Mentre i magistrati ballano e cantano Bella Ciao
La consultazione referendaria ha evidenziato alcuni dati positivi ed altri negativi.
Un primo dato positivo è che è andato a votare il 58,47% degli aventi diritto, la qual cosa dimostra che la democrazia è viva.
Il secondo dato positivo è che i partiti di governo hanno evidenziato la loro assoluta democraticità, in barba al solito ritornello del fascismo che attanaglia il Paese, affermando che il popolo ha votato, che il popolo è sovrano e che il voto va rispettato.
Valga per tutti i commenti quello di Giorgia Meloni: “La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso: portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini, e i cittadini hanno deciso. E noi, come sempre, rispettiamo la loro decisione”.
“Resta chiaramente il rammarico – ha aggiunto Giorgia Meloni – per una occasione persa di modernizzare l’Italia, ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo”.
Il commento dei leader del centro destra dicono chiaramente che il risultato non incide sulla maggioranza che sostiene il Governo, il quale sarà sottoposto al voto dei cittadini nel 2027.
Tanti saluti a chi vorrebbe trasformare il voto in una bocciatura al governo con conseguente dimissione dell’esecutivo.
Un dato negativo è la frammentazione del Paese in tante aree, entro le quali andrebbero fatte analisi approfondite, non facili a botta calda. Esistono varie Italie e, ancora una volta, il voto le ha evidenziate.
| Regione | Sì | No |
| Aosta | 48,19 | 51,81 |
| Marche | 46,26 | 53,74 |
| Abruzzo | 48,23 | 51,77 |
| Basilicata | 39,97 | 60,03 |
| Calabria | 42,74 | 57,26 |
| Campania | 34,78 | 65,22 |
| Emilia-Romagna | 42,75 | 57,25 |
| Friuli-Venezia Giulia | 54,47 | 45,53 |
| Lazio | 45,41 | 54,59 |
| Liguria | 42,96 | 57,04 |
| Molise | 45,30 | 54,70 |
| Lombardia | 53,57 | 46,43 |
| Piemonte | 46,50 | 53,50 |
| Puglia | 42,86 | 57,14 |
| Sardegna | 40,56 | 59,44 |
| Sicilia | 39,02 | 60,98 |
| Toscana | 41,84 | 58,16 |
| Trentino-Alto Adige | 49,41 | 50,59 |
| Umbria | 48,32 | 51,68 |
| Veneto | 58,41 | 41,59 |
| Italia | 46,26 | 53,74 |
Un altro dato negativo è che la bocciatura della riforma non elimina il vulnus inferto da tempo all’equilibrio dei poteri. Un vulnus che va oltre la stessa Costituzione e che intacca i fondamenti dello Stato di diritto inteso come patto sociale e non come Leviatano o Stato etico.
La questione è radicale e riguarda la reale indipendenza dei poteri di uno Stato democratico e di diritto.
Senza la riforma rimane in essere un sistema della magistratura governato dalle correnti politicizzate e basate su scambi di interessi. Lo scandalo Palamara non è servito ad aprire gli occhi ai cittadini, i quali hanno tutto il diritto di tenerli chiusi, ma anche di sopportarne le conseguenze.
Un dato non solo negativo, ma sconvolgente in uno Stato democratico, è vedere i giudici ballare e cantare Bella Ciao per la vittoria del No, a dimostrazione della loro politicizzazione. In un Paese democratico i giudici dovrebbero cantare solo le leggi dello Stato e niente altro.
Mala tempora currunt quando i poteri dello Stato esondano e si colorano di colori di parte.
Vale per la magistratura e vale per tutti gli apparati dello Stato.
Gli unici poteri dello Stato ad avere una caratterizzazione politica sono il Parlamento ed il Governo.
Un dato positivo, se lo si vede come una sorta di legge del contrappasso, è che la vittoria del No, al netto delle chiacchiere di Conte e della Schlein, ha subito aperto la guerra sulla leadership della sinistra (o presunta tale).
Mentre il centro destra non fa una piega e, dopo aver accettato il responso dei cittadini, prosegue nella sua azione di governo, il centro sinistra inizia subito la guerra della leadership, dando il segno evidente di quale qualità politica siano i leader di quel pateracchio informe che sta assieme solo in funzione del nemico.
Del Governo si parlerà nel 2027, con buona pace dei Landini e dei landò.





