
di Sergio Restelli
Una Riflessione sull’egoismo, il consumismo e l’individualismo
Ogni giorno mi rendo conto di più di come anche nel mio quotidiano sia facile cadere nella trappola del “più possediamo, più siamo felici”. Ma la voce di Papa Francesco attiva e scuote questo pensiero, presente ma quasi sopito: nel cuore del nostro mondo c’è una “offerta di consumo” opprimente, che finisce per generare una “tristezza individualista”.
Queste parole, dell’Evangelii Gaudium, descrivono bene il senso di vuoto che provo quando l’affermazione di sé e la rincorsa ai piaceri superficiali rischiano di chiudere il cuore. Mi chiedo: a che serve accumulare beni e comodità se diventiamo «persone sazie, sole e infelici»? In cuor mio sento l’ammonimento del Papa: il vero problema non sono le persone che nascono o i figli che non riusciamo ad avere, ma l’egoismo, il consumismo e l’individualismo che riempiono le nostre case di oggetti e le svuotano di figli. È come se avessimo riempito la dispensa, il guardaroba e lo smartphone di tutta la gratificazione possibile, eppure restassimo affamati di amore, di prossimità, di futuro comune.
Guardo intorno a me esempi concreti di questi mali: nel traffico, ognuno ostenta il proprio Suv e fretta, incapace di dividere il proprio spazio con il pedone di turno; nei negozi, vedo file di persone concentrare i propri pensieri su una nuova offerta, mentre qualcuno in difficoltà resta invisibile. Anche nei miei gesti so di aver detto no a chi mi chiedeva aiuto perché “era un’incombenza in più” o perché preferivo proseguire il mio cammino sicuro. Papa Francesco descrive questa tempesta dentro di noi: «l’individualismo consumista provoca molti soprusi. Gli altri diventano meri ostacoli alla propria piacevole tranquillità».
Quante volte ci ritroviamo a pensare che chiedere aiuto sia un fastidio, che la presenza di un fratello o una sorella tra i piedi sia un disturbo da evitare! Ciò accade soprattutto nei momenti di crisi, disastri naturali, povertà, guerre, quando emerge lo spirito del “ognuno si salvi da sé”. Allora le nostre relazioni diventano brusche, aggressive, e cominciamo a trattare il prossimo come un concorrente o un intralcio.
Mi colpisce come il Papa abbia sottolineato nei suoi discorsi più recenti questo pericolo: «gli altri, le persone che ci circondano, vengono percepite come ostacoli alla nostra comodità. Gli altri ci “scomodano”, ci disturbano, ci tolgono tempo e risorse per fare quello che ci piace». Una frase così semplice, ma che sento vera ogni volta che scelgo la strada più facile, la persona meno bisognosa, il problema da aggirare.
Eppure so che la vita cristiana non è fatta per chiudersi in sé: il Vangelo ci sollecita ad avere un cuore comodo per gli altri. In questo senso, le parole di Papa Francesco nell’Enciclica Dilexit nos mi hanno scosso: diventare «consumisti insaziabili e schiavi degli ingranaggi di un mercato a cui non interessa il senso della nostra esistenza» significa perdere di vista la bellezza profonda delle cose. Viviamo di corsa, spesso senza sapere il perché, come se la vita fosse solo un rincorrersi di bisogni. Eppure, dentro ciascuno di noi (me compreso) c’è una parte che desidera uscire da questa impasse, che sogna di donare anziché possedere. Come si può valutare l’insegnamento del Papa? Mettendolo in pratica? Poiché la soluzione spirituale richiede un cambio di rotta: spostare il cuore da ciò che vogliamo “io” a ciò di cui ha bisogno il mondo. Laudato si’ ci sollecita a «passare dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere».
Queste parole risuonano nella mia vita: mi ricordano che un piccolo gesto, il rinunciare a qualcosa di superfluo per donarlo a chi è nel bisogno sia un modo concreto di amare. Ad esempio, in famiglia ci siamo impegnati a un Natale più sobrio: riducendo la spesa per regali inutili, abbiamo potuto sostenere una parrocchia povera, regalando non solo cose ma speranza. Anche i piccoli impegni quotidiani contano: cedere il proprio posto in bus, ascoltare un amico anziano, scegliere prodotti solidali, piuttosto che comprare l’ennesimo gadget all’ultimo grido.
Ho imparato a valutare la connessione tra questo stile di vita e il nostro pianeta. Papa Francesco ricorda che il nostro stile di consumo sfrenato ha superato i limiti della Terra, come riporta Laudato si’: il ritmo di consumo e spreco è insostenibile e «può sfociare soltanto in catastrofi. Anche scelte quotidiane come sprecare cibo o elettricità non sono neutrali: «sprechiamo un terzo degli alimenti che produciamo», osserva la sua enciclica, e «il cibo che si butta via è come se lo si rubasse dalla mensa dei poveri». Davanti a certi numeri mi sento chiamato alla conversione: non può più essere normale comprare e poi buttare via, accumulare e poi abbandonare. Cresce in me il desiderio di una ecologia integrale che parta dal mio cuore: imparare a mangiare in modo sobrio, a viaggiare in modo sostenibile, a generare meno rifiuti – tutto questo è parte del combattere l’egoismo e il consumismo.
Infine, proprio in questo contesto rivedo la bellezza di vivere in comunità e fraternità, come suggerisce l’Enciclica Fratelli Tutti. Il Papa ribadisce che l’individualismo radicale non può creare un mondo migliore, poiché «la mera somma degli interessi individuali» non genera il bene comune. Ce lo insegna anche Gesù con l’esempio del Buon Samaritano: anche quando costa fatica, amare e farsi prossimi trasforma la solitudine in fraternità. Sono convinto che riscoprire la gentilezza sia la strada maestra per uscire dall’indifferenza: come ricorda sempre Francesco, «è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza» anche nel mondo di oggi. Persone comuni, che con piccoli gesti quotidiani diventano «stelle in mezzo all’oscurità”, mi incoraggiano: bastano una parola gentile, un sorriso inaspettato, l’ascolto sincero per spezzare la solitudine.
In definitiva, il cammino è faticoso ma possibile. Papa Francesco mi guida a riscoprire che la gioia vera nasce dal cuore capace di donarsi. Smontare l’egoismo, il consumismo e l’individualismo significa valorizzare ogni relazione, ogni bambino, ogni creatura come dono, e questa scelta di amore arricchisce la vita. Alla fine, valutando le parole del Papa e le convinzioni del Vangelo, la mia riflessione personale si tradurrà in un impegno concreto: vivere con meno per dare di più, abbassare la voce dell’io per alzare il coro dell’noi.





