Segreti militari passati ai Paesi oltrecortina
Che i sovietici conoscessero le basi italiane della NATO come le loro tasche gli americani l’avevano compreso fin dagli anni Ottanta, allorché l’ex spia della CIA, Harry Rositzke, scrisse nel suo libro che l’Italia era il ventre molle del Patto Atlantico.
Abbiamo ormai la certezza che alcune importanti relazioni approfondite su questo argomento cominciarono ad arrivare oltrecortina intorno al 1959.
Dettagli tecnici sui missili presenti in Italia li abbiamo trovati, ad esempio, nel dossier numero 328 dell’Stb cecoslovacco, che è accessibile a tutti all’archivio dei servizi segreti di Praga.
Queste notizie furono riportate in italiano all’interno di una relazione sulle Basi NATO nazionali redatta il 20 agosto del 1960 da Vittorio Matricardi, probabilmente un comandante della Marina Militare residente nel nostro Paese, che aveva scelto di cedere ai paesi socialisti dell’est i nostri segreti militari. E che segreti! Ancora oggi le basi che lui citò nel documento sono sconosciute.
La storia ufficiale è infatti un’altra. Parla di missili Jupiter piazzati dagli americani tra Puglia e Basilicata nel 1960, come minaccia verso le nazioni del Patto di Varsavia. La crisi si sarebbe risolta due anni più tardi, allorché l’URSS rinunciò a installare basi missilistiche a Cuba, in appoggio al regime di Fidel Castro.
Ma la questione dei missili Jupiter si risolse davvero in quel modo? A me sembra di no, perché questo nuovo documento dimostra che gli americani raccontarono una mezza verità. Non erano quelle dichiarate nei documenti americani, commentati dall’esperto militare Nicola Pedde, le basi nucleari della NATO.
Si trovavano, al contrario, proprio nei luoghi descritti nel nostro libro “Armi di Stato”: il Conero, l’alpe Archia, vicino al Lago Maggiore, la Valle d’Aosta, poi l’entroterra salernitano, il Gargano, quindi la Sardegna e il nord-est italiano.
Le località dovevano probabilmente essere insospettabili, all’interno di paradisi naturali, come Corvara-Pedraces, San Candido, Prato allo Stelvio, Santa Caterina Valfurva.
Perché dunque raccontare questa grande bugia? Per continuare a utilizzare quei siti segreti? Oppure per non turbare l’ordine pubblico italiano, temendo che la stampa potesse sollevare un caso politico? Forse entrambe le cose, ma dovrà essere la politica a spiegarcelo.
Andiamo invece a leggere cosa scrisse “il comandante Matricardi”, ai cecoslovacchi, a proposito del Monte Conero. Le Marche compaiono all’inizio del documento. Fu concesso alla base anconetana molto più spazio rispetto alle altre postazioni americane.
“Monte Conero (vicino Ancona – tra Badia di S. Pietro e S. Maria di Portonova) [parola incomprensibile] sarà terminata entro ottobre) essa è formata di tre batterie ed [ogni] batteria di 5 rampe di Jupiter. Questi sono missili a tre stadi però della massima sicurezza nell’impiego; è necessaria circa un’ora e mezza per caricare i serbatoi, ed ecco perché nei periodi di preallarme essi sono tenuti già caricati, mentre la testata atomica non viene messa nell’ogiva ma tenuta in appositi depositi, costruiti dentro caverne bene attrezzate. Questo missile è pericoloso per il personale delle basi anche a causa della miscela che costituisce il carburante liquido dei tre stadi. Complessivamente sono in funzione rampe per 50 missili Jupiter; mentre sono in costruzione e saranno ultimate verso la fine dell’anno altre rampe che avranno 60 Jupiter”.
Davvero curioso il fatto che, subito dopo queste parole sul Conero, il comandante Matricardi passasse a menzionare, grazie ai dati prelevati allo Stato Maggiore della Difesa, le rampe di Jupiter presenti “vicino al Lago Maggiore alle falde del Monte Zeda (tra Trarego-Premeno e Cannero)”.
Esattamente come abbiamo fatto noi nel libro “Armi di Stato”, di cui questa relazione spionistica diventa a questo punto un’ottima sintesi. Singolare pure il fatto che chi scrive queste righe sia stato chiamato a lavorare, come giornalista o come impiegato (lo vedremo tra un attimo per quanto riguarda le aziende di armi collegate alle basi), seguendo lo stesso tragitto compiuto dai missili Jupiter nel 1960 (e se vogliamo anche dalla macchina di Camerano del 1944 di cui parliamo nel libro “Venti metri sottoterra”).
Nella parte centrale della relazione, il comandante Matricardi si occupava ampiamente delle rampe della Sardegna, e del confine orientale. Ci torna alla mente un altro passaggio oscuro della nostra storia contemporanea: il Piano Solo del generale De Lorenzo. Era il 1964.
Quei cenni ad Ancona e Falconara censurati dal presidente Aldo Moro nel momento in cui il golpe fu scoperto. Il tentativo di colpo di Stato potrebbe essere scaturito dalla necessità di proteggere le manovre segrete della NATO, che, stando ai documenti di questo dossier 328, non prevedevano soltanto basi per armi nucleari nascoste nei monti, bensì anche l’addestramento in Sardegna per militari della Germania Ovest. Scopo: un’invasione dell’ex Germania est durante una futura rivolta popolare.
Ma torniamo ai missili. Matricardi spiegò ai cecoslovacchi che diverse aziende italiane lavoravano per queste basi “fornendo attrezzature”. Tra le prime spicca la Telettra di Milano, via Poma 47. L’abbiamo cercata sul web. Fu fondata nel 1946 dall’ingegner Virgilio Floriani. Ma quello che più conta ai fini della nostra inchiesta è che fu proprio la Telettra, mediante una fusione, a far nascere la STMicroelettronics, azienda di microchip militari la cui maggioranza, come scrivemmo nel nostro libro “Armi di Stato”, era stata acquistata dal Comitato di gestione del Consorzio interbancario SIR.
Ma allora siamo proprio fortunati, le abbiamo indovinate tutte! Dal Monte Conero si apre un’autostrada verso le aziende dello Stato padrone e soprattutto verso il sottobosco di aziende militari dal quale scaturì nel 1976 lo scandalo Lockheed. Aziende in qualche caso finite nelle inchieste di Mani Pulite insieme al loro contenitore principale, l’EFIM, una scatola vuota con debiti stratosferici.
Ci riferiamo alla Oto Melara di Brescia, citata nell’ultima pagina della rapporto Matricardi. Ma anche alla Marconi, che aveva acquisito dalla Montedison il gruppo Montedel, quello con le ditte legate alle tangenti Lockheed.
Nel gruppo di aziende militari dell’EFIM finite in liquidazione coatta amministrativa figura la Almaviva spa, per la quale chi scrive ha lavorato come interinale precario nel 2008. E’ il triste destino che viene riservato a coloro che in questa Italia corrotta non contano proprio niente.
Chi era Matricardi, la spia del Conero?
È mai esistito il fantomatico comandante Matricardi, che firmò nel 1960 una serie di reportage su armi e basi militari della NATO? I primi a chiederselo furono proprio i cecoslovacchi, che ricevevano quei dossier di Matricardi dal loro informatore principale, un certo Ermete Ricchiuti, partigiano abruzzese imparentato con il socialista Nitti, e li raccoglievano con ordine certosino nel dossier numero 328.
Un memorandum collocato all’inizio della prima cartella di documenti consente al lettore, ma anche alle spie che andavano a scartabellare nel loro archivio, di capire come fu allestita la rete spionistica che portò all’acquisizione di quelle notizie riservate.
Lo pubblichiamo integralmente qui di seguito. Con una precisazione. Il memorandum lascia in sospeso la questione dell’esistenza di Matricardi. Come si vedrà, la scarsa affidabilità di Ricchiuti, ribattezzato nel gergo spionistico DUMAS, indusse l’STB cecoslovacco a ipotizzare che Matricardi fosse un personaggio di fantasia, inventato dallo stesso Ricchiuti con lo scopo di guadagnare altri soldi con le relazioni sulla Nato.
Possiamo accettare questa ipotesi? Certamente no. È assai nota agli storici la diffidenza della classe dirigente sovietica. Un episodio famoso è quello che vide per protagonista la spia Richard Sorge. Nel giugno del 1941 Sorge aveva cercato di avvertire Josef Stalin dell’imminente attacco di Hitler all’URSS.
Ma Stalin, testardamente, non volle credergli. Perciò non stupisce che i cecoslovacchi fossero scettici sui rapporti di DUMAS e di Matricardi. I contrasti tra l’STB e i propri informatori nei dossier che ci ha inviato l’archivio statale di Praga non sono affatto rari. Ma anche in questo caso i comunisti commisero un errore.
Un comandante Vittorio Matricardi è sicuramente esistito. È vissuto tra Reggio Emilia e Napoli. Tracce della sua vita si possono leggere nel sito online “Storia di un marinaio”, dove in vari punti si parla di un comandante di Vascello Vittorio Matricardi, deceduto, purtroppo, nell’autunno del 2000. Eccone i passaggi salienti:
“Per esprimere tutta la ns. solidarietà nei confronti del ns. amico Zanoni ed indire una nuova riunione a Ladispoli con il parere favorevole di tutto il Direttivo ed alcuni Gruppi del Lazio, fu effettuato il VI° Raduno il 7 giugno 1998 con la partecipazione del ns. Uff. di Rotta Ten. Di Vascello Vittorio Matricardi incontrato a Ladispoli la prima volta dopo oltre mezzo secolo, essendo venuto a conoscenza della sua residenza a Napoli soltanto da poco tempo.” “…Voglio ancora ricordare l’Amm.glio BALDINI e il C.te Matricardi deceduti nel 2000…” “… onorandomi della loro immensa e fraterna amicizia fino alla loro scomparsa con la perdita dell’ultimo Uff.le Com.te Vittorio Matricardi incontrato a Felina (RE) nel giugno 2000. Lo perdemmo alla fine di novembre dello stesso anno…”
La morte presumibilmente per vecchiaia nel 2000 di questo Matricardi è compatibile con un comandante in piena attività nel 1960, cioè 40 anni prima, periodo in cui poteva entrare in possesso di notizie riservate dello Stato Maggiore della Difesa.
Il vero problema, pertanto, non è la veridicità delle notizie sul Conero, quanto semmai la totale mancanza di una verifica da parte dei sovietici. Èassai probabile, visto quanto c’è scritto nel memorandum, che le informazioni sul Conero non furono utilizzate, come accadde per altre informazioni che i cecoslovacchi ricevevano dai loro informatori. Saremo noi giornalisti del 2020 a dover stabilire se le 50 rampe missilistiche del Conero erano una grossolana bugia oppure una terribile realtà.
Del Vittorio Matricardi di cui parla il dossier sappiamo comunque, grazie ad altre pagine in italiano, che nel 1959 aveva 40 anni. Era sposato con due figli, uno dei quali malato di poliomielite, motivo per il quale si era deciso a defezionare e a consegnare documenti coperti dal segreto di Stato a Ricchiuti e quindi ai cecoslovacchi.
Si recava spesso a Roma dai parenti ed era nipote dell’Ammiraglio Ferreri. Venne imbarcato più volte su navi della Marina Militare e in tempi più recenti nel sommergibile Tazzoli. Essendo un militare particolarmente preparato, e ben referenziato, fece parte di commissioni di studio inviate negli Stati Uniti, in Francia, Germania.
Di fatto, quindi, collaborò segretamente con il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Pecori-Girardi. Tra Matricardi e Ricchiuti, specificava quest’ultimo in una relazione, era nata una solida amicizia tanti anni prima sui banchi di scuola. Si separarono per la guerra e si ritrovarono nel 1946. Da allora ogni tanto mangiavano insieme con i relativi parenti.
MEMORANDUM
DUMAS vero nome RICCHIUTI ERMETE
nato il 12.7.1922 a PALOMBARO in provincia di CHIETI
redattore freelance presso il Ministero italiano
appartamento a Roma, VIA POLESINE 8.
Proviene da una nota famiglia antifascista. Suo padre era un direttore d’orchestra. In quanto tale, ha composto diverse canzoni. Viaggiava spesso all’estero. Durante il fascismo fu perseguitato per la sua adesione e attività nel Partito Socialista Italiano. Soprattutto in relazione allo zio di DUMAS, NITTI, è stato arrestato e indagato più volte. Morì nel 1942 a causa della persecuzione. La madre di DUMAS era un’insegnante. È in pensione dal 1950. Ha una pensione di 60.000 lire mensili. Vivevano in una casa condivisa con DUMAS a Roma.
Il fratello di DUMAS, Aldo, classe 1928, è connazionale ed è impiegato come tecnico presso la ditta PIRELLI di Roma. Abitavano in via MEDAGLIE D’ORO, dove lui ha acquistato un appartamento.
Lo zio di DUMAS, Francesco Fausto Nitti, funzionario del Partito socialista italiano, fu imprigionato nelle Isole Eolie dopo che Mussolini salì al potere nel 1926-27, da dove lui e Rossellini riuscirono a fuggire con Lussa e raggiunsero la Francia attraverso la Svizzera.
La zia di DUMAS, Ada, che poi sposò NITTI all’estero, fuggì da lui con l’aiuto del padre di DUMAS nel 1928. Come risultato di questa associazione con NITTI e la sua futura moglie, venne seguita la famiglia di DUMAS. Il padre di DUMAS doveva presentarsi regolarmente alla polizia. NITTI prese poi parte alla guerra civile in Spagna. Dopo la sconfitta delle unità repubblicane, si rifugiò in Francia, dove fu poi catturato dai tedeschi.
Durante il trasporto al campo di concentramento, lui e altri riuscirono a scappare dal treno. Dopo la fuga si unì al movimento di resistenza francese. Dopo la guerra fu decorato da De Gaulle.
Ritorna in Italia con la moglie e i figli nel 1946. È segretario della Resistenza Nazionale Italiana, funzionario del PSI-Movimento di Sinistra e consigliere comunale di Roma. Nelle attuali elezioni amministrative è stato nuovamente eletto per il PSI. Sua moglie e la zia di DUMAS lavorano nel dipartimento consolare del Ministero degli Affari Esteri italiano.
DUMAS frequentò il ginnasio classico e dopo il diploma iniziò gli studi alla Facoltà di Scienze Politiche. Nel 1942 fu però chiamato a Bolzano a un corso per ufficiali di artiglieria. Poco dopo, lui e l’intera unità furono richiamati e schierati in battaglia. Nel 1943 riuscì a fuggire da Bolzano dall’accerchiamento tedesco e dopo pochi giorni raggiunse la sua città natale. Insieme al fratello e ad altri conoscenti organizzò un gruppo di resistenza che svolse attività contro le truppe tedesche nel chietino dal settembre 1943 al gennaio 1944.
Dopo le rappresaglie dei tedeschi contro la popolazione, il gruppo di tedeschi fu disperso, durante il quale furono uccisi numerosi resistenti. DUMAS si unì poi alla Brigata “Maiella”, che operò in collaborazione con l’VIII Armata britannica sul suolo italiano dal gennaio 1944 all’agosto 1945. Dopo la fine della guerra, DUMAS lavorò dal marzo 1946 presso il Ministero della Pubblica Assistenza, dove lo zio NITTI era il direttore del reparto dei perseguitati dalla guerra. Poiché questo ministero era nelle mani delle forze di sinistra, fu abolito nel 1947 dopo l’espulsione di un comunista e di un socialista dal governo e incorporato nel Ministero dell’Interno italiano. Con questo provvedimento DUMAS passò ai servizi del Ministero dell’Interno, dove lavorò fino al marzo 1951 nel dipartimento personale per l’amministrazione politica. Avrebbe dovuto informare i partiti di sinistra sulle varie misure che il Ministero degli Interni stava preparando in seguito al viaggio dei parenti. Anche lui dovrebbe essere sospettato di questa attività. Dal marzo 1951, di propria iniziativa, andò al Ministero delle Finanze, dove lavorò nel reparto tipografia. Attualmente, quando dovrà essere promosso alla categoria superiore, sta passando attraverso l’ufficio provinciale dell’erario di via LOVANIO, che raccoglie vari crediti che l’erario ha da varie imprese locali.
Si dice che sia di nuovo nel dipartimento stampa del Ministero delle Finanze. Recentemente sta pensando di arrivare al Viminale italiano con l’aiuto di conoscenti.
Secondo la sua dichiarazione, è di sinistra. Nelle elezioni politiche o amministrative, dovrebbe sempre votare per i candidati socialisti. Secondo lui, se il PSI concordasse e attuasse la politica in collaborazione con la DC, egli sosterrebbe l’IKS (il PCI, ndr). Il suo orientamento politico è determinato dall’ambiente in cui è cresciuto. Non è membro di un partito politico. Tende al PSI. Dall’intervista si può vedere che concilia sia la politica interna che quella estera del paese. Sa come gestire bene la situazione politica interna. Dubita che sia possibile ottenere un cambiamento della situazione in Italia attraverso uno sviluppo parlamentare pacifico. C’è un’opinione secondo cui per ottenere questa inversione di tendenza sarà necessario ricorrere alla rivoluzione.
DUMAS è single. Presumibilmente è fidanzato. Non conosciamo il nome della sua fidanzata. Suo padre avrebbe dovuto essere fucilato dai tedeschi. Il suo hobby è suonare il violino. In generale, condivideva l’amore di suo padre per la musica. Inoltre segue lo sport, in particolare il calcio. Non è soddisfatto del budget minimo, sia in termini di posizione che in termini di cure. Il suo stipendio è di 60.000 lire al mese. Pagherebbe 30.000 lire al mese per l’affitto di un appartamento. Hanno una casa famiglia a Palombara.
Sua madre vi trascorre i mesi estivi. Nei mesi estivi di quest’anno, la casa è stata notevolmente danneggiata dal crollo del basamento. Con i premi forniti a DUMAS gli è stato possibile acquistare a rate un’auto Fiat 600. Ma non è stata pagata. Ora che i rapporti sono stati respinti, si trova in difficoltà finanziarie. Non ha le 20.000 lire che deve pagare ogni mese per il mutuo dell’auto. Nell’ultimo incontro ha presentato un prestito in questa direzione, che è stato opportunamente rifiutato.
DUMAS è stato controllato da più parti. Dai controlli, non perfetti ed esaustivi, è emerso che lavora al Ministero del Tesoro, dove ricopre il ruolo di funzionario intermedio. In passato avrebbe dovuto lavorare presso la segreteria del Ministero del Tesoro, secondo il secondo controllo avrebbe dovuto essere assegnato al reparto stampa. Secondo un altro accertamento e secondo la sua spiegazione, ora lavora presso il dipartimento provinciale del tesoro di via LOVANIO, che riscuote crediti da aziende locali italiane. Il controllo dei precedenti conferma che non ha particolari capacità di intelligence nella sua posizione attuale. La sua buona reputazione è confermata dai controlli dei precedenti. Dovrebbe mostrare accordo con la politica del governo.
Corso di contatto:
DUMAS venne alla nostra ambasciata nel settembre del 1959 e, in un’intervista a Berger, offrì notizie e informazioni dall’ambiente del Ministero delle Finanze e, nel caso di nostro interesse, anche dall’ambiente del Ministero dell’Interno italiano . Ha fatto riferimento alla sua parentela con NITTI. Berger ha risposto che avrebbe chiesto al nostro dipartimento di uscita se in alcuni casi poteva fungere da consulente finanziario. DUMAS si è preso la briga di chiedere due volte la nostra posizione. Poiché anche lui è cambiato, cioè ha contatti e opportunità in alcune redazioni del giornale, il 17.10.1959 è stato stabilito con lui un contatto diretto, col fatto che alcuni nostri articoli verranno pubblicati per suo tramite sulla stampa italiana. Nel corso di diversi incontri gli furono offerti consigli su articoli, alcuni dei quali riuscì a pubblicare su “Paese Sera” o “Paese”. Per la pubblicazione dell’articolo gli è stato concesso un fondo stampa.
Retribuzione adeguata del Dipartimento. Firmava sempre la ricevuta della ricompensa.
Nella riunione del 14 novembre 1959 mostrò, a margine, copie dei rapporti del Tesoro, che trattavano questioni economiche in Italia, investimenti esteri, prestiti, ecc. Ha chiesto se le informazioni fornite potrebbero interessarci. Era deciso che avrebbe portato qualcosa. Da allora ha portato ai singoli incontri dati statistici, dati sui prestiti esteri e sugli investimenti nell’economia italiana, vari programmi delle società di armi, ecc. Nel febbraio 1960 il quartier generale valutò i materiali e si concluse che per noi non avevano alcun valore informativo. Di conseguenza, questo tipo di materiale è stato gradualmente rifiutato. Fu data priorità ai rapporti sulla situazione finanziaria, economica e produttiva degli stabilimenti, dove tra l’altro si producevano anche armi, e furono assegnati anche materiali che mostrassero contraddizioni tra gli interessi americani e quelli italiani. Di questi materiali richiesti, DUMAS non ha portato molto. A poco a poco, iniziò a riportare rapporti di natura politica, presumibilmente descrizioni di varie lettere tra singoli membri del governo italiano o la realtà degli ambasciatori italiani indirizzate al presidente del Ministero delle finanze italiano.
Inoltre, nel marzo 1960, ricevette un’offerta dal suo amico MATRICARDI, ufficiale della Marina italiana, che si trovava in una situazione finanziaria sfavorevole. Sarebbe stato disposto a trattare rapporti sull’armamento delle navi militari italiane e, in generale , sulla marina italiana nell’ambito della NATO.
Oltre ai citati messaggi politici, a DUMAS è stato chiesto di fornire messaggi di carattere militare. Nel mese di marzo è stata effettuata un’altra valutazione dei materiali, durante la quale è stato definitivamente stabilito che non hanno alcun valore economico. Sono state pertanto richieste relazioni di carattere politico e militare. Allo stesso tempo, erano necessari rapporti sulle componenti del controspionaggio italiano e sui metodi di lavoro. Avrebbe ottenuto queste informazioni dallo SCIUBBA del Ministero dell’Interno italiano.
Nei rapporti politici portati da DUMAS, che avrebbero dovuto essere ottenuti sia da loro stessi che poi tramite il famoso BUCCIAGROSSI, dipendente della Presidenza italiana del Governo, si cominciarono a scoprire dei difetti. Il contenuto dei messaggi non corrispondeva ai contrassegni e alle lettere con cui erano indirizzati i materiali. Sono state esercitate pressioni affinché DUMAS trasportasse gli originali. Quindi avrebbe portato con sé la fotocopia di una lettera del delegato apostolico negli USA VAGNOZZI, indirizzata all’allora Primo Ministro TAMBRONI. Poi ha portato gli “originali” firmati dal Ministero degli Affari Esteri SEGNI. Sulla base di questi materiali è stato accertato che si trattava di falsificazioni. Le lettere di SEGNI furono restituite a DUMAS senza che gli fosse stata corrisposta alcuna ricompensa.
Nel luglio 1960 fu effettuata una valutazione dei messaggi politici inviati. Si è constatato che in molti casi si trattava di descrizioni di notizie pubblicate sulla stampa, che DUMAS ha sottotitolato con slogan fasulli. D’altro canto, durante la valutazione preliminare del nostro MNO, le segnalazioni di carattere militare si sono rivelate interessanti. I lettori hanno trovato altrettanto interessanti le informazioni ottenute tramite DUMAS sulla spedizione di materiale bellico alla NSR (Germania Ovest, ndr). Di un certo interesse sono le segnalazioni sui metodi di controspionaggio dell’organizzazione italiana. Sulla base di questa valutazione, nel settembre 1960 fu condotto un colloquio con DUMAS, in cui gli fu fatto notare che nel caso dei resoconti politici si trattava di descrizioni di materiale giornalistico e che nel caso dei cosiddetti originali, erano, a nostro avviso, falsi. DUMAS ha cercato di confutare la nostra affermazione in modo poco convincente. Tuttavia, non ha fornito una spiegazione di base. Alla fine i rapporti politici furono respinti e da lui furono ottenuti rapporti di carattere militare, nonché rapporti sui programmi di produzione dell’impianto di armamenti, che furono richiesti in originale. Quando si scoprì che si trattava di rapporti che ci aveva già venduto in passato, e che anche questi “originali” erano falsi, i materiali gli furono restituiti e, ovviamente, respinti.
Nell’ottobre 1960, quando un esperto militare ricevette una valutazione negativa dei rapporti militari, dopo l’intervista con DUMAS, la raccolta di qualsiasi informazione fu interrotta. Allo scopo di chiarire l’esistenza di MATRICARDI, è stato richiesto a DUMAS il suo indirizzo oltre alla fornitura dell’elenco telefonico del Ministero della Difesa. DUMAS, sebbene avesse precedentemente parlato di MATRICARDI come di un buon amico, non ha potuto dare il suo indirizzo. Inoltre, a MATRICARDI non sono ancora stati forniti elenchi telefonici, anche se, secondo DUMAS, MATRICARDI ha interesse alla trasmissione di informazioni militari dal punto di vista finanziario, è interessato a chiarire la collaborazione e ha promesso di organizzare la questione elenchi telefonici.
Oltre alle segnalazioni e alle informazioni riportate, DUMAS ha fornito informazioni sulla persona di un collaboratore della tesoreria del min. MARIANI, che avrebbe dovuto recarsi in Romania come corriere certificato, da dove avrebbe dovuto trasportare vari oggetti di famiglia dalla madre di sua moglie. Questa informazione è stata confermata come vera dagli amici rumeni. Allo stesso modo, la conoscenza della persona di PLACHE corrispondeva sostanzialmente alla conoscenza dei nostri conoscenti. Dal contatto menzionato da DUMAS è stata accertata l’esistenza di SCIUBBA ed è stato accertato che DUMAS era in contatto con lui. È stato inoltre accertato che DUMAS ha effettivamente lavorato presso il Ministero dell’Interno italiano nel periodo da lui dichiarato.
Fin dall’inizio della collaborazione DUMAS ha richiesto somme considerevoli per i messaggi e i materiali venduti. In quasi ogni incontro si è discusso dell’importo della ricompensa. Più volte c’è stato il pericolo che la collaborazione e gli ulteriori contatti con lui sarebbero stati interrotti per questi motivi. Durante la relazione ha ricevuto da noi una notevole somma di denaro. Ha firmato la ricevuta delle ricompense individuali. Ha dichiarato che una parte del denaro era per lui e una parte maggiore per i suoi conoscenti, dai quali avrebbe dovuto ottenere informazioni.
Avrebbe dovuto ricevere i rapporti dalla sua posizione al Tesoro. Egli ha affermato di trovarsi nella segreteria del ministro e di avere un quadro completo della corrispondenza a lui indirizzata. Avrebbe dovuto ottenere altre informazioni di carattere politico tramite il famoso BUCCIAGROSSI dalla Presidenza del Governo, ulteriori segnalazioni al Vaticano da un certo BUZZAO, segretario del sottosegretario di Stato alla Giustizia, segnalazioni di carattere militare da MATRICARDI, ufficiale della Marina Militare Italiana, e le relazioni dei servizi di controspionaggio dello SCIUBBA, dipendente dell’interno e commissario di pubblica sicurezza.
I messaggi che DUMAS avrebbe dovuto ricevere dall’ambiente di min. tesoro li ha copiati o li ha portati fuori dal ministero, dove li ha poi fatti copiare dalla sua fidanzata, che presumibilmente non sapeva a chi fossero indirizzate le descrizioni dei messaggi. I rapporti di carattere militare dovevano poi essere elaborati insieme a MATRICARDI, che glieli dettava da appunti.
Contatti di Dumas:
Nel corso dell’incontro DUMAS ha dichiarato di avere conoscenti di diverse posizioni politiche e/o economiche, ai quali potrà rivolgersi in vari casi e chiedere loro informazioni e notizie. Delle persone elencate è stata verificata l’esistenza solo delle seguenti:
SCIUBBA VINCENZO: Commissario di Pubblica Sicurezza, organo di collegamento tra il Ministero dell’Interno e il Ministero degli Affari Esteri italiano, dove è presso il III Reparto del Dipartimento Stranieri. È responsabile dei rifugiati. Appartamento Roma VIA CIVININI 46. Ex partigiano, vice comandante della brigata “Maiella”. Dovrebbe essere di sinistra. DUMAS lo conosce dai tempi della Resistenza. Sono in contatto con entrambi. Verificato che DUMAS è in visita al Ministero degli Affari Esteri.
Oltre alle personalità citate nel memorandum, DUMAS si avvale della consulenza di personaggi noti del Ministero degli Interni e della polizia. Attualmente è indagato in questa direzione.
Sviluppi valutati e ulteriormente focalizzati:
Dall’analisi del caso e dalle verifiche dei precedenti risulta che DUMAS è un funzionario del Ministero del Tesoro e che in passato ha operato presso il Ministero dell’Interno italiano nel settore dell’amministrazione politica. Nella sua posizione attuale, non ha una funzione tale da poter occuparsi di materiali che ci interessano dal punto di vista dell’intelligence. Le sue possibilità per gli interni non sono ancora del tutto chiarite. Nel corso del rapporto, DUMAS ha esagerato le sue capacità di intelligence per dare più importanza ai rapporti che portava e ai quali dava nomi altisonanti, in modo da poter pretendere da noi maggiori ricompense. Ad eccezione di SCIUBBA, i suoi contatti con persone precedentemente dichiarati non sono stati verificati.
Durante il contatto non è stato stabilito che DUMAS fosse incaricato di indagare su questioni che potrebbero interessare gli organi di controspionaggio. È del tutto possibile concludere che sia comparso e abbia offerto i rapporti di propria iniziativa/o su iniziativa di un compagno con il quale ha redatto i rapporti/sotto il presupposto di guadagni facili. Quando ha visto che le descrizioni dei materiali del ministero del tesoro non erano per noi interessanti, si è orientato secondo le nostre esigenze e ha poi “prodotto” rapporti su questa linea. Molto probabilmente ha inventato anche l’esistenza di MATRICARDI per poter dare “messaggi” di carattere militare.
Fino a quando non sarà chiarita l’esistenza di MATRICARDI e fornito l’elenco telefonico del Ministero della Difesa italiano, non verranno richiesti a DUMAS ulteriori messaggi di carattere militare. Allo stesso tempo, non gli verranno restituiti i premi.
Tenuto conto del fatto che è stato accertato il suo contatto con SCIUBBA e che ha effettivamente lavorato presso il Ministero dell’Interno, ci si concentrerà in particolare sulle problematiche del Ministero dell’Interno italiano. A seconda dei risultati ottenuti, gli sarebbe assegnata una ricompensa ragionevole.
Durante l’incontro gli verranno fatte pressioni affinché spieghi e chiarisca dove ha preso i messaggi che ci sono stati venduti ed eventualmente chi ha partecipato a questa collaborazione. Nel caso in cui ciò non venga chiarito e che anche le sue possibilità per il Ministero dell’Interno risultino limitate o false, i contatti con DUMAS verranno interrotti. 23.11.1960 KOTVA
(fonte: dossier dei servizi segreti cecoslovacchi, numero 328_1_4, pagine 27-39)
Operazione Loreto
29 maggio 1959
Madonna di Loreto – bozza di misura
secondo il rapporto di Pardo/ che vi abbiamo già inviato/ una delle rampe missilistiche dovrebbe essere costruita sul Monte Conero, vicino ad Ancona. La notizia è stata poi confermata dalla stampa italiana. Nei dintorni di Ancona – in una zona dove sarà realizzata una rampa per i razzi – ci sarà un castello o un luogo di culto/S. Maria di Loreto, secondo una relazione del GIBESRA, Giovanni XXIII è particolarmente devoto a questa Madonna.
Proponiamo di pubblicare un articolo sulla storia di S. Maria di Loreto con una sua foto. Nell’articolo si precisa che nei pressi della città della suddetta Madonna sarà costruita una rampa per i razzi, sottolineando i pericoli ad essa connessi, i principi cristiani, ecc. Appena questo articolo sarà da noi pubblicato provvederemo alla sua pubblicazione sulla stampa italiana/Unità, Paese Sera ecc./. Naturalmente l’articolo apparirà nel notiziario edito da Don Gaggero. Lo scopo di questo articolo sarebbe quello di incitare i cattolici profondamente religiosi contro la costruzione di basi missilistiche in Italia.
Ti inviamo il libro “Santuari mariani d’Italia”/ vedi pagina 194/ e le foto di questa madonna provenienti dall’elaborazione di questo articolo. Le foto non sono niente di speciale, ma non potremmo trovarne una migliore.
Appendice – 1 libro e immagini.
Roma, 29 maggio 1959,
Melka Milan
A fine maggio del 1959 scatta l’operazione Loreto. L’elemento chiave per comprendere questa storia è stata l’identificazione di quel PARDA, citato all’inizio della lettera della signora Melka.
Erroneamente il traduttore lo identificava nella Pravda. Si tratta invece del giornalista Paolo Pardo, autore con un certo Gianni Di Giovanni di un rapporto dettagliato sulle basi americane in Italia. I due collaboravano con l’Stb cecoslovacco e pare che poterono divulgare solo in parte su Paese Sera le loro ricerche e ciò che fu censurato sembra che fu proprio l’ubicazione esatta delle basi in Italia. I giornalisti misero quindi nelle mani delle spie comuniste le preziose informazioni che avevano ottenuto.
Documento 119 della cartella 2 del dossier 121.
PARDO Paolo e DI GIOVANNI
“Sono giornalisti di sinistra con i quali la signora Melka è in contatto. Nel 1959 ci fecero una panoramica delle basi missilistiche in Italia. Prima di ciò, erano in viaggio in Italia per conto del loro giornale, raccogliendo materiale per il dipartimento sulle fondazioni. La parte è stata poi pubblicata su Paese Sera e ciò che non si poteva pubblicare ci è stato messo a disposizione.”
L’operazione prende il via e il quartier generale dell’STB di Praga comincia a buttare giù la bozza degli articoli che andranno mandati alla stampa nazionale e internazionale.
Tema dell’articolo: Sotto la protezione dei santi, preparazione all’attacco atomico!
Pieni poteri agli strateghi americani della guerra atomica per distruggere i luoghi santi in Italia per la costruzione delle rampe di lancio!
Nell’aprile e nel maggio 1959 la stampa italiana pubblicò un rapporto sull’accordo tra Italia e Stati Uniti per costruire rampe di lancio sul suolo italiano. La stampa ha riferito di alcuni luoghi dove è già iniziata la costruzione di una rampa per lo smaltimento di missili con carichi atomici: guardando verso est possiamo vedere un primo piano di un luogo.
A circa 27 km da Ancona, sulla costa dell’Adriatico, su una bella collina da cui si vede gran parte dell’Adriatico, gli americani furono autorizzati a costruire imponenti rampe di lancio. Ma questo non è solo un luogo qualunque. È un luogo molto caro ad ogni cristiano. Qui si trova la città di Loreto con una bellissima basilica, che custodisce la Santa Casa e l’immagine della Madonna di Loreto, proclamata da Benedetto XV. per la protezione dell’aviatore. E non sarà il governo dei cristiano-democratici a salvare questo luogo santo da tutti i generali protestanti americani che ne faranno una base a buon mercato.
Cosa ne dicono i ministri democristiani, cosa ne dice il Vaticano?
Loreto è una contea di circa 10.000 abitanti. La città fu eretta da Sisto V. Si tratta di una bassa basilica fatta costruire da Paolo II, che la fece esporre in segno di gratitudine per la guarigione miracolosa della Madonna, quando si recò a Roma in conclave da cardinale. L’aspetto del tempio mutò nel corso del secolo e l’architetto Sacconi riportò il tempio alla sua forma originaria, senza intaccare l’opera d’arte realizzata nel corso degli anni dai singoli artisti. Nel tempio c’è la cappella di S. Marco, conosciuto in tutto il mondo per gli affreschi del forlivese Melozzo. C’è anche una cappella slava dedicata a S. Cirillo e Metodio. La Santa Casa si trova nella Basilica Cattedrale, dove Cristo passò durante la sua giovinezza. Questa casa fu trasferita da Nazareth alla Dalmazia nel 1291 e poi dopo tre anni e mezzo nel carcere di Recanati e infine stabilita a Loreto, dove si trova tuttora. Questo luogo è stato visitato da più di 50 papi da Pio II, passando per Paolo II, Sisto IV, Giulio II, Leone X, Clemente VII, S. Pio V, Sisto V, Benedetto XII, Pio X, ecc. È particolarmente caro all’attuale Papa Giovanni XXIII, il quale è molto devoto della Madonna di Loreto.
E questo luogo santo diventerà una base militare dalla quale, su ordine dei generali americani, verranno lanciati razzi mortali con cariche esplosive contro gli abitanti amanti della pace al di là del Mare Adriatico. Attualmente, il che è abbastanza logico, questo luogo dovrebbe essere sottoposto a ripetuti colpi che non lascerebbero nulla di intentato in questa bellissima città: l’Italia è diventata la principale base militare di questa guerra?
Cosa dice il Santo Padre?
Tra le numerose basi missilistiche di cui Pardo e Di Giovanni hanno inviato una “panoramica” completa i cecoslovacchi si sono concentrati su Loreto. Il perché il lettore lo avrà già compreso. La misura attiva mirava chiaramente a coinvolgere nello scandalo il Vaticano, per farlo sentire responsabile dell’attacco che gli Stati Uniti stavano per lanciare al mondo dalle nuove basi missilistiche.
C’è da sottolineare anche il ruolo di un altro personaggio che abbiamo identificato nella lettera di Melka: don Gaggero. Al secolo Andrea Gaggero, fu un partigiano cattolico torturato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Vale la pena di leggere tutta la sua biografia tratta dal sito dell’Anpi.
“Consacrato sacerdote nel 1940, don Gaggero (che faceva parte della congregazione dei Filippini), fu – come lui stesso ebbe a ricordare – l’unico prete, in Italia, che ha fatto parte di un comando militare, ha partecipato a tutte le riunioni costitutive, alla raccolta delle armi e al dislocamento delle prime forze partigiane sull’Appennino ligure. Già dal 1936 Andrea Gaggero si era messo alla testa di gruppi clandestini di cattolici antifascisti e, dopo l’armistizio, la sua chiesa di San Filippo Neri, in via Lomellini a Genova, divenne base di appoggio dell’attività partigiana. Arrestato il 6 giugno del 1944, il sacerdote fu torturato per quasi quaranta giorni, senza che i fascisti riuscissero a far uscire dalla sua bocca una parola che potesse danneggiare la Resistenza. Processato e condannato a 18 anni di reclusione, il sacerdote fu prima tradotto al campo di Bolzano (matricola 4035), dove fu attivo nel comitato clandestino di resistenza, e di qui, il 14 dicembre 1944, avviato al lager di Mauthausen, dove gli fu assegnato il numero 113979. Sopravvissuto alla fame, al freddo e alle violenze (soltanto venti, dei circa quattrocento deportati con lui da Bolzano, si salvarono), don Gaggero fu liberato il 5 maggio 1945. Rientrato a Genova e riuscito a riprendersi, il prete torna al sua impegno sacerdotale; ma non rinuncia a presiedere l’Associazione ligure degli ex deportati. Non solo: nel 1950, in piena “guerra fredda”, accetta l’invito di recarsi a Varsavia, al II Congresso mondiale dei “Partigiani della pace”, dove tiene un discorso ed è eletto nel Consiglio. Al rientro in Italia è convocato dal Santo Uffizio che, nel maggio del 1953, lo riduce allo stato laicale “per grave disubbidienza”. Andrea Gaggero non rinuncia a battersi per la pace e nel 1961 entra a far parte della presidenza del Comitato italiano e, con Aldo Capitini, promuove una iniziativa che avrà risonanza mondiale: la Marcia della pace Perugia-Assisi. Sulla sua vita, Andrea Gaggero, prima di morire di tumore, era riuscito a registrare un diario. Non era però riuscito a completarlo. Termina, infatti, con la sua partenza dal campo di Bolzano per Mauthausen. Si intitola Vestio da omo.”
Appare evidente quindi il ruolo che l’Stb voleva assegnare a don Gaggero: inserire la vicenda Conero-Loreto nella battaglia pacifista, farlo contribuire alla diffusione di queste informazioni.
Più che di disinformazione qui possiamo parlare di strumentalizzazione delle notizie militari. Il collegamento tra Monte Conero e Loreto è una forzatura che non può sfuggire soprattutto agli abitanti dell’anconetano. Tra le due zone vi sono parecchi chilometri, inoltre si tratta di due comuni differenti. Come è visibile dal Santuario di Loreto, il promontorio del Conero è facilmente distinguibile pure dalle montagne dell’Appennino anconetano.
Ma don Gaggero fu veramente una spia dei cecoslovacchi? Fino ad oggi non l’avevamo mai incontrato nei vari dossier. Una cosa è certa. Quando nei docuumenti il nome (o soprannome) compare con le lettere maiuscole, si tratta con molta probabilità di un loro confidente, se non di una vera e propria spia.
Il risultato di questa misura attiva in ogni caso fu scarso. Sappiamo da una nota dell’Stb che furono stampati due articoli: uno su l’Avanti!, quotidiano socialista, uno su “Vie Nuove”, un periodico che usciva nel formato classico di un settimanale. Non un granché, ma i cecoslovacchi si rifaranno l’anno dopo ritornando sulla vicenda con altri articoli, ben più consistenti ma di carattere più generale. Incaricato della nuova misura attiva sarà il giornalista Vito Sansone, spia che avevamo già incontrato nel libro Il nemico invisibile. Ne riparliamo più avanti.
Nel dossier è presente anche un articolo in lingua ceca, forse uscito il primo luglio del 1959, ma non siamo riusciti a identificarne il giornale. Non dovrebbe trattarsi di Rude Pravo.
Fortunatamente nell’archivio del nostro Senato esiste un database di tutti i numeri dell’Avanti! E avendo in mano la data certa dell’uscita dell’articolo, 29 luglio 1959, non abbiamo avuto difficoltà a reperirlo e fotografarlo.
Loreto base USA per missili?
ANCONA, 28. – Nei pressi di Ancona si sta procedendo, in base all’accordo fra il governo degli Stati Uniti e quello d’Italia, alle ricerche e ai preparativi per l’istallazione delle rampe per missili. Le rampe devono essere collocate al piedi del Monte Conero che forma un alto promontorio roccioso sporgente nell’Adriatico. In questa zona si trova la cittadina di Loreto, che è nota in Italia come luogo di pellegrinaggi dei credenti cattolici e che ora sta per diventare una base americana dalla quale dovranno essere lanciati dei missili atomici che dovrebbero colpire, in caso di guerra le popolazioni dell’altra sponda dell’Adriatico. Nei piani bellici dello stato maggiore americano è stata considerata anche l’eventualità che la cittadina di Loreto sia esposta a colpi di rappresaglia. La notizia non può non allarmare la pacifica popolazione di Loreto e dell’anconetano: è necessario quindi che il nostro governo si pronunzi in merito e al più presto.
Operazione Dulles
Come accennato, il faldone che contiene l’operazione Loreto è il 121, mentre la cartella, delle quattro esistenti, è la seconda. Voglio a questo punto raccontare brevemente la storia di questo prezioso ritrovamento. Si tratta di un gruppo di documenti praticamente invisibili, nel senso che l’inchiostro dei caratteri battuti a macchina all’epoca è quasi del tutto scolorito.
Dunque, a un primo passaggio veloce su queste fotografie, perché di questo si tratta: foto dei documenti originali, avevo soltanto notato il titolo del documento, che vi ho tradotto integralmente all’inizio del precedente paragrafo: il documento 91. E dai segni del tempo emergeva solo la frase: “Madonna di Loreto”.
Una prima idea fu che potesse trattarsi di uno dei tanti approfondimenti che le spie di Praga portavano avanti sul Vaticano. E la cosa mi parve piuttosto noiosa. Poi nel corso dell’estate del 2023, grazie anche al tempo libero di cui disponevo, volli tornarci sopra.
In fondo, mi dissi, Loreto è nelle Marche, non distante dal monte Conero. Vuoi vedere che…? E fu esattamente così. Tentai di ritoccare con un programma professionale la fotografia 91, agendo sul contrasto e sulla luminosità. Miracolo. Ricomparve il monte Conero. Non diversamente, del resto, era andata con l’altro dossier di Matricardi: scritto in italiano, ma scolorito e con varie lettere o parole parzialmente illeggibili.
Tutti questi documenti, o quasi tutti, non sono traducibili con l’intelligenza artificiale. Occorre fare l’amanuense, trascrivere lettera per lettera cercando di ricostruire quello che non si capisce o si intuisce soltanto ingrandendo al computer il dettaglio della parola.
Serve anche molta esperienza sulla lingua ceca e personalmente comincio a poterla vantare. Potrei completare questo studio filologico apprendendo le regole della grammatica ceca, mi manca solo questo, anche se la curiosità già mi spinge verso altri ex paesi socialisti a caccia di notizie sulle Brigate Rosse.
Il dossier 121 si occupa dell’operazione Loreto dal documento 91 al 105. Si conclude con un breve messaggio anonimo (di Milan Melka?) che ne riassume i risultati finali. Modesti, direi. Sono usciti due articoli sull’Avanti! (questo lo conosciamo, ormai) e su Vie Nuove. Il progetto cecoslovacco comunque è di proseguire in questa campagna e così sarà.
Esattamente un anno più tardi, a maggio del 1960, il servizio segreto di Praga riparte con l’iniziativa, coinvolgendo più giornalisti a loro fedeli. Si tratta di un gruppo di persone che scrivono per Paese Sera: ci sono i soliti Pardo e Di Giovanni, c’è un certo Minuti, di cui si parla in altri faldoni dell’SRB, e c’è Vito Sansone.
Viene buttata giù la bozza di un lungo articolo che secondo le spie corrisponde alle visioni politiche della Cecoslovacchia comunista. Il concetto chiave è molto chiaro: gli americani stanno costruendo in Italia basi missilistiche molto pericolose, perché potrebbero trascinare l’intero Paese in un conflitto nucleare, le cui vittime sarebbero, non gli americani, bensì i cittadini italiani che abitano nelle località occupate dalle basi, e che non sono in grado di controllare l’operato dei militari americani.
Quello che viene chiesto a Sansone e ai suoi colleghi in sostanza è di far intravedere una rappresaglia molto probabile in caso di attacco americano. Sono parole che mi suonano come minacce. L’unica città che viene citata in continuazione, sia nella bozza, sia nella lettera che tra poco leggerete, è Loreto. L’accostamento tra la base missilistica del Conero e il santuario di Loreto è ormai consolidato nei documenti cecoslovacchi.
Si tratta di tradurlo a questo punto, negli intendimenti dei sovietici, in articoli e poi anche in manifestazioni di popolo, coinvolgendo i parlamentari italiani. Nell’anno trascorso tra l’operazione Loreto e questo nuovo progetto denominato in codice Dulles, sembra che qualcosa sia successo, sebbene il sospetto è che gli organizzatori dietro le quinte fossero sempre i servizi segreti di Praga.
Nella lettera con cui viene dato il via all’operazione, e che vi faccio leggere integralmente, viene fatto cenno a un articolo di Vie Nuove secondo il quale il Vaticano avrebbe protestato contro la costruzione di una base missilistica sul monte Conero, ossia a pochi chilometri dal santuario mariano meta di pellegrinaggi. Si era messo all’opera don Gaggero, come previsto dall’operazione Loreto? Purtroppo non è facile rispondere in quanto l’archivio di Paese Sera e di Vie Nuove, per gli anni 1959 e 1960 è quasi introvabile.
Il 19 maggio 1960, dunque, scatta l’operazione Dulles, che secondo i piani esposti nella lettera numero 13 dovrà allargarsi a macchia d’olio da Loreto fino a tutta l’Italia. Eccone il testo.
“Misure attive contro l’americanismo in Italia / Azione Dulles /
Nell’ambito dell’azione volta a rafforzare il movimento antiamericano anche fuori dall’Italia, organizza la stampa di una serie di articoli sulle basi americane in Italia in Paese Sera / secondo la tua proposta /.
Focus dell’articolo:
Gli articoli devono essere preparati in modo tale che sia chiaro che sono scritti da giornalisti italiani che hanno soprattutto interesse a garantire che l’Italia non venga coinvolta dagli americani in un conflitto con i paesi socialisti.
Gli articoli mirano contro l’esistenza di basi americane sul territorio italiano, in particolare in singole zone, tra cui la città cattolica di pellegrinaggio di Loreto. Sottolineiamo soprattutto il pericolo per le singole zone e per la popolazione di queste zone, perché gli italiani non hanno alcun controllo sulle basi e la base può essere facilmente utilizzata per azioni contro i paesi socialisti. Voi continuate ad elencare le seguenti azioni americane, misure di ritorsione immediate, come ha sottolineato Krusciov, che porterebbero alla distruzione della popolazione.
Negli articoli si fa riferimento ai rapporti precedentemente pubblicati sul gioco d’azzardo americano con la pace nel mondo facendo volare aerei carichi di bombe all’idrogeno fino ai confini dell’URSS e si approfondisce nuovamente l’ultimo volo spia dell’aereo americano U-2 sul territorio dell’URSS e la dichiarazione degli USA, autori del reato, secondo cui azioni simili continueranno ad abbellirsi in futuro In particolare, per sottolineare che il destino dell’Italia è in realtà nelle mani di qualche ufficiale americano, il quale può “saltare” nella sua testa, ordinare un’azione, che avrà poi come risultato un colpo devastante alle fondamenta – che ovviamente porterebbe via in primo luogo gli spettatori innocenti. È necessario agire sui sentimenti della popolazione nel vero stile italiano, per riuscire a provocare un movimento spontaneo contro l’americanismo in nome della nazione italiana e della conservazione dei ricchi monumenti storici sul territorio italiano.
Per la preparazione dell’articolo inviamo il materiale necessario, cioè le notizie sulle basi americane in varie zone d’Italia, vendute al signor Melek dai giornalisti di “Paese Sera” Pardo Di Giovanni, ed anche la relazione di un altro giornalista di Paese Sera Minuti sull’accordo tra Usa e Italia per la costruzione di basi missilistiche sul territorio italiano. Alleghiamo anche un ritaglio di Vie Nuove sulla protesta del Vaticano contro la costruzione di una base americana vicino al luogo di pellegrinaggio di Loreto / l’evento.
Discutete la preparazione e la pubblicazione dell’articolo con Sansone, Pardo o Di Giovanni, o eventualmente con un altro giornalista che sia sicuro di prenderla come un’azione propria. Successivamente gli verrà corrisposto il compenso adeguato. Prima di pubblicare l’articolo, controlla se soddisfa i requisiti, affinché soddisfi il nostro obiettivo.
Con la pubblicazione dell’articolo perseguiamo l’obiettivo di pubblicarlo ulteriormente sulla stampa provinciale, dove si stanno costruendo basi concrete, e di agire, sulla base della pubblicazione, sull’opinione pubblica delle grandi masse in uno spirito antiamericano. Poi per provocare un ampio movimento antiamericano, espresso come protesta contro le redini italiane, all’ombra del parlamento italiano.
Se l’evento avrà successo, parlate con i parlamentari italiani della possibilità di espandere il movimento a tutta l’Italia e di provocare interpellanze dei deputati in parlamento. L’azione verrà poi ulteriormente approfondita dalla pubblicazione di un articolo sull’ingerenza americana nella vita economica e politica dell’Italia.
Inizierai ad aggiungere un codice all’evento solo dopo la nostra approvazione, dato che la proposta è ancora al ministro.”
La proposta venne approvata, come ci fa sapere il telegramma del 23 giugno 1960 firmato da un certo Jaros:
“Il 23/6/1960 fu dato il consenso per effettuare misure preventive attive contro gli USA. Condurrà Sr. Melka e pagherà a Sansone una ricompensa dopo la pubblicazione dell’articolo.
23/6/1960 Jaros”
Seguiva una “risposta”, scritta a penna in calce al messaggio, che citava Pardo e Di Giovanni ma è incomprensibile.
Mi pare di poter dedurre, in ogni caso, che Vito Sansone si mise all’opera e cercò di veicolare sul suo giornale, Paese Sera, il messaggio minaccioso dei cecoslovacchi. L’operazione Dulles è già finita qui. Negli altri documenti, dalla fotografia numero 135 in poi, si parla d’altro. Non è escluso che la stessa misura attiva possa ricomparire citata all’interno di altri faldoni e di diverse operazioni.
Ciò che i cecoslovacchi sembrano dimenticare è proprio il monte Conero, con il terribile ossimoro base missilistica-santuario religioso. Già in un documento del 1961, che fu redatto in doppia lingua: ceca e russa, ed avente ad oggetto le basi missilistiche italiane, venivano nominate all’interno di una rapida panoramica solo quelle pugliesi, le stesse che poi diverranno, secondo la storiografia recente scritta dai nostri esperti di geopolitica, le uniche basi americane di quel periodo.
Il documento è disponibile nel nuovo archivio online dei servizi segreti cechi, al quale ci si iscrive tranquillamente dall’Italia con il proprio servizio di identificazione digitale Spid. La relazione che ci interessa è contrassegnata da una lunga sigla che inizia con: A 11 i.j. 392
Basi missilistiche in Italia.
Secondo quanto riferito da una fonte credibile, si trovano nella provincia italiana della PUGLIA che ha piazzato basi missilistiche in questi luoghi :
1) a sud di Gioia, 40-42 km dalla strada statale 100
2) 7 km a nord-est di Mutolly.
3) 16 km a sud ovest di Martina Franza (M. delle Pianelle)
4) 6 km a est di Laterva, sul Monte S. Trinite
5) 7 km dalla strada statale n. 171, a ovest di Santransa
6) 15 km a nord-ovest di Altamura
7) 8 km da San Domenico, a sud-ovest di Gravina Massoto
8) sul Monte Impiso a est di Spinalzola
9) 12 km dalla Strada Statale n. 99, a sud-ovest di Irsino
10) 15 km a nord-ovest di Accavira
11) a Masso Sanio, 10 km a sud di provincia di Matera
12) all’aeroporto di Bari
13) all’aeroporto di Brindisi
Il rapporto non è stato verificato, ma proviene da una fonte credibile.
Se andiamo a confrontare questo elenco con le notizie ufficiali relative alle basi italiane dei missili Jupiter, presenti sul sito peacelink.it, scopriamo che i cecoslovacchi le avevano indovinate quasi tutte, pur storpiando i veri nomi delle località, nonché aggiungendo gli aeroporti di Bari e Brindisi; e possiamo dedurne, come ho già avuto modo di spiegare nei paragrafi precedenti, che la scoperta recente di un documento americano contenente questi nomi non è affatto uno scoop.
Base 1 Gioia del Colle (BA)
Base 2 Mottola (TA)
Base 3 Laterza (TA)
Base 4 Altamura A (Bari)
Base 5 Gravina di Puglia (BA)
Base 6 Altamura B – Quasano (BA)
Base 7 Spinazzola (BT)
Base 8 Irsina – Calle (MT)
Base 9 Acquaviva delle Fonti (BA)
Base 10 Matera
Quello che mi sono chiesto è perché, improvvisamente, nonostante venga scritto che non era stata effettuata alcuna verifica, queste nuove informazioni soppiantarono le precedenti. La risposta a mio avviso ce la fornisce il video che fu girato nel 2014 all’interno del bunker del Conero. Testimonierebbe cioè la presenza di docce decontaminanti, ma all’interno di una struttura probabilmente rimasta incompiuta.
Questo mi induce a ritenere che nel 1961, magari per via delle proteste del Vaticano, il progetto di creare una rampa missilistica sotto il monte Conero fu abbandonato, per trasformare quel sito in un centro di addestramento Nato sulle telecomunicazioni. Una base, dunque, non meno importante, gestita da Gladio Stay Behind, ma quantomeno non troppo appariscente, tanto da riuscire a scomparire completamente dalle cronache dei quotidiani ed avviarsi verso la trasformazione, solamente all’apparenza, in un paradiso naturalistico.
Anche i documenti successivi provenienti da Praga confermano questa ipotesi. Ad esempio il file denominato A 11 i.j. 19, sempre del 1961, nel fornire informazioni sulle basi Nato di Italia e Turchia citava alcune località pugliesi ed altre della Sardegna, proprio mentre sui giornali italiani la politica si confrontava su queste stesse notizie ufficiali.
Le basi citate dai cecoslovacchi erano a: Gioia del Colle (Puglia), Altamura (Puglia), Decimomannu (Sardegna), Arbus (Sardegna), Alghero (Sardegna), Irsina (Basilicata), Mottola (Puglia), Gravina (Puglia), Teulada (Sardegna).
C’è però anche un’altra ipotesi. Nel suo libro intitolato: “We will bury you – Noi vi seppelliremo”, Jan Sejna afferma che, durante la crisi di Cuba del 1962, i russi non informarono la Cecoslovacchia delle loro reali intenzioni, ossia di installare i missili nell’isola di Fidel Castro.
Questa notizia lascia aperta la possibilità che, onde evitare le interferenze di Praga, anche sulle basi italiane della Nato il Kgb possa aver diffuso informazioni false.
Appendice fotografica

Un militare davanti alla base in costruzione in cima al Monte Conero e
il documento della bozza di misura attiva denominata “Loreto”.

Un militare al lavoro nel centro radar della Stazione RT, in uno dei tunnel del Conero.
Il piazzale antistante la Stazione RT visto dall’esterno in una foto diffusa su Facebook.


Massimo D'Agostino, giornalista pubblicista insegna Italiano e Storia. Dal 2010 gestisce il blog di storia e attualità "E cronaca". Dal 2011 pubblica saggi storici e libri sportivi. Nel 2022 ha vinto la pergamena del quarto posto al Premio letterario internazionale "18 maggio" con il libro sulla seconda guerra mondiale dal titolo "Venti metri sottoterra".


