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Referendum, il sorteggio spiegato facile facile

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CSM sorteggio

L’ultimo capitolo della Riforma della Giustizia… anzi della Magistratura

Dopo aver trattato il tema della Separazione delle carriere, e quello relativo all’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare,  concludo la trilogia sulla Riforma della Giustizia… anzi della Magistratura, affrontando il dibattuto tema del sorteggio.

E anche qui, in punta di Logica, più che di Diritto, tenterò di evidenziare i fatti separandoli dalle mistificazioni.

La prima domanda che dobbiamo porci è perché si è arrivati a prevederlo.

La risposta è solo una, chiara e lampante: la degenerazione delle Correnti politiche in seno alla magistratura.

Chi nega questo, nega l’evidenza.

Le Correnti, nate come aggregazioni culturali e ideali, si sono trasformate in strutture politiche di potere organizzato, autoreferenziali, capaci di determinare sistematicamente le nomine dei magistrati al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ed è proprio nel CSM che si determinano le carriere dei magistrati: le assunzioni, le valutazioni, i trasferimenti, le assegnazioni ai vertici apicali e finanche i provvedimenti disciplinari (funzione quest’ultima che, se la Riforma verrà approvata, saranno svolte dall’Alta Corte).

Ne è nato così un Sistema che, come l’inchiesta “Palamara” ha portato alla luce, agisce attraverso dinamiche spartitorie e logiche di scambio (“io piazzo uno dei miei là, tu piazzi uno dei tuoi qua”).

Un autogoverno che, anziché garantire autonomia e trasparenza, replica le dinamiche della peggiore politica; anziché tutelare l’indipendenza, instaura, con quella politica, torbide relazioni.

In questo Sistema, l’appartenenza o l’affiliazione ad una corrente diventa, quindi, la condizione necessaria per essere eletti al CSM.

Conseguentemente, senza l’appoggio dei componenti del CSM, e quindi delle Correnti, è quasi impossibile ottenere un incarico direttivo.

Ma sapete qual è l’aspetto ancora più paradossale?

Le Correnti si formano all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati che, di fatto, è un’associazione di natura privata… come potrebbe esserlo un circolo del tennis, né più, né meno.

Ebbene, siamo all’assurda situazione nella quale un’associazione privata controlla il CSM che è un Ente di rilevanza Costituzionale!

E questo accade solo in Italia!

Prenderne atto è un dovere intellettuale.

Tanto è vero che anche coloro che oggi si ergono a massimi censori della Riforma, nel recente passato contrastavano l’opaco potere delle Correnti auspicando il Sorteggio.

E, d’altronde, non esiste altro sistema per evitare la nefasta dipendenza dalle Correnti se non quella di sorteggiare i magistrati.

«Il sorteggio è inaccettabile!», sbraitano alcuni, «un insulto alla decenza costituzionale! Un metodo alieno nel vivere sociale!».

In verità non è affatto così.

Troviamo spesso il sorteggio nell’amministrazione di enti pubblici e privati.
Per esempio, nelle Università i concorsi sono realizzati da una commissione che, sia a livello nazionale che locale, è sorteggiata.

E analoga cosa avviene per la commissione che deve seguire i concorsi dei Dirigenti delle ASL.

Ma lo troviamo anche nello stesso ordinamento giudiziario.

Per esempio, i giudici popolari delle corti d’Assise d’Appello vengono sorteggiati.

Ma ora tenetevi forte.

Il sorteggio è finanche previsto in un articolo della Costituzione.

E mica in uno qualsiasi.

Nel più grave in assoluto!

Mi riferisco alla messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica.

Ebbene, ai sensi dell’art. 135 comma 7, in tali casi il giudizio si svolge davanti alla Corte Costituzionale con l’integrazione di 16 cittadini sorteggiati da un elenco di 45 compilato dal Parlamento.

«Il sorteggio però indebolisce la magistratura!» viene sentenziato.

Ma in che senso la indebolisce?

Non penso in senso numerico, poiché il numero di magistrati che andranno al CSM (anzi ai due CSM) sarà lo stesso di oggi.

«No! Sarà indebolito dalla “componente laica”!», mi rispondono.

Bene, e allora parliamo di questa benedetta quota cosiddetta “laica” presente nel CSM, cioè la componente di persone non appartenenti alla magistratura.

Per caso la Riforma introduce questa componente che oggi non c’è?

No! Già oggi all’interno del CSM sono previsti.

Per caso la Riforma aumenta il numero di “laici” all’interno del CSM?

No. La proporzione sarà la stessa di oggi: due terzi saranno magistrati e solo un terzo laici.

Anzi, sapete che c’è?

Oggi vengono nominati direttamente dal Parlamento, con la Riforma, invece, verranno estratti a sorte da una lista di professori di Diritto e di avvocati con almeno 15 anni di esercizio.

Ovviamente il Parlamento è composto da una maggioranza filogovernativa… ma anche da una minoranza.

Quindi in quella lista ci saranno, ovviamente in numero ridotto, anche nominativi indicati dai gruppi parlamentari di opposizione.

E allora c’è da chiedersi seriamente se un terzo di “laici” potrà condizionare due terzi di magistrati in un Ente presieduto comunque dal Presidente della Repubblica e di cui ne faranno parte, di diritto, il Primo Presidente e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione.

«Se non è indebolito nel numero lo è nella qualità!» mi ribattono.

E perché mai?

La competenza dei magistrati, se sono in attività e non sono stati radiati, dovrebbe esser data per scontata.

D’altronde, l’attuale CSM nello stilare le valutazioni professionali reputa il 99,6% dei magistrati eccellenti.

Stiamo parlando di professionisti che hanno il potere di disporre l’arresto delle persone e finanche la loro condanna all’ergastolo.

E a costoro mancherebbe forse la qualità per gestire funzioni amministrative?

«E la volontà? Dove la mettiamo? Potrebbero essere bravi ma non avere voglia di svolgere quel ruolo!».

E chi li obbliga?

In tal caso rinuncerebbero all’incarico e sarebbe sorteggiato un altro candidato.

«Ma così sarebbero individui isolati, privi di mandato e di coordinamento! Non darebbero conto più a nessuno di quello che fanno», infine mi contestano.

E proprio qui li volevo.

Perché lo scopo è proprio questo.

Avere finalmente dei magistrati che siano liberi!

Che non debbano dare conto a nessuno di quello che fanno.

Magistrati veramente indipendenti dalle appartenenze e senza debiti di gratitudine.

Che non rispondano a nessun capo corrente, ma solo alla loro coscienza.

Nessuna norma della Riforma intacca l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dalla politica e chi lo afferma mente sapendo di mentire.

L’unica autonomia e indipendenza che viene intaccata è quella dalle Correnti che esprimono un’abnorme visione ideologica della Giurisdizione.

E la strenua battaglia che oggi le Correnti combattono contro la Riforma non è finalizzata a difendere la Costituzione o la Giustizia, ma solo a difendere sé stesse.

Chi immotivatamente teme un’influenza della politica nella magistratura si ricordi sempre che il potere politico, per quanto deleterio sia, è un potere democratico.

La politica fuori dalla magistratura la decide il cittadino con il proprio voto e la può cambiare.

La politica “dentro” la magistratura, invece, la subisce il cittadino… e non la può cambiare.

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