La carica dei bergoglini è ecclesiastica e politica
La visita di Papa Leone XIV ha messo allo scoperto, se ancora ce ne fosse bisogno, il fatto che in Italia c’è una concentrazione di bergoglini e di sangallini che remano contro il Papa attuale, la qual cosa rende il Bel Paese la base logistica principale di un attacco al nuovo pontificato che è simile a quello perpetrato, con costanza distruttiva, nei confronti di quel gigante del pensiero occidentale che fu Joseph Ratzinger, poi divenuto un gigante del Soglio pontificio.
Come al solito a guidare la Marcia su Roma ci ha pensato l’inclito mondo che ruota intorno a Repubblica, da sempre think tank del progressismo italiano, al quale il giornale fondato da Eugenio Scalfari ha sempre preteso di dettare la linea.
Non contento di dettare la linea al progressismo in salsa cattocomunista italiana, Scalfari pensò di dare la linea anche al Papa. L’intervista più famosa di Eugenio Scalfari a Papa Francesco, lo ricordiamo, è quella del 1° ottobre 2013, pubblicata su “La Repubblica”.
Fu la prima di una serie di conversazioni tra il fondatore del quotidiano e il Pontefice, iniziate dopo una lettera aperta di Scalfari e una risposta personale di Bergoglio.
Ora l’ex direttore di Repubblica Carlo Verdelli scrive: «Primo viaggio da Papa di Francesco: a Lampedusa, tra i barconi. Viaggio più recente di Papa Leone: a Montecarlo, tra altri barconi».
Vergognosa propaganda di bassa lega.
Questa è la linea, del “quando c’era lui”, che assomiglia molto a quel “quando c’era lui” di altra sponda.
Il “quando c’era lui” è diventato il vero leitmotiv con cui i non cattolici della linea bergoglina sangallina guardano al pontificato di Prevost, il quale bada all’anima e non alle Ong.
Agli adepti del “quando c’era lui” è sempre d’uopo ricordare il rapporto di Jorge Mario Bergoglio con il cosiddetto capitalismo inclusivo. Guarda caso quello guidato da una Rothschild.
Papa Francesco era il propulsore del capitalismo inclusivo e gli attuatori dello stesso erano i grandi nomi della finanza mondiale, Rockefeller, Rothschild, Ferguson, Lauder e i gruppi più noti quali Mastercard, Bank of America, Ford Foundation, Johnson & Johnson e via elencando.
Tutto è nato nel novembre del 2019, quando Papa Francesco, incontrando in Vaticano i partecipanti al Fortune-Time Global Forum sottolineò la necessità di creare modelli economici più inclusivi ed equi al fine di consentire ad ogni persona di aver parte delle risorse di questo mondo e di poter realizzare le proprie potenzialità.
Venne creato così un Consiglio che recepisse le parole di Papa Francesco per superare un modello di economia di esclusione e per ridurre il divario che separa la maggior parte delle persone dalla ricchezza di cui godono pochi.
Il Council for Inclusive Capitalism with the Vatican (Consiglio per il Capitalismo Inclusivo con il Vaticano), lanciato ufficialmente nel dicembre 2020, ha avuto come fondatrice Lynn Forester de Rothschild, la quale ha descritto l’iniziativa come una risposta diretta agli appelli di Papa Francesco per un’economia più equa, sostenibile e attenta ai poveri e al pianeta.
Il Council, è nato come alleanza tra leader aziendali globali (CEOs di grandi corporation come Bank of America, Visa, Salesforce, BP, Johnson & Johnson, DuPont, Mastercard, ecc.) e il Vaticano e rappresentava asset per oltre 10 trilioni di dollari e circa 200 milioni di dipendenti e operava “sotto la guida morale” di Papa Francesco e del Cardinale Peter Turkson (allora prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale).
I membri del Consiglio, chiamati “Guardians for Inclusive Capitalism”, si impegnavano a adottare pratiche più inclusive: riduzione delle disuguaglianze, sostenibilità ambientale, investimenti in comunità svantaggiate, allineamento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.
I Guardiani di una finanza internazionale, che è quella che ha varato, gestito, voluto il globalismo che ci sta massacrando, andavano benissimo, anzi, andavano benedetti, mentre se Leone XIV visita il Principato di Monaco ed è un alleato dei ricchi contro i poveri.
“Onorevole Trombetta, ma mi faccia il piacere”. (Totò)
La propaganda dei bergoglini sangallini è pietosa.
Durante la messa, davanti a quindicimila persone, Leone XIV ha spiegato che l’amore di Dio equivale all’«amore per la vita nascente e indigente, da accogliere e curare sempre; amore per la vita giovane e anziana, da incoraggiare nelle prove di ogni età; amore per la vita sana e malata, a volte sola, sempre bisognosa di essere accompagnata con cura».
L’esatto contrario di quanto sta avvenendo in Francia, dove si discute il disegno di legge sul suicidio assistito. Il Papa ha scelto di muoversi in elicottero, evitando di mettere piede su suolo francese ed atterrare a Nizza.
Uno schiaffo in faccia a Emmanuel Macron, il pupillo dei Rothschild, che ha trasformato Parigi (Lutetia Parisiorum) nella capitale mondiale del woke, del gender, dell’Lgbtqia+§*xyz, dissacrando persino l’Ultima cena, in un crescendo di blasfemia mai vista in questa Europa allo sbando intellettuale e morale.
Affacciato al Palazzo dei Principi, Leone ha detto che «la fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranità di Gesù, che impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa, ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità».
Prevost ha insistito sulla sacralità della vita anche negli altri appuntamenti della visita.
«Stiamo davvero difendendo l’essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi?», ha invitato a domandarsi rivolgendosi alla comunità cattolica incontrata nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione.
Ed ha invitato a far sì che «la vita di ogni uomo e donna venga difesa dal suo concepimento alla fine naturale».
Nell’incontro con la comunità cattolica il Papa ha invitato anche ad offrire «nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l’uomo all’individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza».
Un monito inevitabile in uno dei Paesi più ricchi del mondo così come i passaggi sull’attualità, con la richiesta di una ricchezza «al servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace».
Tornato a Roma per la Domenica delle Palme, Leone XIV ha iniziato la sua prima Settimana Santa ufficializzando nomine pesanti in Curia.
Via il poco amato bergoglinissimo sostituto monsignor Edgar Peña Parra che viene “retrocesso” a nunzio in Italia e San Marino. A via Po prenderà il posto di monsignor Petar Rajič, nuovo prefetto della Casa Pontificia. In Segreteria di Stato al posto di Peña Parra arriva invece il “curiale” monsignor Paolo Rudelli.
Leone XIV ha scelto il nuovo sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, tra gli incarichi più importanti e delicati dell’intero apparato vaticano, una sorta di “ministro degli Interni” dello Stato della Città del Vaticano nel bergamasco Paolo Rudelli, 56 anni il prossimo luglio, sacerdote dal ’95, incardinato a Bergamo e laureato in teologia morale, finora nunzio apostolico in Colombia.
L’esperienza di Rudelli nel servizio diplomatico della Santa Sede risale già ad oltre vent’anni fa, al 2001 esattamente, con il lavoro presso le rappresentanze pontificie in Ecuador e in Polonia e la sezione per gli Affari generali della Segreteria di Stato.
Sezione di cui ora diventa la guida per volontà di Papa Leone XIV, alla sua seconda nomina di rilievo in Segreteria di Stato, dopo quella dello scorso novembre dell’assessore, il teologo e canonista nigeriano Anthony Onyemuche Ekpo, precedentemente sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Monsignor Rudelli succede all’arcivescovo venezuelano Edgar Peña Parra, che è stato al centro dello scandalo immobiliare di Londra (affare Sloane Avenue). Ha testimoniato in un processo civile a Londra, ammettendo di aver firmato fatture false per operazioni legate all’acquisto e alla gestione di un immobile, pur sostenendo che la Santa Sede fosse vittima di una truffa e ha puntato il dito contro alcuni intermediari.
Nel 2023-2024 Edgar Peña Parra ha emesso un ordine per revocare la laicizzazione di un prete argentino (Alberto Ariel Príncipi) condannato due volte per abusi su minori. L’intervento è stato poi dichiarato nullo da un altro dicastero vaticano, generando accuse di oltrepassare i propri poteri e forti critiche da parte di chi si occupa di tutela dei minori.
Ora Peña Parra diventa titolare della sede di via Po, a capo della quale dal 2024 c’era l’arcivescovo Petar Rajič, nato in Canada da famiglia croata, nominato come nuovo prefetto della Casa Pontificia, un incarico rimasto vacante dal 2023 da quando l’arcivescovo Georg Gänswein ha concluso il suo incarico per poi essere nominato nunzio nei Paesi del Baltico (Lettonia, Estonia, Lituania).
L’arcivescovo amministrerà dunque il lavoro della Prefettura, organo di Curia responsabile dell’ordine interno e della gestione quotidiana della vita del Pontefice, tra cui l’organizzazione delle udienze di tabella.
I cambi, decisamente importanti, cominciano a dare il segno che c’è da spettarsi anche qualche pesante sistemazione del mondo dei bergoglini sangallini italiani, i quali non si accontentano di aver fatto delle parrocchie delle sedi dei partiti della sedicente sinistra italiana, ma che sono anche la base logistica della carica contro il Papa statunitense, che non intende la Chiesa come una Ong, ma come una realtà spirituale.
La partita è aperta e, come si vede, Prevost comincia a colpire duro.





