Bersani vota no, nonostante la separazione delle carriere sia stata per trent’anni una riforma della sinistra
Oggi improvvisamente è diventata una riforma asservita alle destre e reazionaria… i più esagitati la definiscono fascista.
Bersani, al vertice della tensione emotiva, dichiara di non essere più sicuro se continuare a chiamar compagni i colleghi del PD partito che voteranno sì al referendum.
Ma non è cambiata la riforma.
È cambiata, invece, la convenienza politica.
Il padre del processo accusatorio
Questa storia inizia nel 1989, quando entra in vigore il nuovo codice di procedura penale voluto dal ministro di Grazia e Giustizia Giuliano Vassalli. È la riforma che introduce in Italia il processo accusatorio con un modello semplice: accusa, difesa e giudice / ovvero tre soggetti distinti.
Vassalli lo disse chiaramente già nel 1987: “Parlare di processo accusatorio mentre pubblico ministero e giudice appartengono alla stessa carriera è poco coerente con la logica del nuovo sistema”.
Il motivo era ed è intuitivo.
Se accusa e giudice appartengono allo stesso ordine, la terzietà del giudice diventa fragile.
Per questo molti giuristi che sostennero quella riforma (Tra cui Rossi e Pisapia) dissero apertamente che senza separazione delle carriere il modello accusatorio restava incompleto.
La sinistra riformista
Negli anni successivi quella idea diventa una proposta esplicita della sinistra.
1997 – Commissione Bicamerale
La commissione presieduta da Massimo D’Alema propone due ruoli distinti tra giudici e pubblici ministeri e due CSM separati. Tra i promotori c’è anche Luciano Violante, che spiegò chiaramente che la separazione serviva a garantire la terzietà del giudice.
2001 – Programma dell’Ulivo
Il programma guidato da Francesco Rutelli prevede carriere distinte tra giudici e PM per modernizzare la giustizia.
2007 – Governo Prodi
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella presenta un disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere. La riforma passa alla Camera, ma si ferma con la caduta del governo.
2014 – Governo Renzi
Il ministro Andrea Orlando introduce limitazioni per il passaggio diretto tra PM e giudice con la Legge 103/2017. che stabiliva un cambio di funzione limitato a 4 volte. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi afferma che la separazione delle carriere è il modello prevalente in Europa.
2021 – Riforma Cartabia
La riforma promossa dal ministro Marta Cartabia limita i passaggi tra funzioni. Il segretario del PD Enrico Letta la definisce un passo verso la separazione delle carriere.
Il paradosso (arriviamo a oggi)
Nel 2026 la stessa riforma sostenuta per trent’anni dalla sinistra riformista diventa improvvisamente: autoritaria, antidemocratica e fascista.
La spiegazione però è molto più semplice.
Non è cambiata la riforma. È cambiata la convenienza politica.
Quando una proposta resta pressoché identica per trent’anni ma diventa improvvisamente pericolosa solo perché la propone il governo sbagliato, il problema non è giuridico, ma politico. Per questo il punto non è chi la propone.
Il punto è il merito della riforma.
E sul merito la storia è chiarissima: la separazione delle carriere nasce dentro la cultura giuridica riformista che ha costruito il processo penale moderno in Italia.
Se oggi qualcuno finge di scoprirla pericolosa, non è cambiata la proposta. È cambiata (in peggio) la memoria storica.





