Qualche dato per riflettere sull’imminente voto per il referendum sulla giustizia
Alle ultime elezioni del Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) il risultato è stato il seguente:
Magistratura Indipendente: 2.065 voti, 11 seggi
Area Democratica per la Giustizia: 1.803 voti, 9 seggi
Unità per la Costituzione (Unicost): 1.560 voti, 8 seggi
Magistratura Democratica: 1.081 voti,
6 seggi
Articolo 101: 304 voti,
2 seggi
Totale voti espressi: circa 6.800 per 36 seggi.
Tenete bene in mente, questi numeri.
In Italia i magistrati sono circa 9.600, gli iscritti all’ANM 9.000, mentre gli iscritti effettivi alle correnti sono poco più di 2.000.
Tre magistrati su quattro non appartengono ad alcuna corrente. Eppure le correnti controllano la rappresentanza interna della categoria.
Decidono le candidature, gestiscono le nomine, orientano le carriere.
E funzionano esattamente come i partiti politici che i magistrati amano di tanto in tanto stigmatizzare.
Nel 2019 lo scandalo Palamara squarcia il velo. Un trojan sul suo cellulare registra tutto. Emerge la cena all’hotel Champagne di Roma: Palamara, cinque consiglieri del CSM e due parlamentari, Luca Lotti e Cosimo Ferri, riuniti per decidere chi doveva guidare la ambita e decisiva Procura di Roma.
Nel libro – confessione scritto con Alessandro Sallusti, “Il Sistema”, Palamara è esplicito: dietro ogni nomina c’è un patteggiamento tra correnti, membri laici del CSM e referenti politici. Non è l’eccezione, è la regola.
Nelle chat sbobinate compaiono circa 700 magistrati. Colleghi che chiedono favori, segnalano candidature, trattano le nomine come poltrone di partito.
Arrivano messaggi come:
– “Tutto procede bene”;
– “Ti chiamo dopo il plenum”;
– “Ho subito un’ingiustizia dai napoletani”;
– “Quelli non rispettano l’accordo, non mi fido”.
Le Procure più importanti e i tribunali prestigiosi assegnati dopo accordi riservati.
Carriere costruite o distrutte con un messaggio su WhatsApp.
Palamara viene radiato.
I cinque consiglieri del CSM presenti alla cena vengono sospesi per qualche mese.
Gli altri 700 restano al loro posto.
Cosimo Ferri, coperto dallo scudo parlamentare, non subisce alcuna conseguenza disciplinare e nel 2026 rientra in magistratura come giudice a Roma, ironia della sorte, lo stesso tribunale di cui voleva scegliere il procuratore per la sua corrente.
Le correnti occupano i vertici dell’ANM e del CSM, oltre alle sedi apicali e agli incarichi prestigiosi o più remunerativi per visibilità ed emolumenti.
Lo scandalo più grande non è che Palamara facesse quello che faceva. È che lo facesse in così buona compagnia.
Una compagnia tutt’ora al lavoro, alacremente, come dimostra il lungo braccio di ferro per le Procure di Perugia, Taranto e Lecce, o quelle per le nomine nella V Commissione (quella che esamina le candidature).
Come non pensare che un Sì cancelli questo mercato indecoroso.





