
Oggi è di moda anche nel mondo sindacale mettersi “a bolla” baciando la pantofola al governo Meloni.
Vedi, in proposito, intervista del segretario Uil Paolo Bombardieri sul Secolo D’Italia Di ieri.
Questo dovrebbe aprire una proficua riflessione in molti ambiti.
Molti amici che frequento da una vita, mi chiedono, conoscendomi nella “vita precedente” di impegno riformista, dove il sindacato era impregnato di responsabilità, contrattazione sui posti di lavoro all’interno delle regole che presidiavano il mercato, il motivo per il quale da tempo questo bagaglio culturale sia un percorso purtroppo messo a riposo in cantina. Le scelte di partecipazione definite nel congresso storico della socialdemocrazia a Bad Godesberg in Germania, che hanno rappresentato l’welfare moderno e un il modello di società democratica e civile, hanno nella sostanza fatto la stessa fine.
Lo sciopero e le manifestazioni in sostegno della Palestina, di fatto di Hamas, da parte del segretario generale della Cgil Landini, hanno fatto esplodere all’interno del sindacato le molte contraddizioni da tempo sul tavolo.
La verifica sul ruolo del sindacato nella società attuale diventa un fatto politico non più rinviabile.
Oggi serve una risposta secca: il sindacato per essere autonomo dai giochi con mille risvolti ed effetti deve stare lontano, molto lontano dalle case dello Stato, in tutte le sue plurime forme – e sono tantissime. La propaganda e l’ideologia della nebbia voluta e ricercata da molti dirigenti sindacali cooptati sulla base della loro abilità nella “gestione clientelare della cassa “ ha snaturato la capacità di contrattazione, supporto alla cultura del lavoro.
L’esperienza attuale nel confronto con il governo ne è una dimostrazione ma, ancora peggio, si è palesata l’incapacità di comprendere ciò che stava avvenendo nel quadro della politica energetica e specialmente nel decisivo settore industriale dell’auto.
Il gioco del contesto dell’ex Fiat -Stellantis docet, ed è lì a dimostrare la superficialità con cui leader sindacali, in primis Landini, hanno affrontato la questione quasi esclusivamente con molte interviste fasulle sui giornali del padrone e nulla più.
Questa è la cosa evidenzia facendo un serio esame di realtà. Non è più possibile non andare alla radice di fondo dei problemi.
Oggi il problema e quello di tornare a dare autonomia a chi si iscrive al sindacato: tessera di adesione libera, ma deve avere valore giuridico temporale definito in un anno solare. E’ un principio fondamentale valido per tutte le associazioni.
Liberarsi dalla becera burocrazia e un atto di libertà democratica.
Oggi il problema nel sindacato riguarda l’autorevolezza di una leadership che si dimostra sempre più superficiale. Oltre le nebbie e le fumisterie prevale, con una certa continuità, lo stile del vecchio Fregoli, il mitico storico trasformista per antonomasia. Non c’è cultura della contrattazione sui posti di lavoro. Tutto e improntato su automatismi e clientele manipolate per gestire prevalentemente la macchina del consenso interno all’organizzazione sindacale. Il lavoro, la professionalità o la prevenzione della sicurezza sui posti di lavoro vengono di conseguenza dopo.
L’occupazione dei gangli dello Stato è la priorità: così lo spirito primario del ruolo del sindacato va diritto verso il suicidio.
Se qualcuno me lo dovesse chiedere posso fare in dettagliato un lungo elenco.
Oggi, per esempio, dopo aver supportato il segretario della Cgil Landini, chiamato in causa dalla segretaria della Cisl Daniela Fumarola, con un intervista sulla Verità di Tobia De Stefano, il segretario generale della Uil, Paolo Bombardieri, si è precipitato senza imbarazzo a dare una risposta con un intervista nientemeno che al giornale Il Secolo d’Italia. Gesto eclatante quello di “baciare pubblicamente la pantofola” al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo essere stato per lungo tempo la spalla attiva di Landini.
Svelto, veloce, ma tutto non può essere solo tattica e trasformismo, meno che meno nel mondo del sindacato.
Certo cogliere il segnale del burrone e cosa alla fine utile: poi però serve ben altro.
Fregoli può gongolare felice nella tomba. Le parole sono aria ai denti. Landini per un verso, Bombardieri per un altro.
A noi non resta, appesi nel vuoto che piangere.





