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Conflitto in espansione in Medio Oriente: riunione dei Ministri ASEAN

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L’appello per la pace

I Ministri degli Esteri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) si sono riuniti virtualmente, venerdì 13 marzo 2026, per affrontare il conflitto in rapida espansione in Medio Oriente e hanno lanciato un appello unanime per l’immediata cessazione delle ostilità, poiché la crisi sta iniziando ad avere un impatto significativo sulla sicurezza energetica e sulla stabilità economica della regione.

La riunione speciale, convocata dalle Filippine in qualità di Presidente di turno dell’ASEAN per il 2026, è stata proposta dalla Thailandia ed ha riunito i massimi diplomatici del blocco di 11 membri per discutere della situazione in escalation e coordinare una risposta collettiva.

L’urgenza dei colloqui riflette la grave preoccupazione nel Sud-est asiatico per il conflitto, che segue i recenti attacchi che hanno coinvolto Israele, Stati Uniti e Iran, e che ora ha coinvolto diverse nazioni del Golfo.

Il Ministro degli Esteri filippino Maria Theresa “Tess” Parreño Lazaro, che ha presieduto la riunione virtuale, ha espresso seria preoccupazione per la situazione in Medio Oriente e per le sue ripercussioni nella regione accentuando l’importanza di una cessazione immediata delle ostilità ed esortando tutte le parti a esercitare la massima moderazione.

I Ministri hanno anche sottolineato la necessità di risolvere le divergenze attraverso la diplomazia e il dialogo, rispettando il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.

L’ASEAN ha espresso profonda preoccupazione per le ripercussioni economiche del conflitto in Medio Oriente, in particolare per il settore energetico.

La regione dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente, e qualsiasi interruzione della fornitura potrebbe avere gravi conseguenze per le sue economie.

L’ASEAN ha esortato tutte le parti a garantire la continuità delle forniture energetiche e a lavorare per una risoluzione pacifica del conflitto.

L’Organizzazione ha anche sottolineato l’importanza di affrontare le cause del conflitto alla radice e di promuovere la pace e la stabilità a lungo termine nella regione esprimendo la sua disponibilità a sostenere gli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto e contribuire alla ricostruzione e allo sviluppo della regione.

Al di là della retorica diplomatica, le discussioni a porte chiuse si sono concentrate segnatamente sulle ripercussioni concrete e crescenti per il Sud-est asiatico.

Il conflitto ha di fatto portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, un punto di strozzatura cruciale attraverso il quale transita una parte significativa del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiali, facendo schizzare i prezzi del Brent, benchmark globale, verso i 100 dollari al barile.

Per l’ASEAN, blocco fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio, ciò rappresenta una minaccia diretta e pericolosa.

“L’escalation del conflitto ha generato ripercussioni economiche più ampie al di fuori della regione, in particolare attraverso l’accresciuta volatilità dei mercati energetici globali e l’interruzione delle principali rotte marittime e delle catene di approvvigionamento”, hanno osservato i Ministri in una dichiarazione avvertendo che tali interruzioni stanno già portando a un aumento dei costi di trasporto, assicurazione e logistica nonché contribuendo alle pressioni inflazionistiche su energia, cibo e altri beni essenziali.

Il Ministro degli Esteri vietnamita Le Hoai Trung ha sottolineato che “resilienza e sostenibilità sono fattori chiave” esortando l’ASEAN ad attuare efficacemente gli impegni concordati per rafforzare l’integrazione economica intraregionale e garantire la sicurezza energetica.

L’incontro non si è limitato a esprimere preoccupazione, ma ha mirato anche a tracciare una strada da percorrere.

Il Ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow ha proposto tre misure concrete che utilizzano i meccanismi ASEAN esistenti:

1. Rafforzare l’assistenza consolare attraverso un maggiore coordinamento tra le ambasciate ASEAN in Medio Oriente per prepararsi alla potenziale protezione ed evacuazione dei cittadini ASEAN.

2. Migliorare l’attuazione pratica dell’Accordo quadro ASEAN sulla sicurezza petrolifera per proteggere il blocco dagli shock energetici.

3. Accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e alternative per ridurre la dipendenza a lungo termine della regione dai combustibili fossili provenienti da aree instabili.

Queste proposte sono state ribadite in una riunione parallela dei Ministri dell’Economia dell’ASEAN, che hanno sottolineato l’importanza di diversificare le fonti energetiche, anche attraverso i biocarburanti e le energie rinnovabili, e di rafforzare la cooperazione regionale sulle riserve energetiche.

Un’altra preoccupazione fondamentale è stata la sicurezza dei cittadini ASEAN nelle aree colpite dal conflitto. I Ministri si sono impegnati a fornire assistenza di emergenza e protezione consolare, con Paesi come il Vietnam che hanno confermato che le loro ambasciate in Medio Oriente sono in stato di massima allerta e pronte ad assistere non solo i propri cittadini, ma anche quelli degli altri Stati membri dell’ASEAN in difficoltà.

Pur invocando la pace, diverse nazioni asso hanno già iniziato ad attuare misure interne per mitigare le conseguenze economiche. Le Filippine hanno introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni per i dipendenti pubblici, la Thailandia ha incoraggiato i funzionari del settore pubblico a lavorare da casa e il Vietnam ha esortato le aziende ad adottare modalità simili nell’ambito di più ampi sforzi per il risparmio energetico.

Poiché il conflitto non mostra segni di attenuazione, l’ASEAN ha segnalato la sua intenzione di mantenere un fronte unito. Il Segretario Lazaro ha rivelato che il blocco ha già avuto colloqui con i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) per affrontare la crisi.

Il messaggio principale emerso dai colloqui urgenti di venerdì è stato chiaro: in un mondo profondamente interconnesso, un conflitto a migliaia di chilometri di distanza rappresenta una minaccia diretta alla pace e alla prosperità del Sud-est asiatico.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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