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Il Montenegro e la nuova bussola europea

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Il Montenegro e la nuova bussola europea

L’allargamento strumento vitale per l’Unione Europea

L’immagine dell’Unione Europea come una sorta di grande fondo d’investimento per le infrastrutture sta lasciando il posto a una visione decisamente più pragmatica e, per certi versi, esistenziale.

Il Primo Ministro del Montenegro, Milojko Spajić, lo ha chiarito senza troppi giri di parole durante il recente Forum europeo di Barcellona: se un tempo l’adesione al blocco era vista principalmente come un mezzo per ottenere sostegno fiscale, oggi quella prospettiva appartiene al passato.

Per il Montenegro, piccolo Stato di mezzo milione di abitanti che guida la fila dei candidati nei Balcani, la priorità si è spostata sulla condivisione di valori comuni e sulla necessità di integrarsi in quello che Spajić definisce l’ultimo vero progetto di pace rimasto sulla Terra.

Questa evoluzione del pensiero non riguarda solo Podgorica, ma riflette un clima di crescente inquietudine che attraversa l’intero continente, dall’Islanda alla Moldavia.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e le incertezze geopolitiche globali, la sicurezza è diventata la moneta di scambio più preziosa, superando persino i vantaggi commerciali del mercato unico.

Nonostante le ovvie opportunità economiche offerte da un bacino di mezzo miliardo di consumatori, è la stabilità garantita dall’appartenenza a una comunità politica solida a rappresentare la vera bussola per il futuro montenegrino.

Sul piano tecnico, il Paese si trova in una posizione di netto vantaggio rispetto agli altri aspiranti membri, avendo già affrontato con successo quasi la metà dei capitoli negoziali necessari.

Con una fiducia che rasenta l’audacia, il governo si dice convinto di poter completare le riforme rimanenti entro la fine del 2026, puntando alla piena adesione per il 2028.

Si tratta di un ritmo serrato, sostenuto da trasformazioni interne che lo stesso Premier descrive come senza precedenti, nonostante permanga lo scetticismo di alcuni Stati membri già all’interno dell’Unione, più propensi a una riforma interna del blocco prima di accogliere nuovi partner.

In ultima analisi, il successo del Montenegro non resterebbe un fatto isolato, ma fungerebbe da potente catalizzatore per l’intera regione balcanica.

Riuscire a portare a termine il processo di integrazione significherebbe dare una prova concreta che l’allargamento rimane uno strumento vitale per l’Unione Europea, capace di trasformare i confini del continente in zone di stabilità e speranza condivisa.

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