grande ammiratore proprio di Huxley. Peccato che della “Scimmia e l’essenza” non ne esista una versione a fumetti, più consona alla mentalità dei SDGL.

Scrisse Aldous ad Orwell il 21 ottobre 1949:

“Credo che entro la prossima generazione i governanti del mondo scopriranno che il condizionamento infantile e la narcoipnosi sono strumenti di governo più efficaci delle mazze e delle prigioni, e che la brama di potere può essere soddisfatta altrettanto completamente suggerendo alle persone di amare la loro servitù piuttosto che frustandole e picchiandole per costringerle all’obbedienza. In altre parole, ritengo che l’incubo di 1984 sia destinato a trasformarsi nell’incubo di un mondo più simile a quello che ho immaginato in Brave New World. Il cambiamento sarà determinato dalla necessità di una maggiore efficienza. Nel frattempo, naturalmente, potrebbe scoppiare una guerra biologica e atomica su vasta scala, nel qual caso avremo incubi di altro tipo, difficilmente immaginabili.”

Ma torniamo al nostro argomento. Aldous fu sempre ambiguo nei confronti degli ambiziosi piani del suo gruppo, in quanto egli era sommamente scettico nei confronti dello stato/dio e non pensava che i sogni globalisti del fratello e dei suoi compagni di merende avrebbero portato ad alcun miglioramento sotto questo profilo.

Ecco perché in quel suo romanzo post secondo conflitto mondiale scrive:

“Ma dal Partenone e dal Timeo una logica speciosa conduce alla tirannia che, nella Repubblica, è considerata la forma ideale di governo. Nel campo della politica l’equivalente di un teorema è un esercito perfettamente disciplinato; di un sonetto o di un quadro, uno Stato di polizia sotto una dittatura. Il marxista si definisce scientifico e a questa affermazione il fascista ne aggiunge un’altra: egli è il poeta – il poeta scientifico – di una nuova mitologia. Entrambi sono giustificati nelle loro pretese, poiché ciascuno applica alle situazioni umane le procedure che si sono dimostrate efficaci in laboratorio e nella torre d’avorio. Semplificano, astraggono, eliminano tutto ciò che, ai loro fini, è irrilevante e ignorano tutto ciò che decidono di considerare non essenziale; impongono uno stile, costringono i fatti a verificare una loro ipotesi preferita, gettano nel cestino della carta straccia tutto ciò che, a loro avviso, non raggiunge la perfezione. E poiché agiscono così come buoni artisti, pensatori sensati e sperimentatori collaudati, le prigioni sono piene, gli eretici politici sono ridotti a schiavi e lavorano fino alla morte, i diritti e le preferenze dei singoli individui sono ignorati, i Gandhi vengono assassinati e dall’alba al tramonto un milione di insegnanti e giornalisti proclamano l’infallibilità dei capi che in quel momento si trovano al potere.”

Per concludere. Un popolo è formato di persone. Per formare le persone si deve fare in modo che l’individuo apprezzi sia l’esprit de géométrie che l’esprit de finesse, come avveniva durante il Rinascimento, epoca felice per l’Europa.

Questo richiamo risulta perfettamente in linea con la tradizione giudaico cristiana.

Nell’albero Sefirotico, infatti, ciò avviene mediante l’interazione tra Chokmah e Binah che porta a Daat, la conoscenza.

Il continuo deliberato disprezzo imposto dalla pseudocultura moderna, della parte spirituale dell’uomo, cui si era (è?) piegata anche la Chiesa, trasformata in ospedale da campo, ha sostituito alla contemplazione dell’Uno quella nei confronti di idoli vuoti, vitelli dorati che nichilisticamente distruggono tutto.

Come scrive Huxley nel romanzo citato: “La creatura che sta in piedi, con il volto rivolto verso il cielo e le mani protese verso le stelle, è l’essere più divino.”

Un saluto e un bacio a tutti.

Autore

  • Redazione

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