
Giusto per rimanere, come sottofondo musicale di una riflessione, in tema di fascismo e antifascismo, altrimenti senza canzoncina la sinistra papista si allarma, utilizzo, per rendere l’idea, una vecchia canzone del regime (fascista, s’intende) dove al padre in guerra un figlio si rivolge dicendo che fa la sua parte.
La canzone è “Caro Papà” e il figlio dice:
“Anch’io combatto
anch’io fò la mia guerra
Con fede, con onore disciplina
Desidero che frutti la mia terra
E curo l’orticello ogni mattina
L’orticello di guerra”.
Ecco il tema vero di queste elezioni regionali: l’orticello di guerra.
Il centrosinistra, nella sua versione ufficiale di “campo largo”, perennemente in “guerra” contro il Governo, ha vinto in Emilia Romagna e in Umbria.
Risultati chiari, inequivocabili e fa bene Elly Schlein ad essere contenta, non solo per la vittoria in sé, ma anche per il fatto che si consolida la sua sedia di segretaria.
Espugnare, da parte del centrodestra, l’Emilia Romagna sarebbe stato il segno della fine del partito papista e della sua rete di potere. Obiettivo non solo difficile, ma irrealistico, in quanto quel sistema di potere è stato benedetto dalla Balena Bianca (leggi Democrazia Cristiana) che, con l’istituzione delle regioni, ha associato l’allora Partito comunista al sistema di potere in vigore in Italia, senza superare la barriera dei rapporti internazionali.
Meno scontata la riconquista dell’Umbria, in gran parte dovuta, a mio modesto parere, agli errori della Lega di Matteo Salvini, che ha colonizzato la Regione.
Sicuramente qui ha contato molto il versante papista del Pd, dal momento che la candidata di centro sinistra, ex sindaco di Assisi, è una cattolica impegnata nel pacifismo.
Tuttavia, al di là del dato evidente della vittoria della sinistra papista, con venature rosso verdi (ed eccoci all’orticello di guerra) la performance del Pd (42,94% in Emilia Romagna e 30,23% in Umbria) è avvenuta riducendo il campo largo ad un orticello di guerra.
L’evidenza della riduzione ad orto del campo largo è nei dati del Movimento Cinque Stelle che vedono il movimento che fu di Beppe Grillo e di Giandomenico Casaleggio ridotto dal sommo leader Giuseppe Conte al 3,55 per cento dei consensi in Emilia Romagna e al 5,3 in Umbria.
Beppe Grillo ha pubblicato una fotografia dove si vede lui su un tram con accanto un soldato giapponese e dalla didascalia si capisce che il nipponico irriducibile a comprendere la sconfitta è Giuseppe Conte, dall’Elevato denominato Oz (era il nome del giapponese, ma anche del mago).
Insomma, il Mago di Oz, alias giapponese inconscio della disfatta e rimasto nella foresta a guardia del bidone, alias Giuseppe Conte, è giunto al capolinea.
Non stanno meglio i Verdi e Sinistra, con un misero 5,3 in Emilia Romagna e un altrettanto misero 4,28 in Umbria.
Per affermare il proprio partito, pertanto, la Schlein ha prosciugato gli alleati del campo largo, portando tutte le risorse nell’orticello di guerra che, pertanto, campo largo non è e non sarà più.
La Schlein rischia di fare l’alleanza con se stessa, in un esercizio narcisistico che porta solo alle illusioni.
Se Conte piange (anche se finge di esultare) non ride la Lega che, da qualche tempo, è fuori dalle righe.
La Lega ha totalizzato un misero 5,7 per cento in Emilia Romagna e un 7,7 per cento in Umbria, dove presentava il presidente uscente.
In Umbria il presidente uscente, Donatella Tesei, vinse con il 57,5 per cento e la Lega totalizzò il 36,95 per cento e 8 consiglieri regionali.
Una seria riflessione Matteo Salvini dovrebbe farla, perché qualcosa non ha funzionato.
Veniamo al dato dell’affluenza.
In Emilia Romagna ha votato il 46,42 per cento degli aventi diritto, la qual cosa già di per sé dovrebbe preoccupare chi si occupa di politica e chi dice di sostenere la democrazia. Nelle precedenti elezioni a votare era andato il 67,67 per cento degli aventi diritto. Un calo di 21,25 punti è da osservare con attenzione. Inoltre, se guardiamo alle percentuali, prendere il 42,94 per cento del 46,42 per cento, significa avere una rappresentanza reale di circa il 22 per cento, la qual cosa, in Emilia Romagna, al di là della vittoria, dovrebbe allarmare chi in settanta anni ha costruito una rete di presidi sociali, economici e culturali diffusa.
Più o meno la stessa riflessione andrebbe fatta per l’Umbria, dove con il 52,3 per cento di votanti sul totale degli aventi diritto, il Pd, con il suo 30,23 per cento ha una rappresentanza reale del totale della popolazione avente diritto al voto di circa il 15.
Ovviamente lo stesso ragionamento vale per tutti. Vale anche per la Lega, che in Umbria non è riuscita a radicarsi ed è stata vista come un corpo estraneo, con l’improvvida scelta di catapultare Luca Coletto, già assessore alle politiche sanitarie del Veneto, a svolgere l’incarico di assessore alla sanità della Regione Umbria.
Le regionali di questo 2024, vale anche per Sardegna e Liguria, dovrebbero far riflettere i partiti e le istituzioni, cosa che regolarmente non avverrà, perché prevale la propaganda, persino all’interno.
Chi ad ogni piè sospinto, in punta di propaganda, sostiene che bisogna difendere la democrazia e la libertà, due concetti che vanno di pari passo, essendo la democrazia uno strumento per garantire la libertà, dovrebbe ricordarsi della canzone di Giorgio Gaber, nella quale si recita: “La libertà non è star sopra un albero/Non è neanche il volo di un moscone/La libertà non è uno spazio libero/Libertà è partecipazione”.





