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Siamo diventati veramente più ricchi?

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ricchi e poveri

La solitudine dell’uomo di oggi

Io l’epopea tra l’immediato dopoguerra e l’inizio del boom economico non l’ho vissuta appieno.
Ero la nuova generazione, quella fortunata, il primo nipote cresciuto con la protezione di una famiglia povera ma già diventata chioccia.

Eppure, gli ultimi rigurgiti di quella dignitosa povertà me li ricordo bene.

In questo articolo non parlerò di fame, io al contrario della mia famiglia non l’ho mai provata, ma solo perché le famiglie di quel tempo erano numerose, mettevano in comune le poche risorse che avevano e si aiutavano e sostenevano al loro interno.

La famiglia era certamente patriarcale, un termine che oggi fa rabbrividire, ma questa era la sua forza e rappresentava, al tempo stesso, unione e protezione.

Ripensando a quei tempi, però, mi sono tornate alla mente delle scene come flash e paragonarle con i tempi attuali non fa solo sorridere, ma anche riflettere.

In quella vecchia casa c’erano finestre in legno, sbilenche, dalle quali lo spiffero era impetuoso.

I vetri, quelli di una volta, erano applicati al serramento, e stuccati con quella pasta resa famosa dal libro “I ragazzi della via Pál”.

Esposto ad anni di intemperie quello stucco era ormai sgretolato e, in gran parte, mancante.

Gli inverni erano molto più rigidi di oggi e nella pianura padana l’umidità della nebbia, che la sera era ricorrente, aumentava la percezione del freddo.

La sola forma di riscaldamento era la vecchia stufa a legna in ghisa situata in cucina, che serviva, più che altro, a cucinare i cibi.

Ricordo i ghiaccioli, tipo stalattiti che ornavano le finestre, e la velocità con la quale la sera ci si fiondava sotto le coperte, unico posto caldo della casa grazie al “Frate” (la Monega in veneto) con lo scaldino a brace.

Pensateci: uno scaldino a braci vive messo su un materasso in paglia, o in foglie di canapa, o comunque fatto di materiale altamente infiammabile perché la lana non se la poteva permettere nessuno.

Oggi sarebbe da galera, eppure non è mai successo nulla, semplicemente perchè i vecchi conoscevano il pericolo e se dicevano ai bambini “questo non si tocca”, nessuno osava toccare.

Poi fa sorridere che oggi per “risparmiare energia” lo Stato ci incentivi a mettere i tripli vetri, a cambiare serramenti che costano più dell’intera casa, a mettere le pompe di calore, i cappotti ai muri, o insufflare le intercapedini.

A quel tempo, l’energia sapevamo cos’era solo perchè ci accendeva le lampadine da 5 candele.

Vivevamo nella sola casa della corte ad avere un bagno interno.

Tutti gli altri, una piccola comunità di 30 abitazioni, si servivano delle turche in comune in fondo al cortile, e vi posso assicurare che in casa o nella turca, faceva talmente freddo che nessuno stava a bimbonare sul cesso, la facevi in fretta, alla Superman, più veloce della luce.

L’acqua per lavarsi la si scaldava sempre con la mitica unica stufa in cucina.
I panni si lavavano al lavatoio comune, in fondo al cortile, e si stendevano sui fili che attraversavano lo spiazzo messi a disposizione di tutti proprio a questo scopo. Altro che le asciugatrici.

Era bello vedere il figlio della vicina che ogni tanto veniva a trovare la mamma da Torino con una delle poche automobili che si potevano vedere in paese: una Giulietta Sprint rossa che si faceva largo in cortile tra la distesa di lenzuola fissate con le mollette ai fili. Noi bambini restavamo ore ad ammirare quel bolide.

Eppure, in quelle modeste abitazioni vivevamo in tanti.

Solo noi eravamo in 8 più 5 bambini, oggi distruggerebbero una casa moderna in una settimana, ma allora filava tutto liscio come un orologio: nonno e nonna comandavano a bacchetta e quando parlavano loro tutti zitti e obbedienti come agnellini.

Non era sudditanza, era rispetto, era amore, era il riconoscimento della saggezza.

In casa si parlava di tutto, si discuteva tutti insieme anche delle cose più importanti, ma alla fine erano tutti d’accordo che la decisione finale la dovessero prendere i vecchi dall’alto della loro esperienza.

Certo, quella che ho descritto sarebbe ai giorni nostri una famiglia anacronistica, ma credetemi, quell’anacronismo è stato il seme del boom economico italiano perchè era il solo modo per far vivere e crescere le famiglie in un periodo in cui, spesso, non c’erano neppure i soldi per comprare il pane e fare corpo unico era la sola via di sopravvivenza.

Ma la cosa davvero incredibile era che quelle famiglie non erano solo solidali al loro interno, ma si aiutavano l’un l’altra, secondo uno spirito di comunità non scritto, che oggi si è totalmente perso.

Ora tutto è cambiato, abbiamo le automobili, viviamo in belle case con tutti i servizi, andiamo (andate) in palestra, facciamo l’apericena, andiamo a sciare, giochiamo a tennis, passiamo ore nel cesso caldo a guardare il cellulare e, per le ferie, siamo in dubbio tra Sardegna e Maldive, ma siamo sempre più soli, e forse anche più poveri.

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