Lo sport come arma di distrazione di massa
Stiamo vivendo, in questi giorni, la tragedia per l’eliminazione dai mondiali di calcio della nostra nazionale. È la terza volta negli ultimi tre mondiali!
Come avviene spesso tutti a fare i pubblici ministeri e a indicare soluzioni per ritornare ad essere nuovamente competitivi.
Si stanno scrivendo milioni di parole e tutti i mass media e i social ne parlano.
I maggiori responsabili, però, di questa disfatta del nostro calcio hanno già dichiarato di non volersi dimettere. In Italia purtroppo le dimissioni sono un evento straordinario. In qualsiasi altro Paese sarebbero normali.
È un segno dei tempi che viviamo. Nel nostro Paese vi è un’incapacità dei gruppi dirigenti a programmare e un’incapacità a cambiare. Si preferisce, come sosteneva Andreotti, che per il proprio mandato sia meglio tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia.
Un gruppo dirigente, quello della Federazione Giuoco Calcio che ha stravolto spesso tutte le regole per favorire alcune squadre, motivandole con la salvaguardia del loro brand (sempre le stesse) e penalizzare quelle più corrette e più sane nei bilanci.
Si è scelto la tattica di fare i forti con i deboli e fare deboli con i forti, altro sport italiano. E oggi per l’ennesima volta non si assumono le proprie responsabilità.
Andrebbe rifondato il calcio italiano. C’era un progetto molto ponderoso e articolato di un ex grande calciatore, Roberto Baggio, presentato alla Federazione. Andrebbe ripreso e attuato.
Non si spiega perché negli altri sport siamo quelli che primeggiano e nel calcio siamo in fondo alla graduatoria, pur essendo pagati molto di più gli atleti di questo sport.
Eppure, in passato, siamo fra quelli che hanno vinto più mondiali.
Ma, come spesso avviene, la cittadinanza non fa altro che parlare di questo. Come se fosse il problema più importante che stiamo vivendo. Una volta si diceva che questi avvenimenti sono programmati per non far pensare le persone in modo da distoglierle dai veri problemi (l’oppio dei popoli).
Infatti, le questioni importanti, come quelli che stiamo vivendo non appassionano con la stessa intensità e partecipazione. Eppure stanno condizionando la vita delle persone.
È in corso, nuovamente la guerra cruenta, con il suo carico di morti e distruzioni, in Ucraina e in Medio Oriente (Palestina e Iran).
Queste, come sempre, hanno prodotto una speculazione finanziaria che si è abbattuta soprattutto in Europa, dove l’Unione europea si è dimostrata incapace di svolgere un ruolo, in quanto non si è distinta per essere in grado di stabilire politiche comuni autonome e per rappresentare gli interessi dei cittadini di tutti i Paesi aderenti.
Si riparla addirittura di ripresa della politica dell’austerity, invece che abbandonarla. Si dovrebbe, in questa situazione, ridare sovranità agli Stati e nuova autorevolezza alle istituzioni dopo anni di denigrazione che hanno fatto venire meno la fiducia delle popolazioni.
Di fronte a tutto questo, intere popolazioni stanno pagando un prezzo molto alto che non può essere accettato. Emarginazione e povertà stanno toccando apici mai visti e l’aumento esponenziale di materie prime e dei costi dell’energia, compresi tutti i prodotti dei generi di prima necessità, stanno aggravando ancora di più la situazione.
Quante famiglie oggi vivono in uno stato di disagio per i tanti problemi gravissimi che debbono affrontare: dalla scarsità di risorse alla mancanza di cure mediche; dalla disoccupazione ai contratti flessibili, da una scala sociale che si è bloccata alla incapienza di tanti anziani, etc.
Le norme e le tematiche riguardanti i diritti e le tutele, in quasi tutti gli Stati occidentali, sono state modificate in peggio, grazie alla trasformazione liberista della società, iniziata dopo la caduta del muro di Berlino e accelerata con la trasformazione dell’economia reale in economia finanziaria.
Da quel momento, ne è derivata l’affermazione del cosiddetto neoliberismo, diventato, quindi un dogma, che ha imposto al mondo la sua idea di società, non finalizzando l’azione economica ai fini sociali, come avveniva in passato.
Anche in Italia questo è avvenuto, aggravando la situazione economica, già difficile per le problematiche interne, con le crisi importate. Ciò ha determinato un aumento costante del debito pubblico, nonostante le tante manovre che sono state fatte.
Sono aumentate, inoltre, la tassazione “incassata” e la povertà, nel nostro Paese anche per la diversità delle Regioni, e sono accresciute anche le sperequazioni e le differenze.
In Italia è avvenuta, anche una destrutturazione dello Stato, che è stata compiuta attraverso il processo di modifiche costituzionali e interventi di restauro costituzionali, ritirando così il perimetro dello Stato, con la conseguenza che lo stesso non è più in grado di continuare ad essere elemento di coesione e solidarietà.
Bisogna, invece essere capaci di proporre un nuovo patto per la coesione e la solidarietà tra i soggetti portatori di interessi diversi e con gradi diversi di responsabilità istituzionale, culturale e sociale, ma tutti uniti contro il rischio di imbarbarimenti della convivenza civile.
Mi riferisco alla necessità di tornare a far ragionare le persone, ancora di più oggi, all’interno degli pseudo partiti o movimenti, facendo appello alla loro disponibilità o magari individuando nuovi contenitori che facciano rinascere il gusto della politica partecipata.
Nessuno si può chiamare fuori di fronte alla barbarie delle guerre, degli imperialismi, dell’arroganza, della sopraffazione sull’altro e della povertà. Il cittadino è sempre più solo, oltretutto con una tecnologia che impone a tutti di saperla usare per aver la possibilità di fare qualsiasi cosa dalla più piccola alla più grande e non sa a chi rivolgersi per avere i propri diritti.
Bisogna ripensare a come ridare una speranza alle persone, come pure la libertà e il diritto ad essere cittadino e non suddito e per farlo ci vogliono assunzioni di responsabilità e valori verso cui indirizzare la società, la sua democrazia, oltre che la politica.
Altro che la tragedia del calcio!





