Home editoriali Stare con Europa e America. Sì, ma quali?

Stare con Europa e America. Sì, ma quali?

0
Europa e America

L’Occidente è allo sbando totale

L’Occidente ha perso il cervello. Lo evidenzia quanto sta avvenendo negli USA e nel Vecchio Continente.

Dietro le quinte si muove una lotta feroce di potere che fa perdere a tutti lucidità.

Devo dire che in questo guazzabuglio quasi inestricabile di lotte di potere politiche, finanziarie, economiche e anche personali, Giorgia Meloni emerge come un gigante di capacità e di sano pragmatismo.

Giorgia Meloni da venerdì è in missione in Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, con l’obiettivo di esprimere di persona “la vicinanza” a tre grandi attori dell’area coinvolti nella nuova guerra del Golfo, analizzare le potenziali strade per negoziare un cessate il fuoco, allo stesso tempo tenendo aperti i canali anche con l’Iran, ma soprattutto assicurarsi gli approvvigionamenti energetici garantendo che non verranno meno gli investimenti italiani a partire da quelli dell’Eni.

L’interlocuzione diretta toglie di mezzo mediatori italiani che, guarda caso, schiumano di rabbia, ma soprattutto chiarisce al Governo e, di conseguenza, alla diplomazia italiana quali siano le reali intenzioni degli Stati sunniti del Golfo, nei confronti delle strategie ormai manicomiali di un Occidente che è entrato in coma politico e strategico.

Se guardiamo a cosa accade negli Usa, è evidente una lotta feroce di potere ai vertici dell’Amministrazione Trump, la qual cosa fa capire le continue oscillazioni del presidente, con dichiarazioni continue che si smentiscono in tempo reale.

Fin da prima dell’inizio della guerra all’Iran, secondo alcuni analisti, la Cia e l’ala conservatrice della burocrazia statunitense hanno cominciato a spingere per un cambio di regime, in assonanza con le tesi israeliane.

Meno su questa linea il Pentagono, preoccupato di dover dirottare risorse ormai limitate a Israele, mentre dovrebbero essere indirizzate al quadrante Pacifico.

Diviso, per semplificare, anche il vertice, con il Maga vice presidente J. D. Vance, che di guerre non ne vuol sapere, con il Segretario di Stato Marco Rubio, che ha appoggiato la vicenda Maduro ed è proclive ad appoggiare un eventuale collasso di Cuba, ma è molto freddo sulla vicenda bellica iraniana e con il bellicoso Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, che sembra essere quello che spinge per la soluzione finale iraniana, ossia per il collasso del regime.

Donal Trump, chiuso in questo triangolo, ogni giorno sta su un lato diverso, dando l’impressione di essere una girandola in balia degli eventi.

Inoltre, sempre stando al parere di alcuni osservatori, in questo caso militari, mentre Israele starebbe conducendo attacchi mirati e coerenti, gli americani darebbero l’impressione di non sapere bene cosa fare: attacchi diversi a obiettivi diversi, senza una vera logica.

C’è chi ipotizza che al tavolo delle strategie con il telefono in mano per comandare le azioni ci sia Pete Hegseth, eccitato dalla vicenda Maduro e autoproclamatosi Generalissimo di Stato Maggiore degli USA.

In questa chiave si capisce il licenziamento del Capo di stato maggiore dell’esercito Randy George,

del generale David Hodne, a capo del Comando per la Trasformazione e l’Addestramento dell’Esercito e del Maggiore generale William Green, capo del Corpo dei Cappellani dell’Esercito.

L’Esercito è la branca più numerosa delle forze armate statunitensi, con circa 450.000 soldati in servizio attivo e oggi schiera migliaia di soldati dell’élite dell’82ª Divisione Aviotrasportata.

L’obiettivo vero di Pete Hegseth sarebbe il licenziamento del segretario dell’Esercito Dan Driscoll, amico di J. D. Vance, la qual cosa, evidentemente, lo pone come elemento poco incline ad un proseguimento della guerra ad libitum.

Randy George, che ha prestato servizio in Iraq e Afghanistan, è stato il consigliere militare senior dell’allora segretario alla Difesa Lloyd Austin (Amministrazione Biden).

Randy George era considerato vicino a Driscoll e i due avevano lavorato insieme per affrontare le grandi aziende del settore della difesa nell’ambito dell’iniziativa dell’esercito volta ad accelerare lo sviluppo di armamenti e a ridurne i costi.

La rimozione di George si aggiunge ai recenti sconvolgimenti a tutti i livelli dirigenziali del Pentagono, tra cui il licenziamento, lo scorso anno, del precedente presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale dell’aeronautica CQ Brown, nonché del capo delle operazioni navali e del vice capo di stato maggiore dell’aeronautica.

In questo confronto ormai aperto tra l’ala Maga, che di guerre non ne vuol sapere, il guerrafondaio Pete Hegseth, che vorrebbe distruggere l’Iran e Marco Rubio, che guarda al giardino di casa (Venezuela e Cuba), ma è freddo sul continuare a fare guerre altrove, capire con quale America stare è davvero come correre in macchina su un’autostrada, bendati e controsenso.

Meglio, pertanto, come sta facendo Giorgia Meloni, andare a tastare il polso direttamente a chi è maggiormente interessato alla vicenda iraniana, per capire le vere intenzioni, al di là della propaganda.

Se volgiamo lo sguardo al Vecchio Continente, entriamo in una gabbia di matti, che non rinuncia a volerci impoverire e carcerare.

Il portavoce delle demenziali linee politiche dell’Unione europea è il socialdemocratico danese Dan Jørgensen, Commissario europeo per l’energia e le politiche abitative, il quale intervistato dal Financial Times sostiene che il controllo dei consumi è una possibilità reale, facendo riemergere la solita logica stalinista o nazista, se si preferisce, del metterci tutti in gabbia.

La parola “lockdown” ci riporta alla minaccia pandemica e ad un recente passato che il mondo vorrebbe lasciarsi alle spalle.

Perché è demenziale la posizione del Commissario (che ricordiamolo sempre è un funzionario)? Per il fatto che la soluzione più immediata sarebbe riaprire i rubinetti del gas e del petrolio russo, ma il danese, come i suoi sodali baltici, ci stanno trascinando in un’isteria russofoba che non ha più alcun senso quando apprendiamo che Emmanuel Macron, pupillo dei Rothschild, ha votato all’ONU con Russia e Cina per mettere il veto alla possibilità che le Nazioni Unite potessero avallare azioni militari contro l’Iran.

Stare con l’Europa? Quale?

Quella di Dan Jørgensen e di Kaja Kallas, ossia con l’isterismo russofobo dei Paesi baltici, che ci vogliono poveri, morti e in gabbia, per non fare un bagno di realtà?

Quella della von der Leyen, dei socialisti e dei verdi, che ci vogliono morti e verdi, per non mollare la loro demenziale ideologia green?

Quella di Pedro Sanchez, il quale, con un Governo di fatto senza maggioranza e con il Psoe in caduta libera, si erge, per una manciata di voti, a scudo anti Trump, guadagnando così di far passare le sue navi nello stretto di Hormuz?

Quella di Emmanuel Macron, che vota con Cina e Russia all’ONU, anche lui per far passare le sue navi, ma anche, probabilmente, per evidenziare un cambio di rotta dei suoi padrini Rotschild, i quali, avvezzi da sempre a finanziare tutti i fronti, hanno capito che il fronte dell’Unione europea è ormai un manicomio ed è meglio riprendere i rapporti con Putin?

Vogliamo discutere, come fanno gli sciocchi, di Europa senza USA?

Un’indipendenza dagli USA significa non solo avere armamenti e soldati disponibili anche a fare la guerra (vien da ridere), ma intelligence, dominio satellitare delle informazioni, comando unico strategico e via discorrendo e, infine, ma non per ultimo, anche una propria industria bellica.

Guarda caso, il programma per la creazione di un nuovo caccia da combattimento non riguarda Paesi dell’Unione europea, ma Italia, Inghilterra e Giappone.

L’Agenzia GCAP (global combat air programme), che intende produrre il nuovo caccia multiruolo, ha assegnato il primo contratto internazionale a Edgewing, la join venture industriale costituita tra Leonardo, Bae System e Japan aircraft industrial enhancement.

In conclusione.

Stare con gli USA, sì ma quali? Stare con l’Europa, sì ma quale?

Fa bene Giorgia Meloni ad andare a vedere di persona nel Golfo, a fare contratti per l’Italia con chiunque e farebbe molto bene se mandasse al diavolo l’Unione europea con la sua austerità.

Del resto se Macron vota con Putin, per quale motivo l’Italia deve continuare a stare alle regole del manicomio europeo?

Buona Pasqua… di resurrezione del cervello.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui