
di Paolo Falconio
Member of the Consejo Rector de Honor and lecturer at the Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)
Presupposto di questa analisi è che nè Israele, nè gli USA usino armi atomiche, anche a basso potenziale per annientare ogni capacità iraniana, cosa che aprirebbe scenari da brividi.
Ho scritto recentemente che la pace potrebbe essere il vero fattore di sicurezza per Israele e forse per un nuovo Iran. Un nuovo Iran che non va confuso con un Iran filo occidentale, ma magari che non abbia più i caratteri dell’ odio per lo Stato ebraico.
Sarà un processo lungo e non privo di frizioni perché la geografia li mette in competizione e il sentimento di identità Nazionale dei due popoli li porterà sempre a giocare una partita a scacchi sullo scenario medio orientale. Per inciso l’ idea di piazzare il figlio del vecchio Scià in un possibile nuovo governo è del tutto peregrina e tipica di chi vive in un mondo a parte. Sono i popoli a scegliere, soprattutto se si tratta di propoli con vocazione imperiale. La Storia dovrebbe insegnare qualcosa.
È noto a tutti che la garanzia di ultima istanza per Israele sono e rimangono gli Stati Uniti, ma al contempo quest’ ultimi sono ben coscienti dei pericoli di un’azione militare su larga scala contro l’Iran. Questo credo sia il motivo per il quale l’ amministrazione Trump vuole una pace in questa parte del mondo, che tra l’altro non rappresenta la sua priorità. Ma questa pace per essere tale deve contenere quell’elemento di sicurezza necessario per Israele. E una pace con questi elementi passa anche per la Russia che torna ad essere attore non più regionale (e forse non lo è mai stato). Passa per la Russia perché il programma nucleare iraniano è figlio del programma russo e pertanto solo la Russia potrebbe garantire che Teheran tenga fede ai suoi impegni. Anche perché non è così sicuro che il bombardamento americano abbia davvero compromesso seriamente tutte le capacità nucleari iraniane. Tenete presente che bastano 20kg di uranio arricchito al 90% per avere materiale fissile sufficiente alla costruzione di nove testate atomiche. Una quantità occultabile ovunque. In ogni caso per fare questo USA e Russia dovrebbero trovare un luogo di confronto e una politica estera affidabile che dia garanzie reciproche nel tempo.
Tutto semplice? Affatto, gli USA si sono ritirati unilateralmente dai colloqui per la normalizzazione dei rapporti con la Russia. Ci sono forze che non vogliono una Russia protagonista e lobby che vorrebbero mettere le mani sul petrolio iraniano. Tutto ciò si trasforma in forti pressioni sulla presidenza. D’altra parte l’Iran è parte fondamentale in uno scenario mondiale che contrappone una parte di mondo a guida Sino Russa e gli USA con i loro alleati. Inoltre Putin gioca la sua partita con lucida spregiudicatezza e potrebbe tessere una tela in cui impegnare/impelagare gli Stati Uniti. Una tela che potrebbe essere tessuta nel silenzio anche dalla Cina. Non è una partita locale e pensarla come tale è una sciocchezza.
Tuttavia seppur fragili le speranze di una pace permangono. Da parte iraniana la maggiore garanzia proviene dal fatto che la leadership non è mai stata così debole e lotta per puntellare il proprio potere.
Da parte Israeliana anche Nethanyau è cosciente che Trump gli ha lanciato un salvagente politico che non si può permettere di non afferrare. Israele ha iniziato questa guerra con due obiettivi il principale era annientare il programma nucleare iraniano, in subordine un cambio di regime in Iran. L’ impossibilità a conseguirli li avrebbe portati ad una sconfitta strategica che gli USA non avrebbero mai potuto permettere. Politicamente una situazione non semplice per il premier Israeliano anche perché l’ opinione pubblica vorrebbe vedere l’Iran spianato.
Insomma un panorama ancora troppo fluido per essere sicuri della pace. Se la tregua dovesse saltare il rischio escalation sarebbe notevole.
In questo contesto l’ Europa, o una parte di essa, assomiglia al “Mercante di Venezia” ed è incarnata da Merz che si profonde in accuse e strali sull’oscurantismo iraniano, salvo la Germania essere la prima per interscambi economici. Ipocrisie a parte l’ Europa non c’è, non conta e nei telegiornali stranieri è menzionata con sarcasmo o malcelata ironia. Trump è stato chiaro: solo io posso fare la pace. Ed è la verità, anche se parziale, perché Israele segue gli USA, mentre la Russia tiene i fili del programma nucleare iraniano ed è l’interlocutore con cui Trump o meglio gli USA devono parlare. In difetto il cessate il fuoco potrebbe durare molto poco e l’Iran potrebbe divenire per gli USA una Ucraina a parti invertite, posto che Pakistan e Cina, oltre che alla stessa Russia, stanno già rifornendo la Repubblica Islamica.
Come ho scritto la guerra è un partita mortale perché né Israele, nè gli USA per incapacità o mancanza di volontà vogliono invadere l’Iran e il controllo dei cieli non basta per vincere le guerre. La pace però avrà un prezzo alto, perché alla fine sarà Mosca a garantire Israele dal pericolo più letale che lo Stato Ebraico abbia mai affrontato e anche se i rapporti israelo russi sono buoni, Putin chiederà agli USA una contropartita adeguata.
In questo gioco mortale di amicizia e tradimento, non ci sono regole e il più scaltro otterrà il miglior vantaggio.





