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Mar Nero, la guerra degli accessi

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Mar Nero

Dalla Crimea ai fondali, il controllo delle infrastrutture strategiche

Il Mar Nero è tornato al centro della competizione geostrategica europea dopo una nuova sequenza di attacchi contro il naviglio commerciale al largo di Romania e Bulgaria.

Il 15 ottobre due petroliere chimiche, la “Wine Trader e la Yara J”, sono state colpite da droni nei pressi della costa romena; sette marinai della prima risultavano dispersi il giorno successivo.

Il 16 ottobre la Bulgaria ha chiesto alla NATO il rafforzamento delle capacità di difesa aerea e antidroni, sono episodi che si inseriscono in nelle preoccupazioni sul fianco sud-orientale dell’Alleanza atlantica.

Le navi sono state colpite in prossimità del corridoio occidentale del Mar Nero, vicino alla foce del Danubio e alle rotte utilizzate per le esportazioni ucraine, quindi non è in gioco soltanto la sicurezza del naviglio civile, ma la continuità di un sistema logistico che collega i porti ucraini, il delta danubiano, Costanza e gli Stretti turchi, proiettando gli effetti della guerra verso il Mediterraneo e i mercati internazionali.

Il 16 ottobre la Bulgaria ha annunciato la richiesta di ulteriori capacità militari alla NATO, mentre Romania e Bulgaria hanno intensificato il coordinamento per proteggere la navigazione.

La geografia del Mar Nero impone di leggere il conflitto come una competizione per il controllo degli accessi, a sud, il Bosforo, il Mar di Marmara e i Dardanelli costituiscono l’unica via marittima naturale verso il Mediterraneo.

La Turchia occupa quindi una posizione strutturalmente decisiva, la Convenzione di Montreux del 1936 disciplina il transito degli Stretti e stabilisce regole specifiche per le navi da guerra, particolarmente rilevanti durante i conflitti.

L’accesso al bacino non dipende soltanto dalla capacità navale dei belligeranti, ma anche da una cornice giuridica che condiziona la proiezione delle flotte.

A nord, lo Stretto di Kerč collega il Mar Nero al Mar d’Azov, rendendo la Crimea e le aree costiere circostanti essenziali per la continuità operativa russa nel settore settentrionale, la penisola, con Sebastopoli e le infrastrutture della Flotta russa del Mar Nero, ha rappresentato una piattaforma strategica per le operazioni navali e missilistiche di Mosca.

Gli attacchi ucraini contro unità navali e installazioni russe hanno tuttavia dimostrato che il controllo di una base non garantisce automaticamente la libertà di operare nel bacino, missili, droni navali, ricognizione e capacità di attacco a distanza hanno modificato le condizioni di impiego della flotta, imponendo una maggiore dispersione e una revisione delle misure di protezione.

La geografia portuale completa la complessità della situazione, Odessa resta essenziale per le esportazioni ucraine e per la connessione con il corridoio marittimo occidentale; il porto di Costanza, in Romania, rappresenta un nodo commerciale e logistico di primo piano per il versante europeo; Novorossijsk costituisce uno dei principali punti russi di esportazione energetica e di accesso marittimo.

Sul versante orientale, i porti georgiani di Poti e Batumi collegano il bacino al Caucaso meridionale e, attraverso reti terrestri, ai mercati dell’Asia centrale.

Questi nodi non svolgono funzioni identiche, ma compongono una rete nella quale trasporto marittimo, infrastrutture terrestri, approvvigionamenti energetici e logistica militare sono strettamente interdipendenti.

Sotto la superficie si sviluppa una seconda geografia, meno visibile ma altrettanto rilevante, infatti il Mar Nero ospita infrastrutture energetiche sottomarine, cavi di telecomunicazione e progetti di interconnessione elettrica che incidono sulla sicurezza economica e digitale della regione.

Tra i collegamenti operativi figurano Blue Stream, che trasporta gas russo verso la Turchia, e TurkStream, sistema composto da due condotte con una grande capacità, tanto da fornire gas alla Turchia e di alimentare, attraverso la rete terrestre, mercati dell’Europa sud-orientale, mantenendo una rotta alternativa al transito attraverso l’Ucraina.

La dimensione energetica non si esaurisce nei gasdotti, Novorossijsk è un importante terminale per le esportazioni petrolifere russe e per il sistema del Caspian Pipeline Consortium, attraverso il quale il greggio proveniente dal Kazakistan raggiunge il Mar Nero.

Il porto rappresenta quindi un punto d’intersezione fra produzione energetica eurasiatica, infrastrutture terrestri e trasporto marittimo internazionale.

La sicurezza dei terminali e delle rotte di uscita condiziona la continuità delle esportazioni, mentre eventuali interruzioni possono propagarsi ai mercati attraverso costi di trasporto, assicurazioni e disponibilità di naviglio.

Un’altra infrastruttura strategica è costituita dai cavi sottomarini in fibra ottica, collegamenti che sostengono il traffico dati fra gli Stati rivieraschi e le reti europee, rendendo possibili comunicazioni, servizi digitali e attività economiche transfrontaliere.

L’Unione europea ha identificato il Mar Nero come area prioritaria per la protezione delle infrastrutture sottomarine e per il rafforzamento della ridondanza dei collegamenti.

Il progetto Kardesa, annunciato nel 2025, mira a realizzare una nuova connessione digitale fra Ucraina, Bulgaria, Turchia e Georgia, ma deve essere distinto dalle infrastrutture già operative.

Parallelamente, il progetto di interconnessione elettrica sottomarina fra Georgia e Romania mira a creare un corridoio per il trasferimento di energia dal Caucaso verso il mercato europeo.

Queste connessioni introducono una dimensione militare che non coincide con la sola presenza di sottomarini o unità di superficie. La sorveglianza delle infrastrutture critiche, la protezione dei cavi, il monitoraggio delle condotte e la capacità di individuare attività anomale sul fondale sono ormai componenti della sicurezza marittima.

La Commissione europea ha proposto un sistema di sicurezza per il Mar Nero che integri informazioni provenienti da sensori, piattaforme di sorveglianza, sistemi senza equipaggio e strumenti di monitoraggio delle infrastrutture.

La finalità è migliorare la conoscenza della situazione marittima e individuare tempestivamente minacce o attività potenzialmente ostili.

come avevamo già individuati in altri articoli, il Mar Nero è un sistema integrato di accessi, infrastrutture e capacità di interdizione, in superficie vediamo la competizione che riguarda porti, rotte commerciali, basi navali e libertà di navigazione; ma sotto la superficie ci sono gasdotti, cavi digitali, interconnessioni elettriche e risorse energetiche.

Sul piano militare, il controllo dipende dalla combinazione di sorveglianza, difesa aerea, capacità antinave, protezione delle infrastrutture e gestione degli accessi marittimi.

Praticamente il bacino assume una rilevanza globale, tanto che la guerra russo-ucraina non è soltanto una contesa territoriale ma è anche una competizione per condizionare i sistemi che permettono a merci, energia e dati di circolare.

Il Mar Nero rappresenta il punto in cui la sicurezza europea incontra direttamente la sicurezza economica internazionale e in cui il potere militare si misura sempre più nella capacità di proteggere, controllare o rendere vulnerabili le connessioni da cui dipende il funzionamento dell’intero sistema regionale.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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