Per il momento inazione dell’Italia e dell’Europa
Quasi sotto silenzio. E il pericolo è invece altissimo.
L’avanzata degli Houthi verso il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb e cioè del Canale di Suez, fermo restando l’impraticabilità di libera navigazione a Hormuz, sembra non sollevare gli allarmi che, invece, bisognerebbe far suonare a tutto spiano.
Il primo: siamo sicuri che, come Europa, resteremo fuori dal conflitto armato?
L’Europa è colpita al cuore delle sue importazioni e, cioè, delle sue produzioni. La manovra a tenaglia dei BRICS, che sabotano i liberi rifornimenti di combustibile, ma anche di altre materie indispensabili alle economie europee, si va completando.
Dovesse completarsi, non solo saremmo il nulla nel mondo, ma anche come vassalli occuperemo un posto in coda.
Facciamo qualcosa o continuiamo a parlare di tutt’altro?
Se questa mia opinabilissima visione dei movimenti geopolitici in atto dovesse essere confermata, peserebbe su chi l’ha ignorata il fardello imperdonabile per non aver tentato qualcosa.
O per non essersi attrezzati in una difesa che, invece, neanche si scorge all’orizzonte politico.
Il pericolo è per me evidente.
Ma non sono solo. Il mondo finanziario i suoi allarmi li lancia. E mette all’indice l’Europa per i colpi inferti – e quelli prospettici – alla sua economia.
Nonostante la minaccia di crisi finanziaria negli USA abbia raggiunto il livello di guardia, con le obbligazioni USA garantite dallo Stato vendute a piene mani, una fuga storica e preoccupante, in Europa non arrivano ventate di acquisti.
Che restano negli USA sulle azioni e non sulle obbligazioni. Segno che non siamo affidabili, cioè non abbiamo prospettive migliori di quelle USA.
Infatti, anche in tutt’Europa la vendita di Bond è a cascata. Ma c’è anche altro.
Il balzo in avanti dei rendimenti dei titoli di Stato fa temere spese altissime per interessi sui debiti sovrani. Inoltre, l’inflazione monta e la BCE alza i tassi di sconto: dunque, mutui e interessi ancora più cari.
Parte, insomma, un periodo di manovre monetarie restrittive, tenendo le dita incrociate perché la follia delle bolle speculative, con queste situazioni, non esploda e non crei altri disastri come nel 2009. E anche che la recessione resti in limiti umanamente accettabili.
Di tutto questo, silenzio e ancora silenzio.
Lo so che l’economia “è una palla”. Ma qui si parla del futuro prossimo venturo.
E leggo bellissimi siparietti del “cosa fare ‘dopo’” che sottendono ipotesi di politica “espansiva” che farebbero venir voglia di mettere i promotori sulle ginocchia e sculacciarli.
D’altronde, cosa aspettarsi da chi gioca a rimpiattino con agguati parlamentari e però riceve risposte di pari “spessore” con cartelli pubblicitari da circo equestre.
Governo e opposizione, smettetela con i giochi. Sarà pure un’ipotesi estrema quella che io temo. Ma non vale la pena di pensarci un attimo su?





