
La Storia paga sempre le cambiali.
Nella vita esistono 2 tipi di debiti. I debiti finanziari, ed in questi casi ci pensano I Tribunali con i codici civili e di procedura civile ed i debiti morali e civili. Per questi debiti difficile le modalità di quantificare il “quantum” ovvero le varie tipologie di riconoscimento ovvero di escussione. Ma sempre, prima o poi, ci pensa la Storia.
Oggi,25 aprile ove l ‘ Italia celebra la “Festa della Liberazione ” dobbiamo ringraziare il Sole 24 Ore che a firma di Paolo Bricco a pagina 13 ci dona la lettura di documenti e notizie spesso solo ipotizzate ma oggi materializzate con un esemplare articolo.
Si scrive e si legge del ruolo ricoperto da alti esponenti della finanza italiana, ai vertici di principali istituti di credito, dal 1943 al 1945 contribuirono a far finanziare la lotta partigiana in Italia.
Si scrive di Raffaele Mattiolo, Alfredo Pizzoni, Enrico Cuccia, Stefano Glisenti.
Esponenti della finanza “laica” separata, secondo l’articolista, dalla finanza “cattolica”, nel contesto dei loro incarichi aziendali, permetteranno agli “Alleati” di finanziare la Resistenza.
Si scrive quindi di “Spie”, perché caro lettore, le “Spie” quelle vere e non quelle da scuola media, le troviamo sempre “con i soldi nelle valigette” prima di vederle con armi o barbe finte.
L’ articolo illustra copie di rimesse di pagamento, lettere di patronage, missive diplomatiche.
Tra le 4 autorevoli figure spicca Enrico Cuccia, che con il nome in codice “John Fowler” si legge consegnerà a George Kennan, agente dell’ OSS padre della CIA, considerato altresì futuro ideologo della dottrina Truman sul contenimento dell’URSS, un documento di Ugo La Malfa e Adolfo Tino sulla “pregiudiziale repubblicana” al sostegno statunitense ai Savoia. Questo documento verrà pubblicato dal New York Times il 28 giugno 1942.
Alfredo Pizzoni, nome in codice “Mr. Pietro Longhi” con un passato militare e solide conoscenze economico finanziarie negozierà con gli Alleati dopo lo Sbarco in Sicilia e garantirà l’equa distribuzione delle somme ricevute da americani ed inglesi a tutte le compagini partigiane.
L’ articolo termina con la lettera inviata da Delano Roosevelt a Benedetto Croce.
Ciò è la breve sintesi di un eccellente articolo.
Qualche, personale, considerazione che pone qualche domanda e riflessione.
Nel Trattato di Pace di Parigi siglato il 10 febbraio 1947, conclusione della Conferenza di Pace sempre a Parigi dal 29 luglio al 15 ottobre 1946, l’Italia è dichiarata “nazione sconfitta” unitamente alle altre nazioni dell’ Asse con trattamento diverso per la Germania.
Sulle cause della disastrosa entrata in guerra italiana di cui esclusiva responsabilità la dittatura fascista non è tema dell’ articolo ma doveva essere citata.
Dal Trattato di Parigi del 1947 l’Italia perderà territori nazionali e colonie.
Ma questo Trattato riporta un articolo, l’articolo 16, ove si obbliga il nostro Paese a non incriminare e perseguitare cittadini italiani compresi appartenenti alle Forze Armate, che avevano collaborato con gli Alleati dal 10 giugno del 1940 fino all’ entrata in vigore del Trattato stesso.
Questa è Storia.
Come è Storia che un grande politico come Palmiro Togliatti, e lo scrive chi non è di quel campo ideologico, come ha anche scritto in tal senso su questo giornale il professor Silvano Danesi, sapeva bene che era necessaria una politica di pacificazione nazionale tradotta nella “Svolta di Salerno” dell’ aprile 1944 ma soprattutto con la “Amnistia Togliatti ” prodotta dal leader comunista in qualità di ministro di Grazia e Giustizia con Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi il 22 giugno 1946 finalizzata alla pace sociale.
Lucio Caracciolo anche di recente ha parlato di “accordi segreti” stipulati con gli Alleati che hanno fortemente limitato la sovranità nazionale ed un immediato pensiero va ad Enrico Mattei.
Talvolta non ci si spiega della “conventio ad excludendum” di determinati profili a spiccata visione “patriottica ” in ruoli istituzionali ma forse sarebbe bastato solo leggere i documenti.
L’ Italia ha bisogno di Unità, Solidarietà e Coesione.
Le ricorrenze non devono dividere ma unire.





