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NUOVO ORDINE MULTIPOLARE: UN’ILLUSIONE. A PENSAR MALE SI FA PECCATO MA…

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di Marco Della Luna

NUOVO ORDINE MULTIPOLARE: UN’ILLUSIONE

Il mondo descritto da Orwell in 1984 è un mondo multipolare, composto da poche grandi potenze in permanente guerra tra di loro. Questa multipolarità e questa guerra continua servono a imporre e a mantenere in tutte quelle potenze un unico e medesimo modello sociale, cioè lo stato di controllo sociale orwelliano, attraverso la continua mobilitazione (propaganda, restrizioni etc.) richiesta dalle guerre, che non sono guerre “genuine”, bensì sono concordate tra i governanti delle varie potenze, i quali operano di intesa tra loro in guisa da mantenere stabile il controllo.

Può benissimo essere che l’attuale insieme di conflitti, col multipolarismo verso cui si dirige il mondo, e da cui molti si aspettano grandi cose, sia in realtà organizzato per servire a questo scopo: realizzare un tecno-totalitarismo cinese dappertutto, necessitandolo con guerre senza fine, più o meno combattute. Se Orwell potesse parlarci, credo che ci suggerirebbe che già gli odierni allarmi, le minacce e i preparativi di guerra sono orchestrati da Washington, Mosca, Pechino e Bruxelles, e che i rispettivi leaders stanno concertando tra di loro come realizzare le guerre e il caos già descritti in 1984 come strumento per distruggere il vecchio ordine e arrivare all’ordine mondiale descritto in quel libro. Quindi… trust the plan, if you still can!.

Ma c’è anche un progetto di nuovo ordine globale alternativo a quello orwelliano sopra descritto: è quello definibile Green, già da tempo portato avanti dalle élites finanziarie, articolato in automazione, deindustrializzazione, intossicazione generale, eliminazione del 90% della popolazione siccome ormai superfluo, società aristocratica servita da uno stuolo di servitori in parte robotici, in parte transumani. Il lancio di un piano di riarmo occidentale da finanziarsi con l’emissione di bonds e la creazione di prestiti, una manovra mirante a puntellare il pericolante sistema bancario, soprattutto statunitense, ad ogni costo. Del resto, a questa élite basteranno poche decine di milioni di persone sia in America che in Europa.

Dagli USA arrivano voci che interpretano lo strano incidente di Baltimora come un tassello di questo secondo progetto di élite finanziaria. La nave, comandata da un ucraino, notoriamente difettosa nella propulsione a seguito di una precedente collisione, eppure autorizzata a navigare in quelle condizioni, stava uscendo dal porto e procedeva con rotta esatta, ma all’ultimo momento ha deviato e colpito il ponte. Le mie fonti, reputano che la nave abbia abbattuto il ponte per gli scopi che di seguito si indicano.

1) Il ponte era vecchio e da sostituire, e la pubblica amministrazione non aveva i soldi per farlo, circa 4 miliardi; adesso la ricostruzione sarà pagata dalle società assicuratrici, le quali si rifaranno spalmando il costo sulla clientela mediante un ritocco dei premi – praticamente, la sostituzione del ponte verrà pagata con un prelievo para-tributario.

2) Gli USA soffrono di una emorragia di moneta, sia perché la loro bilancia commerciale è pesantemente passiva, sia perché molti preferiscono investire fuori dagli USA, dove gli investimenti sono più redditizi. Il porto di Baltimora è un porto prevalentemente di importazione soprattutto di automobili; ponendolo fuori uso per molti mesi si limitano le importazioni e si migliora la bilancia commerciale; le esportazioni verranno invece dirottate sui grandi porti di Virginia e New Jersey, nei quali avranno la priorità sulle merci in entrata.

Fondate o no che siano queste tesi, il dato di fatto è che gli oligarchi dell’Occidente non riescono più a puntellare il sistema saccheggiando territori di conquista: la Russia non cede l’Ucraina, alcune nazioni africane stanno sloggiando la Francia e accogliendo i russi, le risorse petro-metanifere al largo di Gaza ancora non sono state prese. Parte della spesa pubblica dei paesi EU è sostenuta dalla Francia che depreda di flussi monetari le sue ex colonie per conferirle nel sistema monetario europeo.

Ma ora questo saccheggio è sempre più contrastato. E allora, per sostenere il corso del dollaro e dell’euro, per tenere alto il loro valore nominale e quello dei propri strumenti finanziari, l’élite sacrifica l’economia reale con alte tasse e alti tassi di interesse e taglia quei settori produttivi della manifattura e del commercio su cui non ha controllo diretto (ad es., tassa al 3% le multinazionali al 60 le piccole imprese e gli autonomi nazionali, per farli chiudere). E ora ricorre all’economia pianificata di guerra, che consente di togliere risorse al welfare destinandole alle multinazionali degli armamenti.

Tutte misure idonee a depopolare, a scoraggiare il lavoro, l’occupazione, la riproduzione, perché in un mondo commercialmente globalizzato, per mantenere i livelli di occupazione e produzione, il corso delle monete occidentali dovrebbe avvicinarsi a quello dello yuan e della rupia.

 

 

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  • Redazione

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