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Graal, sogno e realtà

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Sacro Graal

La manifestazione del Graal è il ponte verso il divino

Il Graal è la ricerca di una patria perduta o dimenticata; è ricordare un’epoca lontana che forse non ritornerà perché non la meritiamo.
Oggi stiamo vivendo la più grande delle illusioni, cioè quella secondo la quale possiamo fare a meno del Cielo mettendoci al centro di tutto: un nuovo Rinascimento con meno genialità ma più bordello.

Impegnarci nella politica, ritenendola capace di assolvere all’arduo compito di renderci liberi; oppure affidarci alla scienza, orba di etica e superba nelle intenzioni: è come chiedere amicizia al vampiro sperando di evitare il suo morso mortale.

L’ubriacatura subita da alcuni esoteristi per la fisica quantistica, nell’illusoria credenza che possa dimostrare l’invisibile, è confondere i livelli.

È una forte tentazione per menti aperte come quella del Faggin, un fior di scienziato che riscopre la necessità di mettere la coscienza tra le forze dell’Universo, non un ottuso scientista per intenderci: ma far tornare la scienza alle sue basi tradizionali è impresa epica.

Capitalismo e nichilismo hanno distrutto l’Occidente ma sono essi stessi in agonia, come tutti coloro che pretendono di dominare il caos e accelerano solo la catastrofe.
Cosa salvare? Il regno del Graal rischia di essere solo simbolico, destinato a sostituire in terra il regno fallito dell’Impero, sogno inespresso dei ghibellini.

Certo, nessuno potrà mai impedirci di sognare il regno nascosto, nessuno potrà mai invaderlo. Ma ci basta? I Templari furono le ultime incarnazioni della Cavalleria spirituale, appartenevano ad una nascita diversa e una dignità superiore; dopo di loro si perse la sacralità delle cose, la Civiltà prese un’altra strada.

Niente, però, si estingue del tutto. Il francescanesimo, con la sua vocazione alla povertà, al distacco dalle cose transitorie e l’interpretazione cristiana della vita, durò a lungo mantenendo il collegamento cosmico col Creato.

La Chiesa però non mantenne stretto quel collegamento, anzi, si confuse sempre più col mondo e tranne eccezioni si ridusse ad ombra di sé stessa fino agli indecenti spettacolini odierni nella liturgia e nella dottrina.

Oggi, amici cari, come credere? Come continuare a trovare un senso in uno spazio e in un tempo privo di senso?

Tutto sembra consumarsi in fretta.

Chi è sensibile impazzisce, gli altri si adeguano nello squallore sensoriale e nell’oblio. Eppure in alcuni di noi rimane lo spirito templare, non quello fatto di sceneggiate rituali con spadoni e mantelli.

Uno spirito indomito, inestinguibile, è quello dell’antico Ordine. Ed è quello che i nemici non accettano, non capiscono e per questo ci perseguitano o ci ignorano bellamente.
Ripudiamo tirannie e guinzagli.

La battaglia vera non si combatte nei palazzi, ma nelle coscienze. Quello che vorremmo vedere è la manifestazione del Graal, perché è il ponte verso il divino, perché ci riconduce all’essenza, perché ci permette di attraversare il varco verso il mondo nuovo.

Platone nelle ‘Leggi’ parla della fine di un eone e della possibilità di una continuazione, perché la Fine non è mai definitiva, non è una tabula rasa, come aspirano anarchici, apocalittici laici e falsi profeti.

La Fine del ciclo coesiste con l’inizio del nuovo ciclo. Già fra noi ci sono uomini nuovi portatori di idee-forza per quello che verrà.

Sarà dura sopravvivere agli squassi che si presentano tutti i giorni, purtuttavia il compito è quello di far coincidere la Rosa con la Croce e attivare le condizioni affinché si manifesti il Regno di Dio.

È una grande operazione, immane direi, ma vale la pena di vivere per questo

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