Home Opinioni UNA NUOVA ARCHITETTURA PER L’EUROPA: RITORNO AL MODELLO CEE?

UNA NUOVA ARCHITETTURA PER L’EUROPA: RITORNO AL MODELLO CEE?

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Il vertice di ieri ha lasciato pochi dubbi: l’Unione Europea, per come è stata concepita negli ultimi decenni, non ha alcun peso reale nello scenario internazionale. Nonostante la presenza della Presidente della Commissione e di tre capi di Stato, il baricentro delle decisioni è rimasto saldamente a Washington. Donald Trump aveva già predisposto i dossier, limitando l’Europa a un ruolo di comparsa. Con l’unica eccezione di Giorgia Meloni, gli altri leader si sono intrattenuti più con i giornalisti che con la controparte americana.

La lezione è chiara: un’Europa costruita come Stato unico, con culture, storie e interessi troppo diversi, non è solo irrealizzabile ma persino dannosa. L’esperimento federale non regge davanti a crisi geopolitiche e sfide industriali globali. Serve piuttosto una nuova architettura, più simile alla Comunità Economica Europea del dopoguerra: un consorzio economico in cui i Paesi mantengano libertà di bilancio e capacità di stipulare accordi bilaterali nelle rispettive aree d’influenza, ma con la possibilità di convergere nei grandi appalti e nei progetti strategici comuni.

Un esempio concreto: il caso Airbus. Nato come grande progetto europeo, si è trasformato in un affare gestito da pochi, con ritorni diseguali e tensioni interne. Il nuovo modello dovrebbe garantire che ogni consorzio nazionale tragga benefici proporzionati, evitando squilibri che alimentano sfiducia e disaffezione.

In questo schema, un direttorio ristretto – Parigi, Berlino e Roma – si occuperebbe di politica estera e difesa, mentre gli altri Stati membri avrebbero un ruolo rafforzato nel mercato interno e nei settori di specializzazione economica. È un compromesso realistico: i tre Paesi fondatori, dotati di peso industriale e militare, assumono la guida strategica, mentre gli altri mantengono piena sovranità nei dossier nazionali ma beneficiano della forza contrattuale di un blocco coeso nelle grandi partite globali.

La nuova partita geopolitica richiederà inoltre una funzione di mediazione avanzata. La Russia è destinata a diventare un partner, soprattutto in funzione anti-cinese. In questo contesto, presentarsi ai vertici mondiali con delegazioni frammentate (si pensi a Paesi baltici o nordici, privi di vera massa critica) è inutile: meglio un’Europa dei consorzi, che parla con una sola voce sulle questioni strategiche e lascia libertà di manovra sugli aspetti locali.

In sintesi, il futuro dell’Europa non è nell’utopia di uno Stato federale, ma in una CEE rinnovata, pragmatica e funzionale agli interessi dei cittadini. Una costruzione dove l’ideologia cede il passo alla realtà: collaborare sui grandi temi globali, garantire equità nei benefici e preservare le specificità nazionali. Solo così l’Europa potrà tornare a contare.

Bisogna essere razionali e seri.

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  • Redazione

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