
Ci sono evidenze, apparentemente tra di loro slegate e, al contrario delle apparenze, legatissime, che ci fanno capire che il crollo verticale del globalismo e del neo colonialismo finanziario, espressione del colonialismo europeo agonizzante, fa sì che i plotoni, le compagnie, le brigate di quello che per trent’anni è stato un esercito di occupazione si arroccano nelle casematte.
Usando la terminologia militare italiana, un plotone è l’unità tattica più piccola, composta generalmente da 20-50 soldati, guidata da un tenente o un sottotenente. Traslando il concetto possiamo pensare alle redazioni dei media che, in questi trent’anni, sono state comprate, asservite con i proventi della pubblicità, assuefatte ad un’ideologia che preclude l’esame di realtà.
La compagnia è un’unità più grande, che raggruppa 2-4 plotoni, per un totale di circa 100-200 soldati ed è assimilabile, nel nostro panorama di concetti traslati, alle magistrature, nel tempo allineate ad un progetto che presupponeva lo svuotamento della democrazia parlamentare, subordinandola a un potere terzo, che si nutre di assunzioni per concorso e di cooptazione. L’esempio vale anche per le molte Ong, che a volte si trasformano in brigate.
C’è poi la brigata, che comprende più battaglioni (ciascuno formato da più compagnie), per un totale di 3.000-5.000 unità, molto simile, nel nostro panorama traslato, ad un ministero, come quello, ad esempio della salute.
Se passiamo ad una divisione, unità tattica di medie dimensioni, generalmente composta da 10.000 a 20.000 uomini, progettata per operare in modo semi-autonomo sul campo di battaglia, possiamo pensare a realtà come Usaid, Endowment for democracy.
Arriviamo al corpo d’armata, unità di livello superiore, più grande, che può includere da 30.000 a 100.000 uomini o più, oltre a unità di supporto aggiuntive. Possiamo assimilare il corpo d’armata ai 35 mila burocrati di Bruxelles, che hanno funzione strategica e che rispondono al comando di teatro operativo, che non è la Commissione, e nemmeno il Parlamento, ma la finanza globalista, in simbiosi con il neo colonialismo.
La crisi del globalismo finanziario e del neo colonialismo è visibile, in modo plateale e grottesco, nelle posizioni di Emmanuel Macron, che ha perso l’Africa, ha trasformato Parigi nella capitale del woke e ora si agita per dimostrare che esiste.
Lo stesso dicasi di Kaja Kallas, verbosa quanto inutile, o di Ursula von der Leyen, ormai costantemente presa a pesci in faccia in Cina come a Washington.
La crisi del corpo d’armata europeo, al servizio dei neocon e della finanza globalista e neo coloniale, è evidente, palmare, al punto che nei rapporti con Trump e con Putin gli europei, non l’Unione Europea, si inventano strani strumenti, come i “Volonterosi”, che associano anche la Gran Bretagna, uscita dall’UE, ma presente nelle varie trattative. Assente totalmente la Spagna, la cui esponente Teresa Ribera, in Commissione, rappresenta la follia green.
Ormai, come scrive in modo lapidario Dario Fabbri (Domino 7/2025) le cancellerie europee “sono abituate all’ideologia mai alla realtà”.
Un altro elemento che rende evidente il crollo del globalismo è la questione pandemica e vaccinale, che ormai non può più nascondere la sottostante subordinazione agli interessi di Big Pharma.
La rovinosa fine del globalismo e del neo colonialismo finanziario costringe i vari soggetti dell’esercito marciante, convinto per trent’anni di aver conquistato il mondo, ad arroccarsi nelle casematte.
Poiché al servizio del globalismo e del neo colonialismo finanziario si sono accomodati, come servi senza futuro, i vari rami di quella che fu la sinistra, per capire cosa sono le casematte è d’uopo usare la definizione che ne diede Antonio Gramsci.
Gramsci ha introdotto il concetto di casematte nel contesto della sua teoria dell’egemonia culturale, sviluppata principalmente nei Quaderni del carcere. Le casematte rappresentano, in senso metaforico, le strutture della società civile che fungono da trincee difensive dell’egemonia della classe dominante.
Gramsci utilizza l’immagine delle casematte, tipiche fortificazioni militari, per descrivere le istituzioni e le strutture sociali (come scuole, chiese, media, associazioni culturali, sindacati, ecc.) che consolidano il potere della classe dominante non attraverso la coercizione diretta (come lo Stato), ma attraverso il consenso culturale. Queste strutture diffondono valori, norme e idee che legittimano l’ordine esistente, rendendo l’egemonia più stabile e pervasiva.
Le casematte sono strumenti attraverso cui la classe dominante mantiene il controllo ideologico, plasmando la visione del mondo delle masse e appartengono alla “guerra di posizione”.
Gramsci, infatti, contrappone la “guerra di movimento” (rivoluzione diretta) alla “guerra di posizione”, una strategia a lungo termine per conquistare le casematte, cioè per trasformare la società civile dall’interno, costruendo un’egemonia alternativa attraverso l’educazione, la cultura e l’organizzazione popolare.
Per Gramsci, i rivoluzionari devono infiltrarsi e trasformare queste casematte per costruire un nuovo consenso, capace di sostenere un cambiamento sociale duraturo.
E’, a ben guardare, anche la logica alla quale si ispirano i Fabiani inglesi.
Ora, se guardiamo alle fortificazioni italiane entro le quali si sono arroccati gli esponenti della classe dominante globalista e neo coloniale, uno di questi, è sicuramente il ministero della Salute.
Le recenti polemiche sulle nomine, prima fatte e poi ritirate, di scienziati non allineati nel Nitag (organo consultivo che riguarda i vaccini) hanno “illuminato”, sempre per usare un linguaggio militare, un obbiettivo fondamentale, una casamatta da destrutturare e inducono a mettere a fuoco i rapporti tra Big Pharma e il sistema sanitario italiano (SSN), che sono complessi e sollevano questioni etiche, economiche e sanitarie.
L’Italia è un hub significativo per Big Pharma, con molte multinazionali (es. Pfizer, Novartis, Roche) che producono farmaci nel Paese, spesso per l’esportazione (97% della produzione, secondo alcune fonti)
Nel 2019, la spesa per farmaci ospedalieri ha superato il budget di 7,84 miliardi di euro, con Big Pharma che fattura cifre rilevanti per farmaci a carico del SSN.
Le grandi case farmaceutiche esercitano pressioni significative attraverso attività di lobby. In Europa, la Federazione Europea delle Industrie Farmaceutiche (EFPIA) e aziende come Bayer, Novartis e Pfizer spendono milioni di euro annualmente per influenzare le politiche sanitarie, come emerso dai rapporti del Corporate Europe Observatory (corporateeurope.org ).
In Italia, si segnalano legami tra politica, media e Big Pharma, che possono influenzare decisioni sanitarie, come l’aumento delle vaccinazioni obbligatorie nel 2017. La ricerca biomedica è spesso finanziata da Big Pharma, con oltre l’80% delle sperimentazioni cliniche controllate dall’industria, il che può compromettere l’obiettività scientifica e favorire profitti rispetto alle reali esigenze di salute pubblica.
I prezzi dei farmaci innovativi, spesso determinati non dai costi di ricerca e sviluppo ma dal risparmio stimato per il SSN, risultano elevati.
La mancanza di trasparenza nei trial clinici e nei risultati delle sperimentazioni (soprattutto quando negativi) è un problema noto, che può compromettere la valutazione del rapporto rischio-beneficio dei farmaci
Durante la pandemia da Covid-19, Big Pharma (es. Pfizer e Moderna) ha monopolizzato il mercato dei vaccini, stabilendo prezzi elevati e privilegiando i Paesi ricchi, creando disparità nell’accesso globale.
In buona sostanza, Big Pharma gioca un ruolo cruciale nell’innovazione farmaceutica in Italia, ma la sua influenza solleva preoccupazioni su conflitti di interesse, trasparenza e sostenibilità del SSN. La dipendenza dalle multinazionali, i prezzi elevati e le pressioni di lobby richiedono un equilibrio tra profitti privati e diritto alla salute pubblica.
Per approfondire, si possono sempre consultare i rapporti come quelli del Corporate Europe Observatory, gruppo di ricerca senza scopo di lucro con sede a Bruxelles, fondato nel 1997. La sua missione principale è smascherare e contrastare l’eccessiva influenza delle corporation e dei loro gruppi di pressione sul processo decisionale dell’Unione Europea (UE).
La sostituzione del ministro Schillaci si presenta, pertanto, come necessaria e come primo passo per dare avvio ad una distruzione, sino alle fondamenta, di un fortilizio globalista che non fa gli interessi della salute pubblica, come è ormai evidente in merito alla campagna vaccinale e alle restrizioni della libertà attuate con i lockdown.
Per quanto riguarda la magistratura, l’esempio eclatante è quello della Corte Penale Internazionale, la cui realtà è oggi di ostacolo persino al processo di pace avviato dagli Usa.
La Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aia è un tribunale internazionale permanente istituito con lo Statuto di Roma nel 1998 per perseguire crimini gravi come genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e, dal 2018, il crimine di aggressione.
La CPI è spesso accusata di essere un organismo politicizzato.
Molti critici, soprattutto in Africa, sostengono che la CPI ha un pregiudizio contro gli Stati africani, poiché molte delle sue indagini e condanne si sono concentrate su conflitti in Africa. Questo ha portato a proteste, come quelle dell’Unione Africana, che nel 2016 ha visto Burundi, Sudafrica e Gambia annunciare l’intenzione di recedere dallo Statuto di Roma, con il Burundi che ha confermato il ritiro nel 2017.
La CPI non è un organo delle Nazioni Unite, ma il Consiglio di Sicurezza ONU può deferire situazioni alla Corte, anche in Stati non membri dello Statuto. Questo potere è visto come un’interferenza politica, poiché i membri permanenti del Consiglio (USA, Cina, Russia), che non hanno ratificato lo Statuto, possono influenzare le priorità della Corte senza esserne soggetti.
Alcuni casi, come i mandati di arresto per il presidente russo Vladimir Putin (2023) o le richieste di mandati contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu (2024) hanno suscitato accuse di parzialità.
La CPI non dispone di una forza di polizia propria e dipende dalla cooperazione degli Stati per arresti e raccolta prove.
Come è del tutto evidente, la Corte Penale Internazionale è il frutto di un pasticcio giuridico che risponde alla necessità del globalismo e del neo colonialismo di avere degli strumenti sovranazionali che assecondino le loro logiche.
Se consideriamo che la Corte non ha strumenti per indagare e per rendere effettive le richieste di arresto, è del tutto chiaro che è solamente un organo di propaganda. Organo, però, pericoloso, in quanto capace di mettere i bastoni fra le ruote a processi politico istituzionali che riguardano gli Stati e la diplomazia.
Giusto ieri, poche ore dopo che Trump aveva elogiato Netanyahu, formalmente sospettato di essere un criminale di guerra ricercato dalla CPI, definendolo un “eroe di guerra”, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni ai funzionari della CPI.
Secondo il Segretario di Stato americano Marco Rubio, “la Corte è una minaccia alla sicurezza nazionale ed è stata uno strumento di lotta legale contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele”.
Ecco il testo delle nuove sanzioni.

“Oggi, designo Kimberly Prost del Canada, Nicolas Guillou della Francia, Nazhat Shameem Khan delle Figi e Mame Mandiaye Niang del Senegal ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203 del Presidente Trump, “Imposizione di sanzioni alla Corte Penale Internazionale”. Questi individui sono cittadini stranieri che hanno partecipato direttamente alle azioni della Corte Penale Internazionale (CPI) per indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini degli Stati Uniti o di Israele, senza il consenso di entrambe le nazioni. Gli Stati Uniti sono stati chiari e risoluti nella loro opposizione alla politicizzazione, all’abuso di potere, al disprezzo per la nostra sovranità nazionale e all’illegittima ingerenza giudiziaria della CPI. La Corte rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale ed è stata uno strumento di lotta legale contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele. La politica del governo degli Stati Uniti rimane quella di intraprendere qualsiasi azione ritenuta necessaria per proteggere le nostre truppe, la nostra sovranità e i nostri alleati dalle azioni illegittime e infondate della CPI. Esorto i Paesi che ancora sostengono la CPI, molti dei quali hanno ottenuto la libertà al prezzo di grandi sacrifici americani, a resistere alle pretese di questa istituzione in bancarotta. Tutti gli obiettivi vengono designati ai sensi dell’Ordine Esecutivo (E.O.) 14203. Per ulteriori informazioni sulle azioni odierne, consultare la scheda informativa del Dipartimento di Stato”.
Eliminare la Corte penale internazionale, ritirandosi dal Trattato che la istituisce, è un doveroso modo per eliminare una casamatta del globalismo e del neo colonialismo. L’Italia proceda in merito.
Infine, arriviamo alla questione più importante e decisiva per le sorti d’Europa: l’eliminazione dell’Unione Europea così com’è e la sua sostituzione con un altro sistema da definire.
Una federazione sembra ripetere l’attuale situazione che, data la profonda differenza di interessi dei Paesi membri, non regge.
La Federazione di Stati è, infatti, un sistema politico in cui più Stati si uniscono per formare un governo centrale comune, pur mantenendo un certo grado di autonomia.
In una federazione, il potere è diviso tra il governo federale (centrale) e i governi degli stati membri, ciascuno con competenze e autorità definite, solitamente stabilite da una costituzione.
L’Unione Europea, nata a Maastricht, non ha una costituzione, vive in base a trattati, non è riuscita ad essere altro che un mostro burocratico vessatorio degli interessi dei cittadini. E’ riuscita molto bene, grazie all’asse franco tedesco, a spezzare le reni alla Grecia (memore di Mussolini?, altro che antifascismo) e ora è riuscita ad andare da Trump e a tornare a casa con il compito delle vacanze e un mare di debiti, 100 miliardi, che Zelensky userà per comprare armi dagli States facendole pagare ai Volonterosi. Più fessi di così si muore, ma gli europei cantano vittoria. Sono stati coinvolti. Si, per pagare.
Procediamo.
Una confederazione di Stati è un’unione di Stati sovrani che si associano volontariamente per perseguire obiettivi comuni, come la difesa, il commercio o la politica estera, mantenendo però la loro indipendenza e sovranità. In una confederazione, gli Stati membri delegano alcune competenze a un’autorità centrale, ma questa ha poteri limitati e dipende dalla volontà degli Stati stessi. Le decisioni importanti richiedono spesso il consenso di tutti i membri.
Vediamo la realtà del Vecchio Continente.
Politica estera uguale zero, di nome Kaja Kallas, abbaio alla luna, parole al vento.
Difesa. C’è la Nato, il cui azionista di maggioranza e dominus indiscusso è l’America. Ergo: la difesa è affidata alla Nato che è comandata dagli Stati Uniti.
Il commercio. La vicenda dei dazi, con Ursula prostrata in Scozia in modalità tappetino, la dice lunga.
Sovranità. Apoteosi della finzione. Si lotta fino all’ultimo ucraino, caricandosi di 100 miliardi di debiti nei confronti degli States, per armare l’Ucraina per poi dare del sovranista a chi dice che gli Stati devono esser sovrani quando resistono alle follie di Teresa Ribera di Timmermans e di tutti i socialcomunisti venduti alla finanza e traditori della loro storia?
Ma chi può credere a gente di questo genere, senza un progetto, senza dignità, solo servi?
E allora? Torniamo alla Cee. E facciamola finita con questa gabbia di matti messa in piedi da Angela Merkel.
La CEE, o Comunità Economica Europea, era, lo ricordiamo, un’organizzazione internazionale creata con il Trattato di Roma del 25 marzo 1957 da sei paesi europei: Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Il suo obiettivo principale era promuovere l’integrazione economica tra gli Stati membri attraverso la creazione di un mercato comune, che prevedeva la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, oltre a politiche comuni in settori come l’agricoltura e il commercio.
Ecco. Torniamo lì e piantiamola di fare gli idioti.
Il primo passo è mandare a casa la baronessa Ursula e cambiare maggioranza in Parlamento e alla Commissione, cacciando i socialisti, che hanno tradito origini, radici, ideali.
Secondo passo. Rifare i trattati e fare dei decisivi passi indietro.
Terzo passo. Tornare decisamente alla sovranità degli Stati.
E i 35 mila di Bruxelles? Al diavolo.





