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La sinistra che muore nel Campo Largo

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Campo Largo

Tosa e l’agiografia di Schlein

Credo che, da qualche parte, nelle segrete stanze, stiano girando dei sondaggi molto meno lusinghieri per il Campo Largo, e che Vannacci abbia regalato un sogno: ha fatto credere che una volta, almeno una, potesse avvenire l’impossibile, ossia vincere le elezioni.

E così stiamo assistendo a un improvviso nervosismo, al ritorno all’appello al voto utile contro un ventilato pericolo “fascista”.

Così oggi Tosa, terrorizzato che qualche voto possa andare perso, ecco che costruisce un’agiografia di Schlein in cui, praticamente, scopriamo che la segretaria del PD sarebbe una nuova Churchill, una leader che… Margaret Thatcher scansate.

La prima cosa che si può leggere nel lungo sfogo di Tosa è comunque il terrore e l’allergia per il dissenso.

Davanti a un video – che ho pubblicato ieri mattina – di quattro tizi che, al massimo, ti possono strappare una risata, ecco che Tosa parte con un “non si critica la leader”, una logica che ricorda tanto lo stalinismo più becero (e sarà un caso che questa gente ci tiene tanto a dirsi comunista).

Viene così detto agli elettori di sinistra che proprio adesso non si potrebbero muovere critiche a Schlein, perché questo sarebbe un momento estremamente delicato, perché “mai come adesso la nostra democrazia sarebbe in pericolo”.

Lo dice una persona che difende una leader che ha formato un patto d’acciaio con Conte, letteralmente l’uomo più pericoloso in Italia e uomo di punta di Putin in Italia, nonché formazione che è tanto infiltrata dalla Fratellanza Musulmana e dall’islamismo da far sembrare l’Arabia Saudita la culla del pensiero liberale.

Ma qui arriva il capolavoro, perché viene detto agli elettori che Meloni sarebbe impegnata in una crociata contro migranti e diritto all’aborto.

Ora, qualcuno mi ricorda l’ultima volta che Meloni ha parlato di aborto?

E quando Meloni avrebbe iniziato una pulizia etnica?

Semplicemente menzogne.

Ma c’è di più, perché tutta questa filippica si regge solo sulla fede in Meloni e nella sua parola e fedeltà ai suoi principi, perché se Meloni e Vannacci si alleassero – cosa che assolutamente non auspico, ma sto parlando di numeri – in una dinamica speculare, cioè quella di evitare il Conte 3, il Campo Largo non avrebbe speranze.

Ma un elemento che ormai trovo folle, e che non capisco come questo non faccia perdere il senno a tanti del PD, è il rivendicare il PD come partito di sinistra.

“Schlein ha riportato saldamente a sinistra”. No. Schlein ha trasformato il PD in Potere al Popolo sotto steroidi, ne ha fatto quello che non è mai stato. Il PD non era un partito di sinistra, ma di centrosinistra.

Il PD è la fusione tra DS e Margherita, tra i moderati del vecchio partito comunista e i moderati della democrazia cristiana. Oggi Schlein ha fatto del PD la succursale dei 5 Stelle, un partito talmente vuoto che sta basando la sua campagna elettorale sulla menzogna e sulla mancanza di senso del ridicolo, insultando i suoi elettori.

Perché se, dopo 4 anni di governo Meloni, l’unica carta che hai da giocarti è quella del voto utile contro il “pericolo fascista”, che giustifica un’orgia oscena in cui non c’è essere indecente che non si stia tirando dentro per battere Meloni, allora stai confessando di essere il niente.

Il PD di Schlein non è un partito, è un contenitore. Non ha un’identità, ha sete di potere. Non ha una visione, ha odio. E l’odio per Meloni, da solo, non basta a governare, a costruire, a durare.

Siamo davanti al solito spettacolo, dal tempo di Berlusconi a oggi: alleanze fondate sull’odio per qualcuno, non sulla prospettiva, una visione.

La sinistra non ha più niente da dire, e lo confessa morendo nel Campo Largo.

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