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Armatevi, noi siamo già a posto

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Armatevi

L’Italia potenza militare a difesa del fianco sud della NATO

Un video magistrale (autore Ideatore 2026 su Instagram), che abbiamo reso visibile sul nostro giornale sulla barra a destra, rende in modo chiaro come la grande fuffa del riarmo europeo non serva assolutamente allo scopo dichiarato, ma a sistemare i disastri economici creati dal Green Deal e ci fa capire, con una comunicazione esemplare, come l’Italia sia quella che è sempre stata, ossia una portaerei distesa nel Mediterraneo, armata fino ai denti.

Inutile dire che queste cose le sanno benissimo tutti gli ipocriti che fingono di non saperlo e che non possono non saperlo avendo governato il Paese.

Il video, per la sua efficacia, è uno schiaffo in faccia all’Unione Europea e alla Germania, che dopo aver avuto per anni un esercito inconsistente, ora si propone di ridiventare la Wehrmacht dei tempi del III Reich, dopo aver fallito con le armate economiche del IV Reich, con un riarmo che non si capisce bene a cosa serva, per presidiare che cosa.

Il video mette in mostra la potenzialità geostrategica della Penisola, mentre gli Stati Uniti stanno ritirando circa 5.000 militari dalla Germania. Il Pentagono, infatti, ha confermato il 1° maggio 2026 il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania nell’arco di tempo di 6 – 12 mesi.

La Germania ospita attualmente intorno ai 35.000-40.000 militari statunitensi (la seconda presenza USA più grande all’estero dopo il Giappone). Dopo il ritiro, ne rimarranno circa 31.000.

La decisione arriva in un momento di tensione tra Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, soprattutto per le critiche tedesche sulla guerra USA-Iran e sulla mancanza di supporto europeo nello Stretto di Hormuz.

Mentre il fronte nord e il fronte nord est della Nato sono in costruzione, con i piani decennali della Von der Leyen, l’Italia, nonostante la narrazione regolarmente masochista dei nostri media, è per il fianco sud una potenza di notevole rispetto.

Gli obiettivi di Readirness 2030, il piano di riarmo europeo, sono spalmati da qui al 2035, sempre che i programmi siano rispettati e che i Paesi europei non implodano per asfissia a causa della persistente logica green imposta da una casta di alienati, ormai decisamente privi di ogni logica.

Il target principale di Readiness è per il 2030 e consta nel colmare gap capacitivi (difesa aerea, munizioni, produzione industriale, ecc.), aumentare gli acquisti congiunti (obiettivo dal 18% al 40%) e rafforzare la base industriale europea.

Per chiamarlo con il suo nome il rafforzamento della base industriale si chiama riconversione delle fabbriche automobilistiche in dissoluzione con fabbriche di armi.

Per il l’impegno NATO è del 3,5% del PIL per spesa core difesa + 1,5% per infrastrutture critiche, resilienza e industria (totale fino al 5%). Solo pochi Paesi (Polonia, Baltici) sono già vicini a livelli elevati.

Il piano è in pista ma con ritardi tipici dell’UE: la difesa resta competenza nazionale, la frammentazione persiste e la traduzione della spesa in capacità reali (armi prodotte, forze addestrate) richiede tempo (spesso 3+ anni dal contratto alla consegna).

E così, mentre in Europa si blatera come al solito o si finge il riarmo per coprire la riconversione delle fabbriche in crisi grazie alla delocalizzazione, figlia del globalismo e del green, le basi militari USA e NATO in Italia rappresentano un pilastro strategico per la presenza americana e alleata nel Mediterraneo.

L’Italia ospita decine di installazioni (principalmente USA, molte in condivisione con la NATO), con circa 12.000-13.000 militari americani stazionati.

Le basi sono territorio italiano, con giurisdizione italiana, ma gestite o utilizzate dagli USA in base ad accordi bilaterali e NATO.

Le principali basi (aggiornate a dati recenti 2025-2026), sono: Aviano Air Base (Pordenone, Friuli-Venezia Giulia), base aerea dell’US Air Force (31st Fighter Wing) con F-16. È uno dei principali hub aerei NATO a sud delle Alpi, con possibile presenza di armi nucleari (B61). Supporta operazioni in Europa, Mediterraneo e Medio Oriente.

Vicenza (Veneto): Caserma Ederle, Quartier generale di US Army Garrison Italy e della 173rd Airborne Brigade.  Caserma Del Din (ex Dal Molin). Supporta unità aviotrasportate e comandi USA. Circa 6.000 persone tra militari e famiglie. Centro per operazioni di terra.

Naval Air Station Sigonella (Sicilia, vicino Catania): nota come “Hub of the Med”. Base navale e aerea cruciale per sorveglianza, intelligence, logistica e operazioni nel Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Ospita droni e aerei da pattugliamento.

Naval Support Activity (NSA) Naples (Napoli): quartier generale della US Sixth Fleet e di comandi NATO (Allied Joint Force Command Naples). Supporta operazioni navali in Europa e Africa. Circa 8.500 persone.

Gaeta (Lazio): porto per navi della Sixth Fleet (supporto logistico).

Camp Darby (Tirrenia, vicino Pisa, Toscana): base logistica dell’Esercito USA. Grande deposito di materiali e armi, supporto per trasporti via porto di Livorno.

Altre installazioni rilevanti sono: Ghedi (Brescia), base italiana con nuclear sharing NATO (armi nucleari USA); MUOS a Niscemi (Sicilia), sistema di comunicazioni satellitari.

Varie stazioni radar, comunicazioni e logistiche minori (oltre 100 siti in totale, alcuni classificati).

Molte basi USA sono integrate nella struttura NATO: Allied Joint Force Command Naples (JFC Naples), uno dei due comandi operativi strategici NATO in Europa.

Ci sono poi il Centro ricerche a La Spezia, il Defense College a Roma, la base navale a Taranto, e altro.

Il video dà un’idea precisa di come l’Italia sia infrastrutturata militarmente.

L’Italia è uno dei paesi europei con la maggiore presenza militare USA (dopo Germania). Le basi sono usate per deterrenza NATO, proiezione di forza verso Africa/Medio Oriente e supporto logistico. Il numero esatto varia tra fonti ufficiali (circa 40 – 50 installazioni principali) e stime indipendenti (fino a 120 includendo siti minori e segreti).

In questo quadro, per quanto riguarda gli investimenti italiani a lungo termine per la Difesa (fino al 2039), si parla di un piano complessivo da circa 130 miliardi di euro per nuovi sistemi d’arma, più circa 9 miliardi per infrastrutture militari.

Ripartizione principale (dati aggregati fino al 2039):

  • Mezzi aerei: 46,6 miliardi (F-35, Eurofighter, GCAP/Tempest, droni, Maritime Multi Mission Aircraft).
  • Mezzi terrestri: 23,1 miliardi (ammodernamento Ariete, nuovi veicoli corazzati A2CS, semoventi 155/52mm).
  • Mezzi marittimi: 15,3 miliardi (nuove unità navali, studi per portaerei di nuova generazione, sottomarini).
  • Armamento e munizioni: 15,4 miliardi (focus su produzione nazionale e scorte).
  • Altri settori: Sistemi spaziali (~1,4 miliardi), cyber, unmanned, digitalizzazione e comando-controllo.

Principali programmi in corso o in avvio (DPP 2025/2027):

  • Difesa aerea — Produzione di batterie SAMP/T NG (6 per Esercito + 5 per Aeronautica).
  • Aeronautica/Navale — 6 Maritime Multi Mission Aircraft (pattugliamento marittimo/antisom).
  • Terrestre – Ammodernamento di 125 carri Ariete; potenziamento programma veicoli corazzati.
  • Navale – Studi per nuove tecnologie navali (inclusa possibile nuova portaerei); sistemi Deep Strike e antinave (missili da crociera).
  • Cyber, spazio e droni – Forte enfasi su tecnologie innovative e autonomia strategica.

Ovviamente non si può parlare di armamenti senza considerare l’industria italiana del settore.

Le industrie italiane di armamenti rappresentano un settore strategico per l’economia e la difesa nazionale, con una forte componente di esportazioni e tecnologie avanzate.

L’Italia è tra i principali produttori europei e si posiziona intorno al 6° posto mondiale per esportazioni di armi (dati SIPRI recenti).

Tra i gioielli italiani c’è

Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica), il colosso italiano dell’aerospazio, difesa e sicurezza. È la prima azienda europea per vendite di armi e tra le top 15 mondiali (13ª posizione). Produce elicotteri (AW101, NH90), aerei, sistemi elettronici, radar, sensori, sistemi di difesa aerea e missili (tramite partecipazione in MBDA). Ha acquisito di recente la divisione difesa di Iveco. Fatturato difese intorno ai 14-18 miliardi di euro, con ordini record oltre i 40 miliardi. È controllata per circa il 30% dal Ministero dell’Economia.

Altro gioiello è Fincantieri, leader mondiale nella cantieristica navale militare e civile. Costruisce fregate, corvette, pattugliatori, sommergibili e navi anfibie (es. classe FREMM, DDX). È presente nella classifica globale dei produttori di armi (intorno alla 46ª posizione). Forte presenza nelle esportazioni verso Medio Oriente (Qatar, Kuwait, Egitto).

Altre aziende rilevanti.

  • MBDA Italia (joint venture con Francia e UK, partecipazione Leonardo): sistemi missilistici avanzati (aria – aria, terra – aria, anti-nave).
  • Iveco Defence Vehicles: veicoli blindati, camion militari e piattaforme terrestri (parte acquisita da Leonardo).
  • Beretta (Fabbrica d’Armi Pietro Beretta): una delle più antiche al mondo (dal 1526), leader nelle armi leggere (pistole, fucili) per uso militare, sportivo e civile.
  • OTO Melara (ora integrata in Leonardo): famosa per i cannoni navali (76/62 Super Rapid, molto esportati), sistemi d’artiglieria e torrette.
  • Avio: propulsione spaziale e missili.
  • Thales Alenia Space (spazio)

C’è poi un tessuto di piccole e medie imprese (soprattutto in Lombardia, Veneto e Piemonte) che forniscono componentistica di alta qualità.

Il settore ha registrato crescita record grazie alle tensioni geopolitiche (guerra in Ucraina, Medio Oriente). Gli utili delle principali aziende sono aumentati significativamente tra 2021-2024/2025.

L’Italia è tra i top exporter mondiali, con destinazioni principali in Medio Oriente (oltre il 50-59%), Europa e Americhe. Prodotti di punta: navi, elicotteri, cannoni navali, sistemi elettronici.

Significativo anche l’apporto occupazionale, con decine di migliaia di posti di lavoro diretti, più indotto.

In Europa l’Italia è sicuramente un presidio fondamentale per la sicurezza del Vecchio Continente, per gli equilibri del Mediterraneo ed è un alleato fondamentale per gli Stati Uniti.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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