
di Antonio Foccillo
Negli ultimi giorni tutti i commentatori politici stanno affrontando nei loro discorsi l’ultimo conflitto quello fra Israele/Iran che rischia di avviare un’escalation per una probabile guerra nucleare. Ci si fermerà prima del giorno finale e l’umanità riuscirà a uscire da questa spirale di distruzione di massa?
Questo quesito è sempre più attuale per effetto dell’aggressioni da parte di alcuni Stati ad altri, violando le regole del diritto internazionale. Sembra che nelle questioni internazionali esista solo il conflitto: Guerra, Guerra, Guerra. Questo è il principio che si sta imponendo nel mondo.
Il problema di fondo è che si tende, nelle valutazioni degli accadimenti, a confondere l’aggressore con l’aggredito e anche se possono esserci motivazioni accettabili per farlo, comunque non si può mai giustificare l’opera di chi aggredisce.
Nessuno però si domanda dietro a questa situazione quale società si voglia rappresentare e quali valori la sottendono e soprattutto come dirimere questioni che contrappongono gli interessi fra Stati.
Stiamo vivendo tempi molto difficili e preoccupanti. Le lacerazioni esistenti all’interno di molti Stati e fra essi, con la guerra, ma anche gli sfruttamenti, la miseria, la povertà, l’emarginazione hanno allontanato dalle società tre valori fondamentali: libertà, uguaglianza e fratellanza.
Di fronte a tutto questo possono ancora essere rilanciati? Se lo si vuole fare è innanzitutto necessario riportare a ogni passo l’uso della ragione ed è necessario ripristinare le regole di una civile convivenza, cioè la diplomazia, il rispetto dell’altro e la mediazione.
È un periodo di profonda insicurezza e di incertezza, dobbiamo ricreare con l’impegno di noi tutti, di nuovo condizioni perché alla paura si possa sostituire la fiducia nel domani.
Non voglio parlare dell’ultima guerra, in particolare nello specifico di quella Israele/Iran con il conseguente attacco degli Stati uniti e la reazione dell’Iran verso le basi americane. Il nostro direttore e i vari articoli l’hanno affrontata quotidianamente, analizzandola da tutti i punti vista e soprattutto descrivendo tutti i termini della questione. Per questo, umilmente, voglio affrontare il tema in generale, sperando di non passare per uno fuori dal mondo.
Quello che maggiormente preoccupa è che le dispute e le rivendicazioni fra Stati sono quasi tutte alimentatrici di conflitto. Mentre le popolazioni, quella che soffrono lutti e sacrifici, vogliono la pace e desiderano vivere la loro vita serene, senza paure del domani. Ma sono anni che purtroppo si vive nella paura.
Eppure il rullo dei tamburi di guerra, sempre più roboanti e resistenti continuano e ci annunciano il declino della tolleranza, dell’uguaglianza e della fratellanza e dell’umanità.
La guerra con la sua violenza distruttrice che genera, paura e tanta sofferenza, ha riportato indietro l’umanità nel periodo dell’oscurantismo, ed ha fatto prevalere il silenzio della morte e la perdita della speranza di un futuro migliore.
Questo sempre per la pazzia dell’uomo alla ricerca della sopraffazione sull’altro, che ha prodotto un enorme numero di morti in tutto il mondo. Negli ultimi tempi si sono così scatenate inaspettate le guerre con il loro carico di violenze, aberrazioni, lutti e con un’escalation di pericoli per il fatto che nel mondo predomina la voglia di ristabilire una nuova egemonia delle potenze e super potenze.
I buoni propositi non sono più sufficienti: al tempo dei conflitti e delle divisioni dobbiamo contrapporre il tempo delle azioni concrete: fare ciò che è possibile e anche di più,
in quanto i principi di giustizia, di uguaglianza e solidarietà, di coesione, del diritto internazionale, sono ormai superati. E a volte anche lamentarsi delle aggressioni non riscuote nessuna considerazione.
La rivoluzione neo conservatrice, con il predominio della finanziarizzazione dell’economia aveva già dato il primo scossone ai principi delle democrazie europee, alle quali si è sottratta gran parte della loro forza economica ma anche della consapevolezza dei loro valori ideali.
La tolleranza, la libertà, l’uguaglianza, la fratellanza, il libero arbitrio, la cooperazione, la laicità e la democrazia liberale, il lavoro come forma di emancipazione, autodeterminazione e libertà, hanno dato vita in passato a grandi cambiamenti nelle società, rendendole partecipate e democratiche.
Coloro i quali negano questi principi e affermano viceversa l’aggressione e il ricorso alle armi per farsi una presunta “giustizia”, devono essere messi al bando dalla società, come pure coloro che vogliono imporre un nuovo ordine mondiale.
La conclusione, al di là delle tante belle parole che troppo spesso diciamo, ma troppo spesso dimentichiamo, è racchiusa e riassunta in due punti: occorre studiare bene la storia, le sue parti nobili e quelle meno nobili, per ritrovare un insegnamento per i suoi nuovi precetti per la convivenza civile e aggiungendo l’obbligo dell’obbedienza alla legge naturale, intesa soprattutto come lotta a ogni forma di sopruso.
Se vogliamo dare un futuro all’umanità, bisogna sconfiggere gli oligarchi che stanno distruggendo tutti i valori e i diritti che a fatica nel Novecento si erano affermati, sconfiggendo nazismo e il fascismo. Bisogna cambiare e cambiare, soprattutto, la capacità di chi governa di svincolarsi dalla logica di sopraffazione e ritornare a una piena solidarietà e cooperazione.
C’è bisogno che anche le società civili, l’intellighentia, la cultura, devono uscire da questa morta gora e battersi per rilanciare i valori essenziali e formare così l’opinione pubblica in modo che possa sconfiggere i nuovo tiranni e ridare così ai popoli un nuovo umanesimo. Non è Utopia! Ma anche se lo fosse, a volte l’Utopia può smuovere anche le montagne. Ci continuo a sperare!





