
Nel passato politico o pre – politico, dove l’ideologia la faceva da padrona, la cultura socialdemocratica- liberale ha prospettato e poi costruito un patto sociale e culturale centrato sul lavoro, dove il mercato con le sue regole – mediate dallo stato di diritto- metteva al centro dei valori positivi proprio la cultura del i lavoro.
La risposta politica nel cuore dell’Europa fu la consensuale partecipazione diretta anche dei lavoratori nei consigli di amministrazione dove si elaborano strategie , con un punto fisso da affermare : più risorse prodotte andavano tradotte in più welfare .
Un pezzo importante di ideologia politica – i temporeggiatori Pci e parte minoritaria cattolica – misero in atto una resistenza a questa politica facendo specialmente in Italia privilegiare nel dibattito politico- sindacale il diritto di veto, con conseguenze politicamente e prospetticamente strabiche. Va pur detto che questo, nei fatti di politica economica, ha rappresentato un patteggiamento esplicito, facendo da spalla al mondo della finanza, senza tenere in nessun conto le conseguenze di lungo termine, oggi molto visibili a tutti !
La cecità politica alla lunga poi presenta il conto in modo pesante .
Il racconto delle giornate odierne e/o delle cronache è che il protagonimso dei vari “ottimati”, cooptati nelle istituzioni funzionali alla costruzione di questa “cerniera”, per certi aspetti un po’ politicamente e culturalmente aberrante, ha puntato tutte le sue carte sulle logiche di monopolio, tanto nell’industria che nella finanza .
Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed è una riedizione funzionale ad una pianificazione identica a quella della vecchia URSS : magari nella sostanza più aggressiva e sempre meno democratica .
La delocalizzazione del mondo industriale ha puntato tutte le carte sullo sfruttamento della forza lavoro a tutte le latitudini ,forte del punto centrale della proprietà intellettuale “ che garantiva ricche royalty al mondo della finanza .
Detta con estrema chiarezza, il mondo sindacale si è mostrato troppo politicamente fragile specialmente in Italia .
La sinistra ha continuato a sbandierare la bandiera della solidarietà, che ne fatti era una certificazione istituzionale di sottomissione politica .
Il primato della politica passa da questa brutale logica (sinistra socialista ?). M olto meglio richiamarsi a Bettino Craxi con la sua visione occidentale dove intendeva affermare una politica estera multilaterale, rispettosa della storia patria dei singoli paesi e una politica delle compatibilità di mercato dove la politica doveva avere un primato forte e ben visibile .
E veniamo al punto che oggi tutti agitano ma non sono in grado, a sinistra, di affrontare prospetticamente per difendere il welfare: un prodotto frutto di visoni politiche molto lungimiranti . Va ben ricordato l’importanza storica e politica del congresso socialdemocratico di Bad Godesberg. I monopoli che governano il mondo della finanza hanno dovuto fare i conti con questo progetto in essere .
Mai però hanno rinunciato a cercare di affossarne il baricentro – lo hanno sempre aggredito, non solo con i loro sofisticati prodotti di derivati finanziari ,sempre aggiornati e governati in modo carsico, con l’obbiettivo di massimizzarne sempre i risultati economici, senza preoccuparsi degli effetti sociali che producevano, i quali erano delegati ad una solidarietà un po’ strabica del mondo istituzionale .
Oggi tutto questo con la questione che da una priorità all’introduzione “dell’intelligenza artificiale “ nel mondo produttivo verticalizzato ,globalizzato è delocalizzato ,produce in ogni paese occidentale un forte e significativo taglio dei posti di lavoro : e questo in ogni settore di riferimento produttivo e/o di servizio.
Tutto ciò produce un effetto reale sull’economia di ogni paese dove vengono a mancare sempre più i pilastri di quell’equilibrio economico dei fondi di previdenza pubblica, tipo Inps, che sono una garanzia fondamentale per il mantenimento del sistema pensionistico e sanitario, ma rappresentano nel contempo anche un sistema democratico bilanciato e partecipato che riguarda la qualità della vita di un paese civile .
Tutto questo sta avvenendo in un contesto dove la politica green viene imposta come un atto di fede disgiunto dall’ascolto di moltissimi scienziati studiosi della materia, va in contemporanea, come aggravante, l’ aggiunta costante degli aumenti su base strutturale dei fondi di sistema su luce ,acqua e gas, che soffoca e impone un impoverimento di stipendi e retribuzioni varie ,amplificando pure logiche di concorrenza sleale nel mondo produttivo .
In questo quadro così scomposto oggi servirebbero sindacati e un mondo imprenditoriale con la schiena diritta ,ma le cronache riportano solo fasulli piagnistei inqualificabili rispetto al bisogno imperante di una vera centralità del lavoro basato su professionalità e efficienza e “pieno utilizzo degli impianti “tanto nel settore pubblico – industria – e in generale nei servizi di pubblica utilità a partire dalla sanità pubblica .
Aver impostato politicamente il tutto su una piattaforma che fa prevalere una solidarietà dove il baricentro e basato ampiamente “sulla paura e sulla libertà autorizzata “ dalle istituzioni centralizzate ,di fatto a prodotto un tale terremoto che ha distrutto le basi di libertà individuale più delle cavallette in una stagione di carestia .
Oggi se ci consideriamo onesti ci dobbiamo domandare cosa si intende per socialismo democratico e cultura liberale ?
Un socialismo senza un vero “suffragio universale “, con fantocci mediatori cooptati nelle istituzioni, non è forse un operazione ibrida se non addirittura sporca che può presupporre pure una delega senza verifiche anche sui temi come una possibile azione forse di guerra ?
Questo passa la conventicola politica in un Europa ,in piena confusione e senza una vera identità di peso politico; troppi sono gli sbandati senza i dovuti fondamentali culturali e politici.
Purtroppo un vero “esame di realtà “oggi è molto più difficile di ieri ,sono troppi i fattori che inquinano la politica e il mondo della comunicazione. Accontentarsi di farsi relegare solo discutendo “di solidarietà “ vuol dire accettare una mutilazione imposta da un nuovo medioevo che avanza.
Solo tornando ad una centralità della cultura del lavoro che produce risorse e rilancia una geopolitica centrata sulla multilateralità degli accordi si potrà superare in positivo questo momento di difficoltà reale .
In questo contesto la filosofia del “piano Mattei “ e una seria potenzialità geopolitica da affermare in positivo sotto molteplici aspetti.





