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LA POLIZIA E’ SOTTO PROCESSO

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di Gianvito Caldararo

Dopo il caso dei fatti di Pisa, per i quali sono in corso rigorose indagini affidate ai carabinieri e l’assicurata piena collaborazione da parte del Capo della Polizia, Vittorio Pisani, di approfondite e trasparenti accertamenti sulle responsabilità, le polemiche non si placano. E da parte di certi esponenti politici, si reclamano dimissioni a destra e a manca. Si arriva a parlare di ” pericolo fascista “, di una Polizia al servizio o asservita al Governo, di un clima di omertà che mira ad evitare di fare luce sui citati episodi di violenza sui giovani studenti.

Si parla di sopraffazione della Polizia indotta a tali comportamenti dal nuovo clima creato dal Governo in carica. Si giunge a parlare di una sopraffazione come una vera e propria consuetudine e non come un’eccezione. Eppure, sui dati forniti dalle autorità di Polizia, migliaia di manifestazioni si sono svolte nella massima serenità e compostezza. Si fa un grave torto quando qualcuno giunge a parlare di un vero e proprio “clima da pericolo fascista”. Ignorano certi personaggi quello che rappresentava la Polizia nel Ventennio, che con l’articolo 16 del Codice di Procedura Penale del 1930, mirava proteggere polizia e milizia dalle indagini della magistratura.

Esso vietava ogni procedimento che non fosse stato autorizzato dal Governo e, per esso, dal Ministro della Giustizia: veniva così praticamente garantita l’impunità agli agenti della pubblica sicurezza “per fatti compiuti in servizio e relativo all’uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica”. Il che equivaleva ad una specie di tacito assenso alla tortura. Tale disposizione dal Guardasigilli dell’epoca, Alfredo Rocco, veniva giustificata con le seguenti parole:  il tempo della logora democrazia era ormai passato”.

Oggi le cose sono notevolmente cambiate e non vi è più l’omertà a tutela di atti di violenza compiuti in caserme e questure. Gli stessi sindacati delle forze dell’ordine hanno dichiarato: “è giusto e doveroso accertare l’esistenza di comportamenti illeciti, ma allo stesso tempo è necessario il massimo di equilibrio da parte di ogni attore pubblico, evitando la triste pratica dei processi di piazza da parte di chi ha il vizio di attaccare le Forze dell’Ordine per partito preso”.

Il caso scandaloso del G8, con la famosa irruzione di notte alla scuola Diaz, è ormai un episodio del passato definitivamente archiviato. Le Forze dell’Ordine vengono formate per svolgere la propria attività con “professionalità e umanità”. Vengono costantemente invitati ad operare nella quotidianità evitando comportamenti sbagliati che possono incrinare la loro reputazione. Inoltre, vengono sollecitati a comportamenti privati come esempio di legalità, perché – come sostiene il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, “i nostri comportamenti non sono quelli di un cittadino qualsiasi ma di un appartenente alle Forze dell’Ordine o Forze armate”.

Va ricordato, inoltre, che al centro della moderna formazione degli operatori di Polizia è posta il rispetto della dignità umana e ad operare tenendo presente i seguenti principi ispiratori: a) ” Onore, che impedirà di infierire sugli altri, di umiliare gli ultimi, di abusare del potere e di rispettare per essere a sua volta rispettato”; b) “Intelligenza, che farà abbandonare i pregiudizi e obbligherà a dubitare di tutte le verità assolute”; c) “Passione, intesa come motore del progresso e del successo che permetterà di apprendere con più facilità e di affrontare le difficoltà quotidiane “; d) ” Disciplina, che farà riflettere e conservare le giuste motivazioni dando l’autorevolezza e il necessario equilibrio per controllare e indirizzare positivamente l’azione”. Infine, vi è il perentorio invito ad operare con professionalità e umanità.

Questo e il moderno bagaglio culturale e professionale che accompagna le nostre Forze dell’Ordine e Forze Armate. Per tutte queste ragioni, cerchiamo di riservare alle nostre Forze dell’Ordine la doverosa considerazione e stima. Evitiamo giudizi sommari e infondati, nonché processi di piazza e inutili aggressioni. Non dimentichiamoci che il nostro legislatore costituzionale è stato “autore raffinato ed attento all’uso dei termini e che l’utilizzo delle parole è sempre appropriato e sempre ben soppesato, perché le parole per il costituente sono preziose”.

Le parole usate con maggiore parsimonia sono: Italia e Patria. Sono intese come “parole sacre”. L’articolo 52 della Costituzione, che con le parole “è sacro dovere”……sono intese quasi come elemento di carattere morale e religioso in un testo giuridico assolutamente laico”. Come pure non va dimenticato il giuramento sostenuto dagli appartenenti alle FF. AA. e dell’Ordine “di fedeltà alla Repubblica e di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato e di adempiere le funzioni affidate con coscienza e diligenza, e con l’unico intento di perseguire il pubblico interesse”.   

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  • Redazione

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