Home Politica MELONI, LE BASI USA IN ITALIA E UN’OPPOSIZIONE DI BASSA LEGA

MELONI, LE BASI USA IN ITALIA E UN’OPPOSIZIONE DI BASSA LEGA

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Giorgia Meloni in Parlamento ha ribadito che l’Italia non è stata coinvolta nel raid Usa in Iran e ha assicurato che, se mai dovesse arrivare una richiesta dall’alleato statunitense, l’utilizzo delle basi italiane per interventi in Iran passerebbe comunque per il vaglio delle Camere.

Una risposta che non basta alle opposizioni, che chiedono, Schlein e Giuseppe Conte in testa, una parola “chiara” sul fatto che l’Italia “non entrerà in questa guerra”. Non basta ai dem nemmeno la presa di posizione sull’azione di Israele a Gaza, che per la premier sta “assumendo forme drammatiche e inaccettabili”.

È non solo pretestuoso, ma indice di propaganda di quarta serie, chiedere al Governo ciò che non è a sua disposizione. È vergognoso che leader politici ed ex presidenti del Consiglio, fingano di non sapere quanto è scritto nei trattati che l’Italia ha sottoscritto nel corso degli anni.

I trattati sull’uso delle basi militari statunitensi in Italia sono regolati da una serie di accordi bilaterali e multilaterali, principalmente siglati a partire dagli anni ’50, nel contesto della Guerra Fredda e dell’adesione dell’Italia alla NATO.

Ecco una sintesi dei principali trattati e delle loro implicazioni.

Accordo bilaterale del 1951 – Firmato tra Italia e Stati Uniti, questo accordo ha gettato le basi per la cooperazione militare, consentendo agli USA di utilizzare terreni italiani per scopi militari in cambio di aiuti economici e supporto per la ricostruzione post-bellica. Da questo accordo è nata, ad esempio, la base di Camp Darby tra Pisa e Livorno.

Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) del 20 ottobre 1954 – Conosciuto anche come “Accordo Ombrello”, regola le modalità di utilizzo delle basi concesse agli Stati Uniti sul territorio italiano. Stabilisce che le basi rimangono sotto la sovranità italiana, ma gli USA mantengono il controllo operativo su equipaggiamenti e attività militari. Il testo di questo accordo è stato a lungo secretato, alimentando dibattiti sulla trasparenza.

Trattato NATO SOFA (Status of Forces Agreement) del 19 giugno 1951 – Ratificato dall’Italia con la legge n. 1335 del 1955, disciplina lo status delle forze armate NATO nei paesi membri. Regola aspetti come la giurisdizione sui militari stranieri, prevedendo l’esenzione dalla giurisdizione italiana per reati commessi in servizio ufficiale. Questo trattato si applica anche alle basi USA in Italia, spesso condivise con la NATO.

Memorandum d’intesa del 2 febbraio 1995 – Aggiorna e specifica le procedure del BIA, definendo dettagli tecnici per l’uso delle basi, come il controllo dei voli e la gestione del personale. Conferma che i comandanti italiani hanno un ruolo formale, ma il controllo operativo rimane prevalentemente statunitense.

Accordi tecnici locali – Negli anni, sono stati siglati vari memorandum e accordi specifici per singole basi (es. Aviano, Sigonella), spesso secretati, che regolano aspetti operativi e logistici. Questi documenti sono stati criticati per la loro opacità, come evidenziato in sede parlamentare, poiché violerebbero l’articolo 80 della Costituzione italiana, che richiede la ratifica parlamentare per trattati internazionali.

Sebbene le basi siano formalmente sotto la sovranità italiana, gli accordi concedono agli USA ampia autonomia operativa, suscitando critiche su una presunta limitazione della sovranità nazionale. Episodi come la crisi di Sigonella del 1985, quando l’Italia si oppose agli USA per la gestione dei terroristi dell’Achille Lauro, hanno evidenziato tensioni su chi abbia l’ultima parola. Su quella vicenda si giocò il futuro politico Bettino Craxi.

Gli accordi richiedono che l’Italia autorizzi l’uso delle basi per operazioni non NATO, ma in pratica, l’approvazione è spesso implicita o subordinata a pressioni politiche. Ad esempio il ministro Tajani ha dichiarato che le basi italiane non sono state usate per attacchi USA contro l’Iran, ma l’innalzamento dell’allerta suggerisce un coinvolgimento indiretto.

La natura secretata di molti accordi ha alimentato proteste e richieste di trasparenza, ma non è un problema di questo Governo, ma dello Stato italiano da decenni.

Le basi di Aviano e Ghedi ospitano bombe nucleari B61 nell’ambito del “Nuclear Sharing” NATO. L’uso di queste armi non richiede il consenso italiano, ma solo l’approvazione del Consiglio NATO, sollevando interrogativi sulla sovranità in caso di conflitto.

I trattati sull’uso delle basi USA in Italia riflettono, pertanto, un equilibrio tra cooperazione strategica e limitazioni alla sovranità nazionale, con accordi spesso opachi che lasciano margini di ambiguità. La loro applicazione pratica dipende dai rapporti di forza tra Italia e Stati Uniti, come dimostrato da episodi storici e dalle recenti tensioni geopolitiche.

Questo quadro di accordi non è mai stato messo in discussione da chi ha governato prima di Giorgia Meloni e, conseguentemente, il baillame propagandistico delle opposizioni è del tutto fuori luogo e dimostra poco senso dello Stato.

Se si vogliono cambiare i trattati e gli accordi lo si dica e si avvino le opportune procedure, ma non faccia politica di bassa lega su questioni che riguardano gli equilibri internazionali, soprattutto con gli alleati.

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  • Redazione

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