Sottomarini, fondali e accessi strategici nel confronto per Taiwan
La notizia è stata pubblicata il 15 ottobre da Channel News Asia per riportare l’attenzione su un arcipelago che, per gran parte dell’opinione pubblica europea, rimane pressoché sconosciuto: le Batanes, provincia più settentrionale delle Filippine, situata a meno di 200 chilometri da Taiwan.
Un territorio periferico per dimensioni demografiche ed economiche, ma collocato in uno dei passaggi marittimi più delicati dell’Indo-Pacifico, dove la geografia insulare si intreccia con la competizione navale, la sicurezza delle comunicazioni sottomarine e gli equilibri militari fra Cina, Stati Uniti, Giappone e Filippine.
L’approfondimento di Channel News Asia individua proprio nella posizione dell’arcipelago, nelle crescenti tensioni marittime e nel rafforzamento dei rapporti militari fra Manila, Washington e Tokyo le ragioni della sua nuova centralità strategica.
L’attenzione internazionale è stata riaccesa da un episodio verificatosi il 1° ottobre, quando la guardia costiera filippina ha contestato la presenza della nave da ricerca cinese Jia Hai Ke 7, rilevata nei pressi di Itbayat, nell’area economica esclusiva delle Filippine.
Manila ha sostenuto che l’unità stesse svolgendo attività di ricerca scientifica marina senza autorizzazione, mentre Pechino ha affermato che la nave operava normalmente in acque sottoposte alla propria giurisdizione.
La guardia costiera cinese è intervenuta durante il confronto fra le due unità. La nave da ricerca ha successivamente abbandonato la posizione nella quale era rimasta per diversi giorni.
L’episodio, documentato anche da Reuters, ha riportato al centro dell’attenzione una zona nella quale la presenza marittima cinese si intreccia con le preoccupazioni filippine per la sovranità e la sicurezza delle proprie acque.
Il dato da non trascurare è che, mentre l’attenzione internazionale si concentra prevalentemente sullo Stretto di Taiwan e sulle esercitazioni militari cinesi, una parte decisiva della competizione si sviluppa negli spazi circostanti, là dove si determinano le possibilità di accesso, movimento, sorveglianza e interdizione delle forze navali.
Le Batanes consentono di osservare questa dinamica da una prospettiva diversa, non quella del territorio conteso in senso convenzionale, ma quella di un arcipelago collocato in prossimità di una direttrice attraverso cui si articolano gli accessi al Pacifico occidentale.
Le Batanes comprendono dieci isole e, ancora una volta, torna il concetto che le isole decidono il mondo, perché tre isole sono abitate, ma la loro importanza, non si misura attraverso la popolazione, la superficie o il peso economico, bensì attraverso la posizione geografica rispetto allo Stretto di Luzon e al Canale di Bashi, il passaggio marittimo profondo che separa l’arcipelago da Taiwan e collega il Mar Cinese Meridionale al Pacifico occidentale.
È questo il primo elemento che trasforma un territorio apparentemente marginale in una variabile della sicurezza e non solo regionale.
Il Canale di Bashi costituisce una direttrice di transito per le unità navali cinesi dirette verso il Pacifico aperto e, in uno scenario di crisi su Taiwan, potrebbe assumere un’importanza ancora maggiore.
La possibilità di attraversarlo condiziona la libertà di movimento delle forze navali, l’accesso alle acque orientali di Taiwan e le operazioni che potrebbero accompagnare un tentativo di isolamento marittimo dell’isola.
Per Pechino, preservare l’accessibilità di questo passaggio significa disporre di una direttrice operativa verso il Pacifico; per gli Stati Uniti e i loro partner regionali, poter osservare i movimenti che vi transitano significa ampliare le possibilità di sorveglianza e di risposta.
La geografia, in questo contesto, non determina automaticamente l’esito di un conflitto, ma contribuisce a definire le opzioni disponibili agli attori.
Un passaggio marittimo non è soltanto una linea sulla carta nautica, ma uno spazio nel quale profondità dei fondali, distanza dalle basi, caratteristiche oceanografiche, capacità di sorveglianza e disponibilità di infrastrutture concorrono a stabilire chi possa muoversi, con quali tempi e a quali condizioni.
La posizione geografica diventa quindi una componente della pianificazione militare, ma anche un fattore che condiziona le decisioni politiche e il calcolo dei rischi.
Le Batanes assumono una duplice rilevanza, da una parte, la loro collocazione può agevolare il monitoraggio delle attività navali dirette verso il Pacifico; dall’altra, la loro posizione potrebbe complicare le operazioni di una forza intenzionata a isolare Taiwan.
La presenza di forze alleate nell’area settentrionale delle Filippine potrebbe ampliare le possibilità di osservazione e risposta, ma non implica che Manila autorizzerebbe automaticamente l’impiego del proprio territorio in un eventuale conflitto.
La sovranità filippina e le decisioni politiche del governo restano variabili determinanti. È precisamente in questo spazio fra possibilità geografica e decisione politica che si colloca il significato strategico dell’arcipelago.
Ma è sotto la superficie del mare che questa geografia rivela una delle sue dimensioni più importanti.
Il Canale di Bashi non è soltanto un passaggio per le flotte di superficie ma una delle direttrici attraverso cui le unità subacquee cinesi possono raggiungere il Pacifico occidentale dal Mar Cinese Meridionale.
La distinzione è essenziale, perché la libertà di movimento dei sottomarini introduce nella competizione per Taiwan una dimensione che non può essere letta esclusivamente attraverso le immagini satellitari delle flotte, le esercitazioni militari o la disposizione visibile delle basi.
I sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, identificati dalla sigla SSN, sono progettati per operare contro unità navali di superficie e altri sottomarini, raccogliere informazioni e sostenere le operazioni delle forze navali.
I sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare, identificati dalla sigla SSBN, svolgono invece una funzione distinta e particolarmente delicata sul piano della deterrenza: trasportano missili balistici a testata nucleare e contribuiscono a preservare la capacità di risposta di uno Stato anche dopo un eventuale attacco contro il proprio territorio.
La loro capacità di rimanere in immersione e sottrarsi all’individuazione costituisce uno degli elementi fondamentali della sopravvivenza della componente marittima delle forze nucleari.
Le due categorie non devono essere confuse: gli SSN sono unità d’attacco e di supporto alle operazioni navali, mentre gli SSBN sono destinati principalmente alla deterrenza nucleare strategica.
Entrambi rendono evidente perché il controllo degli accessi oceanici e la conoscenza dell’ambiente subacqueo abbiano assunto un valore crescente nella competizione fra grandi potenze.
Non vi sono elementi per affermare che le Batanes ospitino una base per sottomarini, né che la loro posizione consenta di controllare automaticamente il traffico subacqueo.
Il loro valore risiede nella prossimità a una direttrice di accesso al Pacifico occidentale, in un ambiente nel quale la conoscenza dei fondali, delle profondità, delle correnti e delle caratteristiche acustiche dell’acqua può assumere una rilevanza operativa.
La presenza di un arcipelago in prossimità di un passaggio marittimo non garantisce, da sola, la possibilità di individuare un sottomarino; contribuisce tuttavia a definire il contesto geografico entro cui si organizzano la sorveglianza, la raccolta di informazioni e la pianificazione navale.
È qui che la geografia sottomarina incontra la competizione tecnologica e militare. Le attività oceanografiche e batimetriche possono avere finalità scientifiche e civili, ma i dati raccolti possono risultare utili anche alla pianificazione delle operazioni subacquee.
La conformazione dei fondali, la profondità delle acque e le condizioni che influenzano la propagazione del suono contribuiscono infatti a determinare le possibilità di navigazione in immersione e di rilevamento acustico.
La raccolta sistematica di informazioni sull’ambiente marino può quindi avere un’utilità militare potenziale, senza che questo consenta di attribuire automaticamente finalità ostili a una singola missione scientifica.
In un eventuale confronto per Taiwan, la questione non si esaurirebbe pertanto nella possibilità di concentrare forze attorno all’isola o di limitarne gli approvvigionamenti.
Entrerebbero in gioco anche le direttrici attraverso cui i sottomarini possono raggiungere il Pacifico, la protezione delle unità che sostengono la deterrenza nucleare e la capacità degli avversari di osservare o condizionare i movimenti subacquei.
Per Pechino, preservare la libertà di manovra delle proprie forze rappresenta un interesse strategico; per Washington e i suoi alleati, comprendere le caratteristiche di questi passaggi e monitorare le attività navali costituisce una componente della più ampia architettura di sicurezza dell’Indo-Pacifico.
Esiste poi una dimensione meno visibile, ma altrettanto importante: quella delle infrastrutture sottomarine. Le acque dello Stretto di Luzon ospitano corridoi attraversati da cavi di telecomunicazione che collegano le Filippine con Taiwan e altre aree dell’Asia orientale e dell’Indo-Pacifico.
La sicurezza di queste reti riguarda la continuità delle comunicazioni, il traffico dei dati e il funzionamento di servizi economici essenziali.
Le Batanes non devono necessariamente ospitare una base militare per assumere un significato strategico. Possono essere importanti perché si affacciano su un passaggio, perché si trovano in prossimità di una direttrice di transito o perché contribuiscono a definire le possibilità di sorveglianza di uno spazio marittimo.
È questo il punto che sfugge a una lettura tradizionale della geopolitica, ancora troppo spesso concentrata sui confini terrestri, sulle basi visibili e sulle dichiarazioni ufficiali.
La geografia sottomarina, invisibile sulle carte politiche tradizionali, diventa una componente essenziale della competizione fra Cina e Stati Uniti.
Anche il Giappone ha intensificato la cooperazione con le Filippine, durante le esercitazioni Balikatan del 2026, le forze giapponesi hanno partecipato per la prima volta a un’attività di tiro con missili antinave sul territorio filippino.
Il dato indica un approfondimento della cooperazione militare lungo la direttrice che collega il Giappone meridionale, Taiwan, le Filippine settentrionali e il Pacifico occidentale.
Le isole Batanes sono una finestra su una trasformazione più ampia, nella quale la geografia insulare torna a incidere direttamente sulla pianificazione militare e sulla competizione fra potenze.
Il loro valore non consiste nel possedere risorse eccezionali o nel rappresentare un centro economico di primo piano, ma nell’essere collocate nel punto in cui il Mar Cinese Meridionale incontra il Pacifico occidentale e dove la sicurezza di Taiwan si intreccia con gli interessi strategici delle Filippine, degli Stati Uniti e del Giappone.
Si allarghiamo il nostro sguardo vediamo che nell’Indo – Pacifico la distanza fra un’isola apparentemente marginale e un nodo decisivo della strategia regionale può essere molto più breve di quanto suggeriscano le carte politiche.
Ed è proprio lì, in ciò che non vediamo, che un arcipelago poco conosciuto può rivelare un’importanza strategica molto superiore alle sue dimensioni.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


