
Qui al Bar una volta tanto siamo stravolti ma in senso positivo, cauto ma positivo; però anche increduli, confusi, ma come?
Il sindaco di Milano si sbatteva per garantire lunga e prospera vita al Leoncavallo dell’illegalità consacrata, e di colpo, una mattina mi son svegliato e ho trovato il disinvasor?
Ed è proprio vero, il Leonka liberato o meglio la via Watteau, dove era stato trasferito 31 anni fa dal Casoretto, liberato, redento: avrebbero pure dovuto risarcire i Cabassi proprietari dell’area con 3 milioni, ma su questo transeat, paga lo Stato, il ministero, siamo dove siamo, viva l’Italia, l’Italia legalitaria che per mezzo secolo consente l’illegalità di un centro sociale abusocampione: serviva ai politici di sinistra che ne facevano feudo elettorale, come col suo corrispettivo romano, lo Spin Time comprato dal sindaco Gualtieri facendolo pagare ai romani per lasciarlo agli abusivi risanati, quello dove il cardinale elettricista di Bergoglio andava a riallacciare i contatori staccati per morosità, tanto pagavano sempre i cristiani.
Lo sgombero del “Leonka” dal 1994 è stato rinviato 133 volte, la spinosa faccenda era diventata avanspettacolo e i suoi gestori se ne vantavano: non per niente erano consulenti del Comune, di casa a palazzo Marino, nella disperazione dei residenti, ma bastava trattarli da psicotici, da mitomani: solo percezione, come per la sicurezza, finché non si è scoperto che a Milano le anziane dedite alle opere sociali possono venire falciate e ammazzate dai bambini rom.
Chattava l’architetto piddino col sindaco: diciamo pure che è percezione, ma qui ci vuole l’esercito se no ci scappa il morto.
Poi ci è scappato, ma il sindaco dal buon ritiro sul lago Maggiore ha tuonato: Salvini vergognati!
Solo che adesso, proditoriamente, libera i milanesi imbruttiti dal Leoncavallo: sfrattone ai fattoni, basta pastasciutte antifà.
Basta che non gli trovino un’altra sede, anche migliore, la butto là: lo stadio di San Siro, e lo so che non dovrei azzardarmi, che poi questi son capaci di tutto, anche di prendermi sul serio, ma non resisto, oggi al Bar siamo quasi euforici e canticchiamo: “Uè che bellu cafè, anche al Leonka o’ sanno fa’, ca’ ricetta è Cicerenella, sulamente che nun o’ ponne cchiu’ fa’”.
Alla faccia dell’antifà che faceva milioni rossi ma totalmente in nero.
Sì, siamo su di giri e definitivamente perdiamo la testa pensando che per la dis-occupazione del Leonka Ilaria Salis ha accusato uno svenimento, tipo Abatantuono il Ras della Fossa quando perdeva il Milan: roba da menopausa precox. Leonka raus, il sindaco percepito ha deciso di cambiare andazzo, di invertire la rotta, dai grattacieli verticali ai centri sociali terra terra e questo, attenzione, è il segnale non solo, non tanto di un opportunismo degno di miglior causa, ma che i rapporti di forza sono cambiati, che vada come vada l’urbanopoli il sindaco che si percepiva già a capo della sinistra globale è un’anatra zoppa e tale resterà.
Con buona pace del Leonkà!





