Agli errori del codice di abbigliamento si rimedia coprendosi con bandiere propal
«Se non si copre quel maglione non la faccio parlare, chiaro?».
«Cos’ha il mio maglione?».
«È un maglione fascista e in questo consiglio abbiamo un regolamento molto chiaro, che è stato approvato in una delibera, insieme ai consiglieri Gog, Magog e “er Mandruca”. Questa aula si riconosce nei valori dell’antifascismo quindi deve coprirlo con una giacca, o un parka, un k-way, un poncho, una bandiera propal… faccia lei».
«Nella delibera non è specificato nessun dress code obbligatorio, si consiglia solo di abbinare con sobrietà ciabatte e turbante e di evitare la cravatta con la sottana, per tutelare l’integrità degli uomini».
«Nella delibera, l’outfit è comunque soggetto ai valori dell’antifascismo, inclusi maglioni, giubbotti, cappelli, scarpe, cinte e intimo».
«Le case produttrici mettono sulla targhetta il produttore, la composizione e i consigli per il lavaggio. Non specificano se il capo è antifascista o meno».
«Se un maglione è realizzato da una azienda fascista che, evidentemente, appartiene a un fascista e conseguentemente ha anche dei clienti fascisti, allora il maglione è fascista. Queste sono le basi dell’antifascismo, consigliere Picchio, dovrebbe averle studiate al catechismo queste cose».
«A parte che ho ricevuto un’educazione laica, questo maglione l’ho acquistato regolarmente, pagato con gli euro della BCE, lo Stato si è preso la sua percentuale in tasse e nessuno mi ha fatto storie. Non vedo perché dovrei rinunciare al mio maglione solo perché lei, Gog, Magog e “er Mandruca”, dovete “fascistizzare” e “antifascistizzare” ogni cosa, solo per giustificare il fatto che odiate il dissenso e la libertà di pensiero».
«Lei continua a provocare, consigliere Picchio. Se io dico che il suo maglione è fascista, allora il suo maglione “è” fascista. Se le dicessi che il suo taglio di capelli è fascista, dovrebbe mettersi una parrucca, chiaro? Noi ci riconosciamo nei valori dell’antifascismo e l’antifascismo non tollera il fascismo, e che diamine!».
«E in che modo riconosce se una cosa è fascista o no?».
«Che domande… perché sono antifascista! Saprò ben distinguere una cosa fascista da una antifascista, lei che dice?».
«Dico che la sua giacca è realizzata in Cina ma su disegno della Forges Davanzati, azienda notoriamente fascista, la kefiah del consigliere “er Mandruca” è realizzata in Cina e importata dalla Farinacci & Giuriati, azienda notoriamente fascista, il plug del consigliere Magog…».
«Consigliera!».
«… è realizzato in Cina su progetto della Starace Antincendio Produzione Estintori Omologati, azienda notoriamente fascista e il martello che la consigliera Gog tiene in borsa, realizzato in Cina, è importato dalla Martelli Marinelli, azienda notoriamente fascista. Se lei, Presidenta, si toglie la giacca, “er Mandruca” la sua pezza feticcio, il consigliere Magog…».
«Consigliera!».
«… l’estintore dal culo e la consigliera Gog il martello dalla borsa, potrei considerare di coprire il mio maglione. Queste sono le basi dell’antifascismo, Presidenta, dovrebbe averle studiate al catechismo queste cose».
«Può tenere il maglione, consigliere Picchio. Per ora sospendiamo la seduta perché i nostri amici piripiristani devono pregare, poi riprenderemo i lavori. Inginocchiamoci, salutiamo la bandiera e ci vediamo tra un’ora».
«A proposito, non indovinerà mai chi produce le sue bandiere propal…».




