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Anche sulla scuola la Schlein mente, sapendo di mentire

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Il PD ha paura che gli venga sottratto un territorio che considera di sua proprietà: l’istruzione

Ieri Elly Schlein ha fatto girare un breve video: lei che parla con un docente romano in una scuola di periferia – docente certamente non di parte e schierato con certe posizioni, ma certamente scelto a caso (infatti, casualmente, non torna sul mantra dell’ora di educazione sessuoaffettiva, che la sinistra ha deciso, d’autorità, debba essere introdotta nelle scuole).

L’insistenza con cui il PD sta intervenendo sull’introduzione del tetto massimo agli studenti e del niqab mostra sempre che il PD vede la scuola come il proprio territorio e che, in fondo, ha paura che abbia effetti concreti ed eroda consenso in quello che sente come spazio inviolabile.

Ma del video, oltre alla straordinaria impacciataggine e incapacità di stare davanti a una camera di Schlein, è stato sentirla mentire. Non alterare la realtà. Non ingigantire alcuni elementi.

Schlein mente.

Mente quando dice che la norma allontanerebbe i bambini dalla scuola, e mente quando dice che questo sarebbe “inseguire Vannacci sulla remigrazione”.

La norma non dice neppure lontanamente questo. La misura, per come è stata approvata dal Consiglio dei ministri, introduce un tetto del 30% di studenti con conoscenza inadeguata dell’italiano per classe, un divieto di burqa e niqab a scuola, e l’obbligo per i genitori di studenti con gravi difficoltà di inserimento di frequentare corsi gratuiti di italiano, con multe da 200 a 1.000 euro per chi non si adegua.

Non c’è alcuna espulsione.

Non c’è alcuna remigrazione.

C’è, semmai, il tentativo di evitare quelle che la stessa Meloni ha chiamato “classi ghetto”, dove i bambini italiani rischiano di diventare minoranza e dove l’integrazione, quella vera, non avviene.

Chiaramente, se Schlein è costretta a mentire, sa che, nel merito, non ha argomenti validi. Perché il tetto del 30% esisteva già come circolare ministeriale dal 2010, e la differenza è che ora diventa norma cogente, applicabile.

Perché il divieto di burqa e niqab a scuola non è una crociata contro l’Islam, ma una misura che riguarda un indumento che copre il volto – e che la maggior parte dei paesi europei già vieta in vari contesti.

Perché l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori non è una punizione, ma un tentativo di rendere effettivo quel diritto allo studio che altrimenti resta sulla carta.

E Schlein lo sa. Sa che la sua base elettorale più radicale non vuole sentire ragioni, e allora mente. Mente sapendo di mentire. Mente perché il fatto non conta più, conta la narrazione.

Ma credo sia grave questo ricorso spregiudicato alla menzogna. Perché mostra una totale noncuranza per i fatti, ma anche una pessima opinione dei propri elettori, a cui non viene fornita un’analisi dei fatti ma bugie, forse convinti che gli elettori non controlleranno mai.

Ma che la parte che parla costantemente di superiorità morale menta sistematicamente è qualcosa che non può che lasciare la nausea.

Nausea nel vedere chi si erge a custode della verità e della giustizia trasformare la menzogna in strumento quotidiano di lotta politica.

Dal vedere chi accusa gli altri di populismo e demagogia usare esattamente gli stessi strumenti, solo con un vocabolario più elegante.

Dal vedere che la “superiorità morale” di cui si ammanta la sinistra italiana è, sempre più spesso, soltanto una posa. Una posa che regge finché non si guardano i fatti. E i fatti, in questo caso, dicono che Schlein ha mentito.

Dicono che ha costruito un nemico che non esiste in questa norma. Dicono che ha preferito la propaganda alla verità. E questo, che piaccia o no, è esattamente ciò che lei e il suo partito rimproverano agli avversari. Con la differenza che loro, almeno, non si atteggiano a maestri di moralità.

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