Home Opinioni QUANDO LA POLITICA ASCOLTA I CITTADINI, PUO’ ACCADERE DI TUTTO

QUANDO LA POLITICA ASCOLTA I CITTADINI, PUO’ ACCADERE DI TUTTO

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di Antonio Foccillo

I tempi che viviamo richiedono chiarezza di idee e capacità di percepire i segnali che esprimono le attese (consce e inconsce) degli Uomini, perché sono le più autentiche generatrice del malessere complessivo che viene strumentalizzato per accrescere gli odi, per opporre tutto contro tutti, in un clima di profonda degenerazione.

Quando queste attese si identificano con bisogni materiali insopprimibili e legittimi desideri di libertà e di democrazia, se non trovano vie di sbocco provocano pericolose radicalizzazioni difficili da governare.

Quando sulla solidarietà prevale l’arbitrio e l’arroganza, il margine che resta alla speranza di un cambiamento positivo si restringe paurosamente.

Viviamo un periodo di profonda insicurezza e di incertezza, dobbiamo ridare la fiducia nel domani.

Non si può assistere a quello che avvenuto a Pisa, dove si sono contrastati alcuni ragazzini, che esprimevano il loro pensiero, con la forza, la violenza e la prevaricazione. Se si continua su questa china si rischia ancora di più una frattura nel rapporto Stato-Istituzioni-politica e cittadini.

È necessario ripristinare le regole di una civile convivenza.

I buoni propositi non sono più sufficienti: al tempo delle disaffezioni e dell’apatia dobbiamo contrapporre il tempo delle azioni concrete: fare ciò che è possibile e anche di più, assumendo a livello individuale e collettivo ogni responsabilità che i propri ruoli comportano: è la funzione che noi, tutti noi, dobbiamo assolvere con impegno e sacrificio.

Da anni è in atto, in Italia, un processo di cambiamento che ha modificato la geografia dello sviluppo, ha venduto beni pubblici con le privatizzazioni, ha ridotto il Welfare e i diritti e le tutele ed ha impoverito lo Stato e i cittadini.

Sono state approvate misure che assicurano forme di arricchimento senza passare attraverso il sistema produttivo e la finanziarizzazione si porta con sé un aggravio enorme della disuguaglianza nella distribuzione interna del profitto, con la conseguenza di un arretramento delle stesse forme politiche ed economiche che erano tipiche delle democrazie occidentali.

Il libero mercato ha invaso prepotentemente tutte le scelte economiche i diritti devono uscire dalla logica difensiva e riprendere una fase di nuova tutela per riacquistare la dignità che compete alle persone.

Non dobbiamo dimenticare che le conquiste sociali e le ampliate esigenze che chiamiamo diritti sono veramente tali se non rimangono una affermazione puramente teorica e culturale. I diritti sono tali se sono garantiti.

Si sono, invece, smantellate tutte quelle conquiste sociali ottenute attraverso dure lotte del movimento operaio e dei movimenti sociali che si sono sviluppate in particolare negli anni ‘60 e ‘70.

Tutto ciò ha determinato drammatici fenomeni di rottura della fiducia nei confronti dei ceti politici e dello stesso Stato, nonché un profondo scollamento rispetto alle istituzioni.

La privatizzazione dei servizi pubblici, la stessa aziendalizzazione di funzioni tipiche dello Stato Sociale, come l’istruzione, la sanità, ecc. hanno ovunque generando fenomeni di desocializzazione.

Ma ciò poco interessa al potere finanziario per il quale la crisi dello Stato Sociale rappresenta la crisi generale del compromesso capitale lavoro.

Inoltre, non è accettata nessuna critica a questa ideologia, perché, per proteggere la sua realizzazione, è stata globalizzata anche la cultura del “disastro mondiale” che causerebbero coloro che non accettano le ricette del neoliberismo.

I miraggi della sovranità popolare, della rappresentatività, della mediazione degli interessi svaniscono e resta un regime che poco ha a che vedere con la democrazia.

La crisi della rappresentanza politica non è mai stata così avvertita e mai è  stata più urgente e più sentita la necessità di rifondare la democrazia su una base diversa dal neo liberismo.

Tuttavia sono poche e isolate le voci che mettono in discussione il pensiero unico neoliberista. Chi obbedisce acriticamente non si rende conto che la “crisi” è stata causata dalle istituzioni finanziarie.

Non dobbiamo perdere la speranza di poter modificare le cose!

Le forze sane che esistono nella società: dalle associazioni di pensiero agli intellettuali; dall’opinione pubblica a parte della politica e del sindacato che ancora possono diventare vive e partecipi devono avviare un’azione strategica che deve essere strettamente intrecciata, a parer mio, al modello di società che si vuole modificare in questa situazione economica, sociale e politica che si è determinata grazie alla finanziarizzazione dell’economia e alla politica delle austerity che l’Europa con molta testardaggine ha continuato ad imporre.

L’attuale condizione amplifica l’emarginazione e aumenta la povertà, pertanto, si deve riproporre una società in cui si stabilisca, non dico un giusto equilibrio, ma un equilibrio fra quelli che sono i forti e quelli che sono i deboli della società!

È necessario razionalizzare un sistema che ha impoverito il cittadino, senza dargli la possibilità di gestire adeguatamente il proprio reddito. Simile è il discorso per il risparmio, dove si concentrano i poteri forti e dove il cittadino è in balìa delle banche, di un mercato sempre più ostile.

In Italia si è abbandonato la coesione perché sono venuti meno le relazioni e la partecipazione dei cittadini che portavano a mediazioni fra interessi diversi e alla solidarietà fra le persone e sono aumentate le distanze fra di loro.

Si tratta allora di stabilire sedi dove si possano elaborare nuove proposte, rivolte a valori che sembravano finiti e che sono ancora validissimi, quelli che sono stati portati nei primi del novecento  e tornare a confrontarsi, senza anatemi, per decidere decisioni politiche di portata generale, per definire una nuova prospettiva e una nuova progettualità politica.

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  • Redazione

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