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LA SCUOLA DEVE BOCCIARE?

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di Gianvito Caldararo
E’ bastata la notizia che il ministro dell’Educazione Nazionale e della Gioventù, Gabriel Attal, di fronte al declino della scuola francese, proponesse la divisione in tre gruppi le classi degli studenti a secondo del loro livello di merito. In breve sintesi, propone una scuola più rigorosa, cioè con la possibilità di bocciare, perché è meglio ripetere l’anno e colmare le lacune evidenziate che pagarle allorquando ci si inserirà nel mondo del lavoro.
Il ministro francese di fronte al declino della scuola francese sostiene che “non è facendo finta che tutti sono uguali, prescindendo dal merito, che si fa un favore a chi è scarso ovvero presenta evidenti lacune”. E’ decisivo, proprio per il declino che ha raggiunto la scuola francese, di creare un sistema più esigente e rigoroso, in modo che spinga tutti a dare il massimo. Cioè bisogna puntare ad un livellamento verso l’alto e non verso il basso. Lo stesso problema si pone nella nostra Italia, dove ormai non si boccia più e i promossi hanno raggiunto quasi il 100%.
Il problema della scuola italiana è stato affrontato di recente dal sociologo Luca Ricolfi, con il libro “La Rivoluzione del merito”, nel quale svolge una critica incisiva “al sistema di valutazione tecnocratica e meritocratica nel campo dell’istruzione”. Ricolfi, ritiene che l’idea del merito è stata politicizzata, dimenticando l’articolo 34 della Costituzione che afferma: La scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.
Secondo il prof. Ricolfi, tale articolo non ha mai avuto la sua piena attuazione, nel mentre abbiamo assistito al declino della scuola italiana sotto ogni aspetto. Una scuola dove tutti sono promossi e non vi è più la valutazione del merito. Nel suo libro il prof. Luca Ricolfi fa una distinzione tra merito e meritocrazia. “Il merito rappresenta una valutazione onesta e accurata delle competenze, la meritocrazia basata spesso su test standardizzati, è una misurazione imprecisa”. Secondo Ricolfi, ” la sinistra ha abbandonato l’idea che l’istruzione di alta qualità sia uno strumento di elevazione dei ceti popolari.
Ciò è evidente dall’alto tasso di promozione agli esami di maturità, un fenomeno che, sempre secondo Ricolfi, danneggia i ceti popolari e aumenta la disuguaglianza”. Il prof. Ricolfi, critica da tempo anche il monopolio culturale della sinistra in Italia. In assenza di una destra culturale forte, afferma, “c’è il rischio che il pensiero dominante diventi dogmatico, escludendo il pluralismo e le voci alternative”. Molti studiosi ricordano di come una classe dirigente del passato sapeva dare sostanza e concretezza alla propria azione legislativa. Viene ricordata la riforma del 1962, quando fu abolita la separazione tra scuola media e avviamento professionale, che fino a quel momento segnava per sempre la vita di bambini ed era fonte di discriminazione.
Da allora in poi, nel mondo della scuola abbiamo assistito solo a riforme irrilevanti, confuse e contraddittorie. Infatti, oggi il mondo della scuola è caratterizzata da docenti precari, sottopagati, edifici inefficienti e pericolanti e con  scarsi prodotti tecnologici. Inoltre, il ruolo stesso degli insegnanti, mostra gli stessi spesso mortificati e avviliti da genitori che ne sminuiscono l’autorevolezza.
Abbiamo una scuola che promuove tutti, nel mentre negli anni passati la percentuale dei promossi si attestava sul 60% e a partire dagli anni ’80 poco sopra il 90% e ad oggi siamo al 99,5% e in molte regioni al 100%. Le differenze si colgono anche tra il Nord e il Sud per quanto attiene gli studenti promossi con il massimo dei voti. Nelle regioni del Sud si ha una percentuale che varia dal 6 al 9%, mentre al Nord va dal 2 al 3%. In ordine al livello di preparazione, si fa riferimento agli idonei nei concorsi pubblici. In modo particolare al concorso in magistratura, dove gli idonei, cioè coloro che superano le prove scritte, si attestano sul 5,7% e dove vengono bocciati il 95% dei concorrenti.
Infatti, al concorso indetto con D.M. del 20/10/2019 e conclusosi al 31/12/2022, i dati sono stati i seguenti: a) partecipanti 5.817 –  b) hanno consegnato gli elaborati scritti in 3.797 – c) sono stati ammessi agli orali in 220 – d) sono risultati vincitori in 209. Dall’esame degli elaborati sono emersi grossolani errori di grammatica, di diritto e di concetto. E’ stata riscontrata una ” povertà argomentativa e una povertà di linguaggio, scarsa capacità di ragionamento e di originalità, poca consequenzialità e anche errori marchiani di concetto, di diritto e di grammatica, secondo il giudizio espresso da uno dei commissari, il dott. Luca Paniz, P.M. a Milano.
Secondo il prof. Ricolfi, “un tempo premiare il merito – misterioso amalgama di talento e impegno – pareva la via maestra per combattere la diseguaglianza, antidoto perfetto contro il nepotismo e i privilegi di classe. Oggi, invece, al contrario , studiosi e politici, pensano che sia fonte di discriminazione, selezione, umiliazione dei deboli e ingaggiano una stupefacente battaglia contro il merito”. Nella vita di tutti i giorni le nostre scelte sono fatte tenendo presente il “merito” (il miglior avvocato, il chirurgo più esperto, il consulente più bravo  ecc.ecc.), ma appena si parla di “merito” per studenti e studentesse tutti contro.
Parlare di merito nel mondo della scuola e dell’università scatena ogni sorta di paure, eccessi e tanti pregiudizi. La politica ha grandi responsabilità in ordine al degrado della scuola. La politica ha l’urgente dovere di porre rimedio a tale evidente declino della scuola italiana, senza giustificarsi che la stessa situazione riguarda la scuola francese e anche tedesca.

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  • Redazione

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