
In una manciata di giorni è cambiato il mondo.

Donald Trump ha bombardato i siti nucleari dell’Iran, ha imposto la fine della guerra tra Iran e Israele e ha piegato gli europei alla nuova politica internazionale che esclude la logica guerrafondaia dei neocon globalisti e dei neo-colonialisti. I fabiani inglesi sono fuori gioco.
Al netto dell’impegno sul 5% del Pil che, francamente, mi sembra un trucchetto propagandistico atto a inglobare la Von der Leyen sotto l’imperio del commander in chief Usa, il comunicato conclusivo del vertice Nato mette nel sacco l’Unione Europea, la logica guerrafondaia di Starmer e di Macron e cambia definitivamente i parametri europei nei confronti della Russia.
Kiev non entra nella Nato.
Nessuna condanna all’invasione russa dell’Ucraina.
Nessuna automaticità di attivazione dell’articolo 5 del Patto Atlantico, il ché significa che se gli inglesi (Macron ormai prende solo schiaffi e non è considerato) attraverso qualche imbroglio tenteranno di metter in atto, anche sotto falsa bandiera, qualche “aggressione” russa (vedi progetto Alchemy), gli Stati Uniti non interverranno militarmente.
La perfida Albione, che dietro le quinte manovra Zelensky, in prosecuzione dei manovratori neocon (Nulan, Obama, Biden, Soros) è servita.
Dall’insieme degli avvenimenti di questa settimana esce chiaro il fatto che Usa e Russia si parlano non da nemici, non da amici, ma da super potenze che si rispettano e agiscono in un mondo nel quale si stanno ridefinendo le sovranità degli Stati e le zone di influenza.
Putin ha già ottenuto quello che voleva più di ogni altra cosa: il riconoscimento di grande potenza da parte degli Usa.
Ora si avvia una nuova fase per chiudere le vicende di Gaza e di Kiev.
Per Gaza entra in scena il terzo vertice del pentagono simbolo dei nuovi assetti mondiali: l’Arabia Saudita, con un suo possibile protettorato e relativo sbocco sul Mar Mediterraneo.
Alla Cina Trump e Putin hanno garantito il petrolio dell’Iran, con Teheran sotto tutela del Cremlino.
La pacificazione del Medio Oriente consentirà di attuare la Via del Cotone (India-Emirati-Arabia Saudita-Giordania, Israele- Mar Mediterraneo) attraverso un rapporto fondamentale anche per gli equilibri nel quadrante del Pacifico, grazie all’entrata dell’India tra i vertici del pentagono.
Il mondo batte cinque.
In questo quadro assumono nuova importanza il Mediterraneo (Israele-Italia- Turchia-Russia-Arabia Saudita), il Polo Nord (Usa e Russia) e l’Africa (terreno di confronto per nuovi equilibri, attualmente terreno di presenza importante della Cina).
L’Unione Europea non c’è.
L’Inghilterra è stata messa in un angolo.
Per l’Italia, grazie a Giorgia Meloni, si aprono spazi importanti di azione. La scommessa riguarda il deep state italiano, infiltrato da anni da logiche neocon, filo francesi, filo inglesi.
Per Giorgia Meloni, nei nuovi assetti mondiali in formazione, si apre una partita interna decisiva: destrutturare il grumo di interessi nato sul Britannia nel 1992 e ben individuabile nelle sue componenti interne ed esterne e nei suoi protagonisti di varia specie.
Compito arduo, ma necessario.





