
Tutti gli ultimi avvenimenti attuali stanno a dimostrare che tra la segretaria del Pd, Elly Schlein, e il segretario della Cgil, Maurizio Landini esiste un patto di ferro che ripropone in tutto e per tutto la vecchia cinghia di trasmissione che fu del Pci nei confronti della Cgil, in un primo momento e poi della Cgil nei confronti del Pci, negli anni ’80 del secolo scorso.
Il mutamento di motore è avvenuto ai tempi della Flm, quando Claudio Sabattini impose la linea al partito di Berlinguer fino a portare lo stesso leader comunista sui cancelli della Fiat a firmare una sconfitta storica.
Maurizio Landini di Claudio Sabattini è un ormai lontano allievo e nella mente di Sabattini la Fiom e la Flm erano qualcosa di più di un sindacato e qualcosa di molto simile ad un partito politico.
Se veniamo all’oggi, la segretaria del Pd, che ha un’agenda politica che sembra la fotocopia di quella della Open Society di George Soros, sia pure con i suoi salti mortali tra gli estimatori dell’armocromia, di Vogue e dei salotti in zona ztl e le piazze colorate dalle bandiere sindacali, a imitazione di Alexandria Ocasio-Cortez, non convince più di tanto.
Più che riformista la Schlein è una trasformista, tanto da far concorrenza a Giuseppe Conte, ma, a quanto pare, non convince e così il motore della novella cinghia di trasmissione è passato nelle mani di Maurizio Landini, epigono di Claudio Sabattini del quale, però, come accade agli epigoni, non ha la cultura e la determinazione psicologica. Ci vuol altro.
Alla manifestazione dei sindacati confederali di Bologna sul tema del lavoro di sabato 6maggio la segretaria dem si è presentata in piazza con una maglietta con la scritta: “La lotta paga sempre” e il logo della Fiom.
Saltando da Vogue alla piazza dove si sono esercitate anche le Sardine, altra invenzione del circo prodiano, la Schlein non ha, però, trovato tutti in attesa di venerare la nuova Pasionaria Soros style.
“Siamo al fianco di questa mobilitazione e porteremo avanti queste battaglie sia in Parlamento sia nel Paese”, ha detto Schlein durante la manifestazione. Più tardi, però, quando parlava con i cronisti, è stata contestata da alcuni iscritti della Uil, che, come riporta il Fatto, le hanno urlato: “Non la fai, la propaganda, il giorno del sindacato”. Altri le hanno gridato: “Via la politica dalla piazza”, come riporta il Giornale, ma anche un secco e inequivocabile: “vattene”.
Mentre Cgil, Cisl e Uil preparano le prossime tappe della mobilitazione, a partire dal 13 maggio a Milano e il 20 a Napoli, una questione ai sindacati si pone.
Quando era di moda l’unità sindacale, capitava che Claudio Sabattini, leader della Fiom e, quindi, della Flm (il nucleo forte dell’unità) trascinasse Cgil, Cisl e Uil sul terreno da lui voluto in base all’assioma unitario. Non importava se i contenuti non erano condivisi. Alla fine di ogni possibile contenzioso interno doveva prevalere l’unità, la sacra unità, alla quale sacrificare ogni altra parte della convivenza.
Così, in base alla logica unitaria, vissuta come un assioma incontestabile, Claudio Sabattini ha condotto il movimento sindacale a lotte dure e ad altrettante dure sconfitte, in una logica che non aveva nulla a che fare con la contrattualità, ma con l’egemonia politica.
Ora, in questa fase della vita politica del Paese, Cisl e Uil devono decidere se intendono sacrificare sull’altare dell’unità la loro indipendenza e la loro identità o se intendono semplicemente portare acqua al mulino di Maurizio Landini, attuale motore della cinghia di trasmissione con il Pd.
In altri termini, Cisl e Uil sono automaticamente iscritti al Pd o sono soggetti sindacali autonomi?
Specularmente la questione si pone anche a chi, nel Pd, non ama essere l’esecutore dell’agenda di Soros e nemmeno l’utile strumento della politica di Landini.
Una scelta si pone, salvo sparire dallo spettacolo, perché a fare le controfigure bastano gli addetti di Cinecittà.





