Dalla candidatura del 2019 alla grande trasformazione infrastrutturale: una sfida che ora chiede a Taranto di convertire l’eredità dei Giochi in sviluppo, lavoro e nuova centralità mediterranea
Tra pochi giorni Taranto entrerà in una dimensione che per lungo tempo è sembrata lontana dalla sua quotidianità.
Dal 21 agosto al 3 settembre la città ospiterà i XX Giochi del Mediterraneo e diventerà il punto d’incontro di Paesi, culture, atleti e comunità che condividono lo stesso mare.
Per comprendere fino in fondo il significato di questo appuntamento bisogna ricordare da dove siamo partiti.
La candidatura nacque nel 2019. Il 24 agosto di quell’anno, a Patrasso, l’Assemblea generale del Comitato internazionale dei Giochi del Mediterraneo assegnò a Taranto l’edizione inizialmente prevista per il 2025 e successivamente trasferita al 2026.
Seguirono anni complessi, segnati da ritardi, difficoltà amministrative e incertezze sulla concreta realizzazione delle opere.
Nel maggio 2023 la nomina di Massimo Ferrarese a Commissario straordinario aprì una fase nuova, costruita intorno a una regia più definita e a tempi ormai strettissimi.
Ricordo bene quei giorni perché ebbi la possibilità di viverli da una posizione istituzionale particolare.
Da Commissario della Camera di Commercio di Taranto ritenni immediatamente necessario offrire una sede operativa adeguata alla struttura commissariale.
Il 18 luglio 2023 firmammo il protocollo che consentì a Ferrarese e ai suoi collaboratori di insediarsi nella Cittadella delle imprese.
Fu una scelta semplice nella sua logica: quando una comunità affronta un passaggio decisivo, le istituzioni devono creare le condizioni perché chi ha responsabilità operative possa lavorare.
Oggi quella scelta appartiene alla cronaca di un percorso molto più grande.
Taranto si presenta all’appuntamento con una rete di impianti profondamente trasformata.
Lo Iacovone, lo Stadio del Nuoto, il PalaRicciardi, il PalaMazzola, il centro nautico, gli impianti del tennis e le altre strutture distribuite sul territorio raccontano una città che ha cambiato fisicamente alcuni dei propri luoghi.
Intorno a Taranto si muove inoltre una geografia pugliese ampia, con Lecce, Brindisi, Francavilla Fontana, Conversano, Fasano, Martina Franca, Grottaglie, Massafra e numerosi altri centri coinvolti nelle competizioni.
Ventisei nazioni, migliaia di atleti, decine di discipline e una macchina organizzativa che coinvolge migliaia di volontari daranno per alcuni giorni alla Puglia la fisionomia di una grande piattaforma mediterranea.
Proprio qui, a mio giudizio, comincia la riflessione più importante.
Taranto ha vissuto per decenni dentro una rappresentazione economica quasi obbligata. Industria pesante, porto, siderurgia, emergenza ambientale, crisi occupazionali hanno costruito l’immagine della città agli occhi dell’Italia.
I Giochi introducono un elemento nuovo: dimostrano che Taranto possiede anche la capacità di organizzare, accogliere, produrre servizi, gestire infrastrutture moderne e dialogare direttamente con una dimensione internazionale.
Il valore futuro di questa esperienza dipenderà dalla capacità di trasformare quindici giorni di straordinaria esposizione in una politica ordinaria della città.
Gli impianti dovranno avere una vita.
Serviranno modelli di gestione capaci di attrarre federazioni, campionati, meeting, ritiri, formazione sportiva, eventi e turismo. Ogni struttura dovrà diventare parte di una filiera economica nella quale convivano sport, ospitalità, commercio, cultura, mobilità e promozione territoriale.
Esiste poi una questione ancora più ambiziosa.
Taranto può candidarsi a svolgere stabilmente una funzione mediterranea. La sua posizione geografica torna ad avere un significato politico ed economico in una fase storica nella quale il Mediterraneo rappresenta uno dei grandi spazi strategici d’Europa.
Energia, logistica, scambi commerciali, cooperazione universitaria, cultura, turismo e relazioni tra le sponde del mare possono trovare qui un luogo naturale di connessione.
La città ha quindi davanti a sé la possibilità di costruire una nuova specializzazione territoriale.
Occorre investire sulle competenze nate durante la preparazione dei Giochi, sui giovani che hanno partecipato alla macchina organizzativa, sulla capacità delle imprese locali di misurarsi con standard internazionali e sulla qualità degli spazi pubblici restituiti alla comunità.
Anche la cultura può svolgere una funzione decisiva. Taranto possiede una storia mediterranea che precede di millenni qualsiasi infrastruttura contemporanea.
La Magna Grecia, il MArTA, l’Atleta di Taranto, il rapporto millenario con il mare offrono alla città un patrimonio narrativo potentissimo.
Sport antico e sport contemporaneo possono diventare parti dello stesso racconto: una città capace di custodire la propria origine mentre costruisce una nuova identità europea.
Il 21 agosto si accenderà il tripode allo stadio Iacovone. Sarà certamente una grande cerimonia. Per Taranto, però, quella fiamma potrà assumere un significato ancora più profondo: segnare il momento nel quale una città decide di guardare a se stessa con una diversa misura delle proprie possibilità.
Nel 2023 serviva credere che il progetto potesse essere realizzato. Nel 2026 serve una convinzione ancora più impegnativa: credere che ciò che è stato faticosamente costruito possa diventare struttura permanente di sviluppo.
La vera eredità dei Giochi comincerà il 4 settembre.





