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25 APRILE, UNA RIFLESSIONE A LUCI SPENTE

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Articolo di Antonio Foccillo

Mi piace scrivere sul nostro giornale, perché si può farlo liberamente con l’affermare quello che si pensa senza che nessuno ti censuri, anche quando la tua opinione è minoranza.

Ho letto ieri molti articoli che tendono a ridimensionare la portata della festa della Liberazione e ho sentiti tanti inviti a superare le divisioni, come se qualcuno dovesse abiurare al suo pensiero.

Vorrei aggiungere che non mi sembra che si vogliano superare le divisioni quando un sindaco vieta alla banda di suonare “Bella Ciao”, o quando qualche comune vieta le manifestazioni per il 25 aprile.

Bisogna anche rendersi conto tutti, che le differenze sono state già superate dal 1945, quando il popolo italiano, con la resistenza, ha battuto la dittatura e ha affermato la democrazia.       

Dobbiamo, fuori dalla retorica che accompagna questa giornata, ricordare i grandissimi sacrifici di uomini e donne, fino all’estremo quello di donare la propria vita, per realizzare in questo Paese un livello di democrazia, libertà, partecipazione, tutele e diritti garantiti per i cittadini e per i lavoratori.

Com’è oscuro affrontare il futuro senza tenerne conto e senza seguire il loro esempio in un momento, in cui questi valori vengono sviliti e messi in discussione.

Il nostro Paese ha avuto la fortuna di avere uomini e donne che hanno lottato con grande eroismo, in alcuni momenti hanno subito anche il carcere o la morte, e si sono battuti per affermare le loro idee, per rendere il popolo italiano libero, per trasmetterci quei grandi valori e quei grandi ideali di libertà e giustizia di cui erano portatori.

È stato un grandissimo patrimonio donato al popolo italiano. A quegli uomini e a quelle donne, che sono stati, per tanti di noi, maestri di vita e che ci hanno trasmesso la voglia di militare nelle organizzazioni sindacali, nei partiti, per poter rafforzare la partecipazione democratica, dobbiamo tanta riconoscenza.

Il nostro Paese, grazie a loro è pluralista, democratico, civile, ricco di cultura e benessere.

Noi possiamo essere orgogliosi della nostra storia, in un periodo in cui le memorie storiche sono rinnegate, cancellando il proprio passato per dimostrare di essere, oggi, qualche altra cosa. Guai a cancellare la memoria storica.

Un paese senza di essa e un paese privo di valori e di insegnamenti per il presente e per il futuro. Senza il passato si è come un corpo senza sangue e senza cervello. Non ci si può inorgoglire al punto tale che impunemente si arrivi ad affermare: la storia inizia con noi.

La ricchezza culturale, morale, etica di un popolo trae alimento dai grandi ideali, sacrifici e testimonianze del passato.

Proprio dalla nostra evoluzione storica e dal nostro percorso ideale possiamo trarre i valori, la cultura e le linee per tracciare il cammino futuro, anche perché rileggendoli ci si accorge che essi sono più che attuali.

Si può affermare di avere un futuro quando si è certi che il proprio passato vive nei nostri cuori.

Ridare interesse e motivazione alla militanza politica e sociale significa appunto avere conoscenza della propria storia, avere valori saldi e principi forti perché difendere la propria bandiera ideale è un modo per ritenere la propria vita utile non solo a se stessi, ma soprattutto agli altri.

Oggi che la democrazia è messa in discussione dai dogmi dell’economia finanziaria, per continuare a difenderla c’è bisogno sempre più di alimentare dialogo e il confronto, per permettere a ogni soggetto di partecipare, di emanciparsi e di essere protagonista.

Inoltre, nel cercare di mantenere una certa continuità fra l’azione quotidiana e i valori di coesione e di solidarietà fra le persone, è necessario trovare, dallo studente al lavoratore, dal professionista all’intellettuale una motivazione per sperare in un futuro migliore.

Negli anni (dal 2000 fino a oggi) si è verificata, su scala mondiale, una sostanziale retrocessione dei diritti e delle tutele, a tutto vantaggio del capitale finanziario.

Oggi, ancora più di ieri bisogna essere in grado di cogliere fino in fondo i processi che quotidianamente avvengono nella società per impostare l’attività politica in modo più funzionale alla realtà in atto e quindi svolgere la funzione più ampia, veramente politica, di aver cura degli interessi generali del Paese.

Ci si deve porre il problema di com’essere all’altezza del cambiamento e come attualizzare le strategie rivendicative e sociali, ricercando nella società aggregazioni, senza mai rinunciare alla capacità di accompagnarle con principi di progresso e giustizia sociale.

Si deve essere capaci di far crescere nuove forme di confronto e partecipazione. Si deve, con molta umiltà, riprendere il cammino per stimolare la partecipazione e comprendere a fondo le trasformazioni, quelle avvenute e quelle in atto.

Assumere questo metodo è giusto, non perché ci piace, ma perché esso accomuna la volontà di modernizzare, di migliorare, di cambiare questo Paese, per portarlo nel cuore come simbolo di ognuno di noi cittadino. 

Come si può chiedere alle nuove generazioni di continuare a essere responsabili, a essere onesti, ad andare a lavorare tutti i giorni senza dar loro la speranza e la possibilità di costruirsi un futuro salvaguardando la propria dignità di persona?

Nel ricordare anche questo 25 aprile dobbiamo ribadire il rispetto anche dei valori degli altri, perché dobbiamo fare della tolleranza e della laicità la ragione di vita.

Tolleranza e laicità sono valori, che affermano due principi fondamentali. Il primo vuole sostanziare il diritto di ognuno a sostenere le proprie idee. Il secondo manifesta che ognuno non può imporre agli altri in senso dogmatico la propria idea.

Dobbiamo tutti insieme evitare la riduzione della struttura democratica e partecipativa che è il rischio reale nella società contemporanea, per cui è quanto mai opportuno mantenere viva la riflessione sul tema e alta la vigilanza sulla qualità delle nostra democrazia.

Se si accetta di impegnarsi su questo la quotidianità di tutti noi è fatta di tanto lavoro, però è un’occasione di grande fermento di libertà e di partecipazione.

E fino a quando ci saranno queste possibilità, questo Paese sarà forte. Ma l’azione dovrà essere in grado di collegare ogni fatto, ogni lotta, ogni rivendicazione a un valore e a un ideale: guai a noi se li abbandonassimo!

Questo è il vero messaggio da trasmettere da questo 25 aprile!

 

 

Autore

  • Redazione

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