Home Politica estera IL GIORNALISMO FECCIA E L’IRA IMPOTENTE DEI DEMOCRATICI USA

IL GIORNALISMO FECCIA E L’IRA IMPOTENTE DEI DEMOCRATICI USA

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“Scum”. “Feccia”. Donald Trump, al vertice Nato all’Aja, attacca i giornalisti che mettono in dubbio l’esito degli attacchi portati dagli Stati Uniti contro i siti nucleari dell’Iran. Per il presidente americano, i raid della notte tra sabato e domenica hanno prodotto “l’annientamento” di Fordow, Natanz e Isfahan. Diverse testate – in particolare Cnn e New York Times (testate Dem) – sulla base di informazioni di intelligence hanno messo in dubbio il risultato ‘definitivo’ degli attacchi: il programma nucleare iraniano sarebbe stato rallentato, ma non distrutto.

“Tra i giornalisti c’è la feccia”, dice Trump, ribadendo che l’attacco è stato un’operazione “geniale”.

Non si tratta di feccia, ma di servitù a un mondo, quello dei neocon e dei democratici, i quali sono allo sbando e hanno bisogno di ridurre la portata di un evento storico che in meno di cinque giorni ha cambiato la direzione della geopolitica.

Gli attacchi degli Stati Uniti ai siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan sono avvenuti nella notte tra il 21 e il 22 giugno 2025, con l’operazione denominata “Martello di Mezzanotte”.

I deputati statunitensi hanno reagito quasi immediatamente sui social media all’annuncio del presidente degli Stati Uniti di aver ordinato un attacco all’Iran, con i falchi repubblicani che hanno celebrato la mossa e la parte democratica che ha espresso una decisa disapprovazione.

I repubblicani hanno generalmente sollecitato una linea dura nei confronti dell’Iran. La maggior parte sostiene sistematicamente le operazioni militari israeliane nella regione e ha criticato apertamente le politiche di Teheran.

I democratici si sono mostrati reticenti nei confronti dello sforzo diplomatico avviato due mesi fa da Trump con l’Iran, sostenendo silenziosamente il suo obiettivo di privare l’Iran della capacità di dotarsi di armi nucleari, ma negli ultimi giorni le critiche verso un possibile attacco da parte dei democratici erano aumentate e la condanna iniziale da parte dei membri del partito era stata dura.

“Trump sta agendo completamente al di fuori della sua autorità e sta ancora una volta calpestando la Costituzione. Questa è un’escalation illegale e terrificante”, ha dichiarato la deputata Summer Lee.

“Sganciare bombe sull’Iran ci avvicina alla guerra, non alla pace, e lui sta mettendo a repentaglio milioni di vite. Il Congresso deve approvare immediatamente la nostra risoluzione sui poteri di guerra per frenarlo.”

“È una follia – ha detto il deputato democratico Jim McGovern – Trump ha appena bombardato l’Iran senza l’approvazione del Congresso, trascinandoci illegalmente in una guerra in Medio Oriente. Non abbiamo imparato la lezione!?!?”

“La disastrosa decisione del presidente di bombardare l’Iran senza autorizzazione costituisce una grave violazione della Costituzione e dei poteri di guerra del Congresso. Ha rischiato impulsivamente di scatenare una guerra che potrebbe intrappolarci per generazioni”, ha scritto su X la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, sottolineando che ciò costituisce “assolutamente e chiaramente” un motivo per l’impeachment. Bernie Sanders, invece, nel corso di un comizio a Tulsa, ha citato le parole del presidente Usa parlando di “un attacco incostituzionale di Trump all’Iran“, con la platea che ha risposto urlando: “No world war”.

Parole al vento, come al solito, quelle della Cortes, ossia pura propaganda. Per procedere all’impeachment serve la maggioranza nel Congresso, e quindi ai democratici servirebbe qualche voto dei repubblicani. Un’ipotesi anche questa totalmente respinta da Trump: “Grande unità nel Partito Repubblicano, forse un’unità come non ne abbiamo mai viste prima. Ora portiamo a termine il Big Beautiful Bill. Grande, Grande, Bellissimo Progetto di Legge. Il nostro Paese sta andando alla grande. MAGA!“.

Le accuse dei democratici sono state respinte al mittente dal segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, che in conferenza stampa ha affermato che Trump “ha rispettato i requisiti di notifica del War Powers Act” e ha informato i membri del Congresso degli attacchi immediatamente “dopo che gli aerei erano decollati in sicurezza“. 

Non avevano ancora messo in atto la solita caciara inutile che Trump ha annunciato su Truth Social un accordo per un cessate il fuoco completo e totale tra i due Paesi, iniziato ufficialmente alle 6:00 ora italiana del 24 giugno 2025, dopo intensi negoziati che hanno coinvolto anche il Qatar come mediatore.

L’annuncio di Donald Trump sulla tregua tra Iran e Israele è stato pubblicato su Truth Social poco dopo la mezzanotte italiana del 24 giugno 2025, intorno alle 00:10-00:15 ora italiana (circa le 18:10 ora di Washington del 23 giugno 2025)

I democratici, i neocon, tutto il ciarpame propagandistico si è trovato all’improvviso senza ossigeno.

Cosa fare? Iniziare a dire che l’azione non è andata davvero a colpire fino in fondo le strutture, che è un mezzo fallimento, e via discorrendo.

Un fallimento la pace? Perché è di questo che si tratta, non delle pietose narrazioni dei media affiliati ai neocon sull’efficacia del raid.

A proposito di Iran, sarebbe interessante mostrare ai dem, ai neocon e ai loro media di supporto, le fotografie del 1979 dei dipendenti statunitensi tenuti in ostaggio per oltre 300 giorni nell’ambasciata. Oppure quelle della caserma dei Marine. Duecentoventi Marine sono stati uccisi da un attentatore suicida al servizio dell’Iran. E così via. Seicento militari statunitensi, uomini e donne, assassinati dalle milizie sostenute dall’Iran in Iraq solo negli ultimi 20 anni.

Sarebbe opportuno ricordare ai democratici che se in Iran c’è un regime teocratico è perché loro, al governo nel 1979, hanno abbandonato lo scià e favorito l’insediamento di Khomeini.

La rivoluzione iraniana del 1979 portò alla caduta dello scià Mohammad Reza Pahlavi e all’instaurazione della Repubblica Islamica sotto la guida di Khomeini.

Le cause della rivoluzione furono molteplici: il regime dello scià era percepito come autoritario, corrotto e filo-occidentale, con una modernizzazione forzata (la “Rivoluzione Bianca”) che alienò il clero sciita, le classi popolari e parte della borghesia. Nonostante le entrate petrolifere, l’inflazione e la disuguaglianza alimentarono le proteste. Khomeini, in esilio dal 1963, divenne il simbolo della resistenza, diffondendo messaggi rivoluzionari tramite audiocassette.

Gli Stati Uniti, sotto diverse amministrazioni, avevano sostenuto lo scià come alleato strategico in Medio Oriente, fornendo aiuti militari ed economici per contenere l’influenza sovietica e garantire l’accesso al petrolio. Durante la presidenza di Carter (1977-1981), gli Stati Uniti si trovarono a gestire una situazione iraniana in rapido deterioramento.

Carter promosse una politica estera incentrata sui diritti umani e questa posizione portò a critiche al regime dello scià per le sue violazioni dei diritti, incoraggiando l’opposizione iraniana a esprimersi più apertamente, sperando in un minore supporto USA allo scià.

Nel 1978, con l’intensificarsi delle proteste, Carter non fornì allo scià il supporto militare richiesto per reprimere le manifestazioni. Gli USA rifiutarono di vendere gas lacrimogeni e proiettili di gomma, temendo di alimentare accuse di complicità in una repressione violenta. Questo fu interpretato da alcuni come un segnale di indebolimento del sostegno americano allo scià.

Durante la Conferenza di Guadalupe (gennaio 1979), Carter e altri leader occidentali decisero di non sostenere militarmente lo scià, invitandolo a lasciare il Paese per evitare un’escalation. Lo scià partì il 16 gennaio 1979, segnando un punto di non ritorno per la monarchia.

Documenti declassificati nel 2016 rivelano che rappresentanti dell’amministrazione Carter ebbero contatti con Khomeini, allora in esilio a Parigi, tramite intermediari. In una lettera del 27 gennaio 1979, Khomeini rassicurò Carter che la Repubblica Islamica non sarebbe stata ostile agli USA e avrebbe promosso pace e stabilità. Questi contatti furono pragmatici, volti a esplorare le intenzioni di Khomeini e a evitare un vuoto di potere in Iran.

Dopo la rivoluzione, il 4 novembre 1979, studenti iraniani occuparono l’ambasciata USA a Teheran, prendendo in ostaggio 52 americani per 444 giorni. La crisi fu innescata dal rifiuto di Carter di estradare lo scià, che si trovava negli USA per cure mediche. L’operazione di salvataggio (Eagle Claw, aprile 1980) fallì disastrosamente, danneggiando la credibilità di Carter. Questo evento segnò il punto più basso della sua presidenza e contribuì alla sua sconfitta contro Reagan nel 1980.

I democratici, pertanto, a proposito dell’Iran, dovrebbero stare zitti e chiedere scusa, non alzare la voce gracidando come ranocchie nello stagno.

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  • Redazione

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