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Afghanistan, cinque anni di terrore talebano al potere

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Afghanistan

Il democristiano Merz e i socialisti SPD rimpatriano gli afghani per lisciare il pelo alla Russia e alla Cina

Il governo tedesco guidato dal democristiano Friedrich Merz che governa con i socialisti della SPD ha avviato e pianificato rimpatri forzati di cittadini afghani, prendendo di mira in particolare quelli con condanne penali o ordini di espulsione, nonostante la forte contrarietà dell’ONU e le critiche delle associazioni per i diritti umani.

Berlino ha eseguito voli di espulsione verso Kabul indirizzati a soggetti ritenuti pericolosi o straffällig (condannati per reati). La linea dura sui rimpatri rientra negli accordi di coalizione (CDU/CSU e SPD) del governo tedesco per frenare l’immigrazione irregolare e rispondere alle pressioni politiche interne.

Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno criticato fortemente le misure, evidenziando i gravi rischi di persecuzione e violazione dei diritti umani sotto il regime dei Talebani, un governo non formalmente riconosciuto dalla Germania.

Voli come quelli per espellere 81 cittadini afghani condannati richiedono uno sforzo economico, organizzativo e diplomatico monumentale (spesso mediato da paesi terzi come il Qatar).

A livello pratico non spostano le statistiche migratorie, ma vengono presentati sui media con toni trionfalistici, ma a livello politico si presentano come una legittimazione indiretta dei Talebani.

Nonostante Berlino dichiari ufficialmente di non riconoscere l’emirato islamico di Kabul, associazioni per i diritti umani e dissidenti afghani in Germania denunciano che il governo Merz stia scendendo a patti con loro. Per ottenere i rimpatri, la Germania permette a funzionari talebani di gestire di fatto le sedi diplomatiche afghane sul proprio territorio per identificare i migranti.

La Russia di Putin è finora l’unico Paese ad aver riconosciuto il governo de facto talebano, ma questo ha avuto rapporti non ufficiali anche con altri Paesi, compresi India e Cina.

E lo scorso giugno una delegazione talebana ha incontrato per la prima volta a Bruxelles dei funzionari di Paesi Ue scatenando inevitabilmente aspre polemiche.

Merz liscia il pelo a Russia e Cina e, nel contempo, usa gli afghani per fini elettorali.

Il dibattito sull’uso propagandistico dei rimpatri in Germania si concentra, infatti, sulla contraddizione tra la retorica della fermata dell’immigrazione e la realtà dei fatti, che vede numeri di espulsioni molto bassi a fronte di enormi concessioni politiche al regime talebano.

I critici e le opposizioni accusano il governo di Friedrich Merz di utilizzare questi voli mirati esclusivamente come propaganda elettorale per sottrarre voti all’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD).

Le espulsioni vengono calendarizzate o pubblicizzate in coincidenza di appuntamenti elettorali regionali o vertici governativi strategici. Questo serve a dimostrare all’elettorato conservatore che lo Stato ha il “pugno di ferro” contro la criminalità straniera.

Nel frattempo sono trascorsi cinque anni da quando i talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan. Cinque anni in cui i diritti umani sono stati quotidianamente calpestati: a partire da quelli delle donne, alle quali è vietato studiare dopo aver compiuto i 12 anni con pesantissimi limiti alla libertà di esprimersi e di muoversi, nonché di fatto di lavorare.

L’ONU stima che sono ben 2,4 milioni le ragazze a cui dal 2021 a oggi è stato impedito di proseguire gli studi dopo la scuola primaria e che nei prossimi quattro anni il totale salirà a quattro milioni.

Ma il regime di Kabul pretende anche che fuori di casa le donne siano sempre accompagnate da un uomo loro parente e le Nazioni Unite denunciano arresti arbitrari e maltrattamenti di donne accusate di “violare il codice di abbigliamento” ordinato dai talebani, che impone che il volto sia sempre coperto.

“Secondo quanto riferito, donne e ragazze sono state trattenute in spazi sovraffollati all’interno delle stazioni di polizia e ricevevano un solo pasto al giorno; alcune di loro sono state inoltre sottoposte a violenze fisiche, minacce e intimidazioni”, denunciavano due anni fa gli esperti dell’Onu.

Una situazione così grave che le Nazioni Unite non esitano a parlare di “apartheid di genere”, mentre le violenze non si fermano, anche con frustate e sparizioni forzate, come raccontano alcune testimoni alla BBC.

Ma le violazioni dei diritti umani da parte dei talebani vanno ancora oltre: Amnesty International denuncia infatti torture ed esecuzioni extragiudiziali, discriminazioni delle minoranze etnico-religiose, soppressione della libertà di assemblea e pene corporali.

Una situazione gravissima a cui si sommano la povertà e la malnutrizione di 3,7 milioni di bambini, il taglio degli aiuti internazionali e il conflitto con il vicino Pakistan.

Intanto, dal caos seguito al ritiro dopo vent’anni delle forze americane nell’agosto del 2021, il regime talebano cerca di tessere una rete diplomatica per uscire dall’isolamento internazionale.

Tutto questo proprio mentre i media internazionali riferivano di una protesta a Herat contro l’arresto di 30 donne accusate dai talebani di non rispettare “il codice di abbigliamento” imposto dal regime.

Una protesta che secondo alcune fonti i talebani hanno represso usando armi da fuoco per disperdere la folla. Soccorritori sentiti dalla BBC affermano che due persone sono morte.

 

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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