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Il Piripiddi e la devastazione della libreria

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Il Piripiddi e la devastazione della libreria

Le manifestazione pride-antifa-propal a Montecitorio

«Allora, il WhatsApp dice che dobbiamo devastare una libreria, ma non specifica quale».
«Vabbè, stiamo qui, devastiamo questa».

«E se poi gli altri ne devastano un’altra e noi non ci siamo? Glielo spieghi tu a Capoccetta?».

«Scusate, se il WhatsApp non specifica, significa che abbiamo un margine di scelta, già che siamo qui, devastiamo questa e poi andiamo al Mac».

«Io non vedo fotografi, e nemmeno libri vietati, magari devastiamo una libreria che non c’entra nulla con la nostra protesta e Capoccetta si arrabbia».

«Che poi perché devastare librerie? Contro la scuola avrei devastato… che so, il chioschetto che vende le pizzette a tre euro».

«Perché, tutti i SUV fuori dalle scuole? E meno male che ci sono le ciclabili…».

«Io abito a Giuochi Delfici e vado a scuola all’Aventino, mi ci porti tu, in bici, a scuola?».

«Ragazzi, è arrivato un altro messaggio, dice che dobbiamo andare tutti a devastare la libreria Feltrini, ci stanno già i fotografi che aspettano».

«Ma è dall’altra parte di Roma, ora che arriviamo è finito tutto».

«Per me dobbiamo devastare questa, che è pure vicina al Mac».

«Aspettate, scrivo a Capoccetta e glielo chiedo».

«Io intanto vado a vedere se c’e una sezione manga, Liutprando vieni?».

«Sì. Genoveffa, io e Bonifacio stiamo ai fumetti, se c’è qualche novità manda un whatsapp».

«Ragazzi, non vi allontanate troppo, però».

«Cunegonda, di fronte vendono i Labubu».

«Ma dai? Andiamo?».

«Geno, io e la Cune facciamo un salto da Pop Fart, torniamo subito».

«Posso venire con voi?».

«Artaserse, no, rimani con Genoveffa che se arrivano i fascisti la devi difendere».

«Come i fascisti?».

«Sì, se entrano e vi vedono, magari gli viene l’impeto di menarvi».

«I fascisti in libreria? Quandomai?».

«Artaserse, il fascismo si cura leggendo, e loro magari sono venuti a curarsi».

«Ragazzi!».

«Sì?».

«Capoccetta mi ha risposto».

«Ah, che dice?».

«Dice che se non facciamo in tempo a raggiungerli, dobbiamo devastare una libreria a piacere».

«Bisogna chiamare Bonifacio e Liutprando che stanno ai manga».

«Ma i fascisti leggono i manga?».

«Non credo proprio, Artaserse».

«Allora andiamo a devastare la sezione manga, così siamo al sicuro».

«Perché? Piuttosto andiamo alla sezione giardinaggio, hai mai visto un fascista coltivare begonie?».

«Raga, lasciamo stare, Capoccetta mi ha scritto che i centri sociali e gli immigrati stanno convergendo tutti a Montecitorio, dobbiamo andare a farci sentire dal Governo fascista».

«Io e Cune non veniamo, gli immigrati ti infilano le mani ovunque».

«Vero, all’ultima manifestazione hanno talmente palpato la Ildegarda che ha puzzato di kebab per tre mesi».

«Io nemmeno, gli immigrati mi hanno preso a bastonate, durante l’ultima manifestazione pride-antifa-propal».

«Artaserse, eri vestito da Sailor Moon, Capoccetta ti aveva avvisato».

«E allora? Mi dovevo vestire da capra, per non turbare i nuovi amici di Capoccetta?».

«Ecco Liutprando e Bonifacio… ma quanti fumetti avete comprato?».

«I manga sono come le mutande, non bastano mai».

«Raga, dobbiamo andare tutti a Montecitorio».

«Con i centri sociali e gli immigrati? Io e Liutprando tornamo a casa a leggere».

«Perché?».

«All’ultima manifestazione antifa-propal-pride mi hanno preso a bastonate perché i fumetti offendono il loro Dio».

«Anche a me, però ero alla manifestazione antifa-pride-propal».

«Dai, buttiamo in terra qualche libro e ce ne andiamo».

«Insomma, mi lasciate sola?».

«Perché, davvero vuoi andare a Montecitorio?».

«Con i centri sociali?».

«E gli immigrati?».

«E a Capoccetta che gli dico?».

«Che ci hanno arrestato».

«Ma non ci possono arrestare, lo sai».

«Che i fasci ci hanno menato».

«Eddai, poi hanno ragione se dicono che ci inventiamo le aggressioni».

«Che facciamo, allora?».

«Dobbiamo andare, raga, è troppo importante».

«Per chi?».

«Per noi studenti, per la scuola, per il paese, per la democrazia, per i diritti…».

«O per Capoccetta?».

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