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ASSASSINATO ANDRIY PARUBIY, EX PRESIDENTE DEL PARLAMENTO UCRAINO

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Andriy Parubiy, ex presidente del parlamento ucraino, è stato assassinato con otto colpi di pistola da un uomo vestito da rider che poi si è dileguato.

L’assassinio di Andriy Parubiy ha tutto il sapore di un avvertimento che va oltre il fatto in sé.

Andriy Parubiy, politico ucraino ed ex presidente del Parlamento, è stato leader delle proteste di Euromaidan del 2014 e responsabile della Strage di Odessa.

Ovviamente ucraina la polizia segue la pista russa, ma alcune dichiarazioni lasciano pensare a qualcosa di molto più complicato, ma l’ex agente del SBU Prozorov ha dichiarato che Parubiy ha sulle mani sangue di migliaia di cittadini innocenti dell’Ucraina a Kiev, Odessa e anche degli abitanti del Donbass”, e ha sottolineato che “Parubiy era l’organizzatore della tragedia nella Casa dei Sindacati il 2 maggio 2014, si occupava del trasporto di combattenti a Odessa, li riforniva di armi”.

La tragedia della Casa dei Sindacati di Odessa si verificò il 2 maggio 2014, durante un periodo di forte tensione politica in Ucraina, dopo le proteste di Euromaidan e la fuga del presidente filorusso Viktor Janukovyč. Gli scontri tra manifestanti filorussi (anti-Maidan) e sostenitori del nuovo governo filo-occidentale culminarono in un incendio doloso nell’edificio della Casa dei Sindacati, dove molti attivisti filorussi si erano rifugiati.

In vista di una partita di calcio tra Čornomorec’ Odessa e Metalist Charkiv, un corteo pro-unità, composto da tifosi e attivisti, tra cui membri ultranazionalisti di Pravyj Sektor e UNA-UNSO, si scontrò con circa 300 attivisti filorussi dell’Odesskaya Druzhina in piazza Kulykove, vicino alla Casa dei Sindacati. Entrambe le fazioni erano armate con bastoni, asce e, in alcuni casi, armi da fuoco.

Gli scontri iniziarono intorno alle 15:15, quando i manifestanti filorussi attaccarono il corteo pro-unità. La polizia, pur presente, non riuscì a prevenire la violenza. Dopo che i manifestanti pro-unità distrussero un accampamento filorusso in piazza Kulykove, molti attivisti filorussi si barricarono nell’edificio della Casa dei Sindacati. Secondo diverse fonti, il palazzo fu assediato da gruppi pro-Maidan, che lanciarono molotov, causando un incendio devastante. Alcuni rapporti suggeriscono che anche dall’interno furono lanciate molotov, contribuendo al fuoco. L’incendio causò la morte di 42 persone, principalmente filorusse, arse vive, soffocate dal fumo o morte nel tentativo di sfuggire saltando dalle finestre. Altre 6 persone morirono negli scontri di strada, portando il totale a 48 vittime. Circa 200 persone rimasero ferite.

La strage di Odessa è considerata uno spartiacque nella crisi ucraina, avendo contribuiti alla guerra civile nel Donbass e al deterioramento delle relazioni tra Russia e Ucraina. Motivo questo per il quale l’uccisione di Andriy Parubiy acquista significati che riguardano l’attuale fase del conflitto, dove accanto ad una diplomazia che non smette di tenere i fili di un dialogo sotterraneo, c’è la presenza di una serie di eventi che riportano l’orologio della storia all’innesco della guerra: Maidan.

Abbastanza strano il commento dell’ex primo ministro ucraino Azarov, il quale ha affermato che si debba parlare bene o non parlare affatto dei defunti e in questo caso, niente.

L’ambasciatore per incarichi speciali del Ministero degli Esteri russo Miroshnik ha definito l’omicidio di Parubiy una pulizia del campo politico da parte dell’entourage di Zelensky.

L’evento, dal punto di vista della cronaca è un assassinio a sangue freddo, in pieno giorno, che dimostra come la violenza in Ucraina non sia solo quella dei combattimenti e che allarma il governo di Volodymyr Zelensky, che ha parlato di un agguato “preparato con cura”.

Parubiy, classe 1971, era un attivista, legislatore e funzionario governativo di lungo corso. Durante il periodo sovietico organizzò manifestazioni antigovernative e fu arrestato due volte e dopo l’indipendenza dell’Ucraina è entrato in politica, venendo eletto in parlamento per la prima volta nel 2007. Ha partecipato alla Rivoluzione Arancione nel 2004 e nel 2013-2014 ha guidato gruppi di ‘volontari per l’autodifesa’ durante le proteste di Euromaidan.

Dopo la destituzione del presidente filorusso Viktor Yanukovich, Parubiy è stato nominato segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa Nazionale dell’Ucraina, incarico mantenuto fino all’agosto 2014, quando avvenne l’occupazione della Crimea e scoppiò la guerra del Donbass.

Parubiy è stato poi primo vicepresidente del Parlamento tra il 2014 e il 2016 e presidente del Parlamento dal 2016 al 2019, anno in cui è entrato nel partito Solidarietà Europea dell’ex presidente Petro Poroshenko, che ha parlato ieri del suo omicidio come di un “colpo al cuore dell’Ucraina”.

Kiev ha ufficialmente avviato un’operazione speciale, detta Siren, per catturare l’assassino e chiarire i motivi dell’omicidio, con il coinvolgimento anche del Sbu, i servizi di sicurezza ucraini. Nel rendere omaggio a “uno statista, patriota e combattente intransigente per l’indipendenza dell’Ucraina”, il capo dell’intelligence Kyrylo Budanov ha affermato che Parubiy è stato “ucciso dai proiettili nemici”.

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  • Redazione

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