La fisica delle risorse reali cancella i bellicismi e le sanzioni immateriali di Bruxelles in vista del Summit polacco
Questa settimana è iniziata mentre sta per finire una narrazione che ha occupato tutta la propaganda degli ultimi quattro anni e più; una propaganda folle che ha visto nel tempo cose che credevamo impossibili, come condannare ogni russo presente in Italia, dai direttori d’orchestra agli atleti, fino ad arrivare a personaggi della letteratura fatti uscire dagli studi scolastici e opere sinfoniche censurate perché scritte da russi.
Tutto abbiamo visto e letto in questi anni, in una follia mediatica che pareggiava soltanto la sanitaria precedente.
Financo la comparsa in Parlamento del Re d’Inghilterra che ha richiesto l’intervento italico a supporto dell’impero nella Nuova Campagna di Russia, vantando una richiesta di rimborso fondata dalla rivelazione al mondo intero di come anche la stessa Unità d’Italia fosse merito dei voleri albionici, dato che una flotta d’oltremanica aveva accompagnato i nostri mille Savoiardi alla conquista del Sud Borbonico.
Una follia accompagnata da una totale rivisitazione della storia recente da parte della stessa televisione di Stato, la RAI che, dimenticando sé stessa e i propri servizi trasmessi dal 2014 in poi, nei quali informava come i bombardamenti ucraini colpissero le Repubbliche indipendenti del Donbass e come un regime addestrasse ragazzi alla guerra sotto insegne che richiamavano a tempi oscuri della storia europea, si è poi accanita a narrare una storia di invasori e invasi nella quale si è rimosso tutto quanto documentato in precedenza.
L’Europa ha così assistito ad una assurda follia di guerra nella quale pure la Germania, che fino a un decennio fa era inibita dal riarmarsi dopo la tragedia nazista della Seconda guerra mondiale, ora si autodichiara “l’esercito europeo”, pronta a ripetere quell’operazione Barbarossa che segnò l’epilogo dei sogni di conquista di un secolo.
Credo che molti di noi, pensando a quelle follie che distrussero l’Europa, si siano chiesti come fosse stato possibile che il popolo italiano avesse potuto accompagnare quelle vicende seguendo quello che oggi consideriamo un regime autarchico come quello fascista; ma oggi incredibilmente si comprende la realtà del secolo scorso vivendo il presente.
Un sentimento sopito in Europa, figlio delle ingegnerie sociali di un secolo, si è risvegliato e alimenta la folle narrazione di questo inizio millennio, nel quale i media hanno preso il controllo per ripetere le follie belliciste che distrussero il continente e condizionarono la storia successiva.
La follia occorsa in questi quattro anni è stata seconda solo a quella sanitaria precedente, quando ogni voce dissidente veniva bloccata sul nascere da una narrazione compulsiva che la bollava come “irresponsabile” ed “egoista” nei confronti di un inventato bene comune che avrebbe dovuto essere la salvezza della società.
Questo tipo di schema si è ripetuto subito dopo, cercando di portare all’assalto il popolo europeo in quell’«armiamoci e partite» che fu il motto del secolo scorso, al quale chiunque, compreso il governo italiano, non poteva che associarsi, pena la distruzione mediatica e fisica da parte delle potenze europee e della più alta carica dello Stato che, intanto, si erano centralizzate e unite in una ripetizione plastica formata da trattati di carta riprendendo le dinamiche dell’unione middle-europea costituita dai cannoni del secolo scorso.
Insomma, è capitato di tutto, ma c’è un momento esatto in cui la folle scenografia virtuale costruita per alimentare le tifoserie ideologiche dei media deve fare i conti con la contabilità spietata delle risorse pesanti.
La follia di questo inizio millennio è stata fondata su un’altra follia economica che ha distrutto il tessuto produttivo europeo, portando la volontà bellicista a prodursi in uno scenario attuale nel quale le stesse risorse che occorrono per fare una guerra sono state svendute nella follia globalista che ha delocalizzato tutto nel nome del “risparmio” produttivo.
Ebbene, come allora la fine della follia europea fu sancita dall’intervento alleato di due potenze mondiali, USA e Russia, che nel marasma di quel conflitto riuscirono a spegnere i fuochi e a far tacere i cannoni e la fine di quello scontro segnò tutta la storia fino ai giorni nostri, quando la storia si è ripetuta fino ad arrivare al momento del suo epilogo, anche oggi le stesse due Potenze stanno facendo terminare la rinnovata follia.
Quel momento è arrivato in queste ore, e chi sta assistendo adesso ai fatti che stanno avvenendo deve per forza scrollarsi di dosso quattro anni di narrazioni convulse e guardare in faccia una realtà fino a ieri nascosta da propagande insensate, le stesse che accompagnarono quei tempi bui della storia europea.
Il faldone geopolitico che liquida oggi le narrazioni offshore si consuma sull’asse transatlantico Washington – Kiev, dove la delegazione ucraina è letteralmente fuggita dai colloqui di Miami denunciando di essere stata utilizzata “come una trappola e una copertura da idioti”.
Il motivo è semplicemente e puramente termodinamico e risponde al materialismo contabile più spietato.
A far saltare le valvole al palcoscenico bellico è stata l’emanazione ufficiale della General License 135 da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense che, su ordine diretto di Donald Trump, riapre legalmente le frontiere e i flussi bancari al diesel russo fino all’aprile 2027, frantumando il bando ideologico in vigore dal 2022.
Donald Trump ha tradotto la fisica dei bisogni industriali in un virgolettato contabile che non ammette repliche su Truth Social:
«Abbiamo concordato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato statunitense e globale, altre 500.000 tonnellate nel corso del mese di novembre e 1.000.000 tonnellate subito dopo. I prezzi del gasolio per gli americani e per il resto del mondo diminuiranno».
Per blindare la sussistenza biologica dei territori di fronte al blackout dei flussi energetici e alle scadenze elettorali interne, la Casa Bianca ha scavalcato in blocco l’intero impianto sanzionatorio europeo.
Di fronte alle furiose proteste di Zelensky, che è sceso sul ring mediatico per denunciare il patto tra Trump e Putin come una “decisione debole” che finanzia il Cremlino, la mannaia della terraferma è calata con freddezza geometrica.
Trump non ha solo ordinato a Kiev di “smetterla immediatamente” di colpire con i droni le raffinerie russe, accusate di gonfiare artificialmente il prezzo dei carburanti alla pompa per meri scopi propagandistici, ma ha scoperchiato in piazza il fallimento della leadership ucraina.
Accusando Zelensky di totale incompetenza per aver perso il 30% del Paese e aver sacrificato oltre un milione di vite rifiutando i passati tavoli di accordo con Mosca, Trump ha calato il carico da undici:
«È ora che l’Ucraina scelga un upstream e un nuovo presidente a repentine elezioni».
Un aut-aut talmente pesante che Trump ha già annunciato a sorpresa il raggiungimento di un “cessate il fuoco energetico” immediato tra le parti per consentire il transito sicuro delle oltre 4 milioni di tonnellate di gasolio russo destinate a calmierare i mercati.
Insomma, un vero e proprio uragano ha attraversato l’Atlantico per spazzare via le follie belliche europee e ingessare nelle loro posizioni i “volenterosi” che si dibattevano sui loro troni mentre le rispettive popolazioni facevano tremare i palazzi, rimanendo adesso soli e completamente disarmati.
Questo pragmatismo cinico dimostra che oggi la sovranità e i rapporti di forza reali non rispondono alle scartoffie nominali dei decreti di Bruxelles, ma unicamente alla fisica delle risorse tangibili e delle riserve strategiche stabili, basi dell’economia reale.
Mentre i leader provvisori del fronte bellico europeo continuano ad assecondare i bellicismi di facciata, stritolando la popolazione europea già tartassata da vent’anni di disastri globalisti, con il diesel da settimane a 2,30 euro alla pompa, i Titani mondiali calmano le follie di guerra stringendo contratti bilaterali perfetti basati unicamente sulla logistica e sui caveaux reali
L’epilogo avverrà nel prossimo Summit polacco, nel quale i primi Paesi europei, per ora solo Est Europei, potranno negoziare senza nessuna remora i primi accordi bilaterali con la Russia per forniture di energia che sistemeranno la crisi e la follia sistemica attuale.
La follia europea si mostra in tutta la sua volontà di mantenere la situazione attuale nel centro di potere dei prezzi voluto da Bruxelles in Olanda.
Il crollo speculare di questa intera messinscena occidentale si riflette in tempo reale nei registri del centro prezzi energetici olandese TTF, dove il gas all’ingrosso dell’Eurozona si ritrova scambiato stabilmente a ridosso degli 80 euro al megawattora (MWh).
Si tratta di un valore estrattivo che segna più del doppio rispetto ai minimi dell’anno, zavorrato dalle stime tecniche dei gestori delle reti che mettono a verbale un rischio di deficit di fornitura invernale fino al 15% a causa dello stoccaggio asfittico e delle strozzature dei corridoi marittimi.
Mentre il “Sistema Trump” agisce sulla materia fisica riaprendo le valvole per calmierare l’inflazione interna, il sistema UE rimane murato vivo nell’asfissia fredda dei suoi stessi benchmark finanziari virtuali.
La parabola storiografica è tracciata: i venditori di slogan commerciali, i media di regime e le tifoserie da bar sui social vengono ovunque disarmati dalla matematica del potere multipolare e, forse, la follia di questi tempi ha trovato la sua fine.





