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Il mondo che non ho visto arrivare

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Il mondo che non ho visto arrivare

La nuova architettura del potere globale

Chi legge la geopolitica contemporanea scambia spesso la mappa per il territorio.

Il mondo non è più diviso tra un Occidente che esporta valori e un resto del mondo che li subisce o li respinge. Quella narrazione è diventata un simulacro, una rappresentazione priva di corrispondenza con la realtà.

Da più di un ventennio c’è un nuovo attore globale: la Cina, che  ha costruito qualcosa di cogente e pernicioso, ovvero una rete di dipendenze strutturali. Pechino finanzia un porto, costruisce una ferrovia, installa la rete 5G, acquista il debito sovrano.

Nessuna firma ideologica. Solo contratti.

Solo vincoli che, una volta attivati, ridefiniscono i margini di manovra del debitore per generazioni.

I numeri della Belt and Road

Nel solo 2025 la Cina ha chiuso accordi per 213,5 miliardi di dollari, mostrando un incremento del 75% sull’anno precedente. Il totale cumulato dall’avvio, nel 2013, ha raggiunto 1,39 trilioni in 150 Paesi, quasi tre quarti della popolazione mondiale.

Non è più un programma di sviluppo: è la base di un ordine economico alternativo. Ci eravamo cascati anche noi con l’ineffabile Giuseppe Conte, ma ne siamo usciti

La sostituzione silenziosa

L’aspetto più recondito della strategia cinese non sta nelle portaerei, ma nei sistemi di pagamento. Il CIPS, Cross-Border Interbank Payment System gestito dalla Banca Popolare Cinese, conta 185 Paesi e ha processato nel 2024 transazioni per 175 trilioni di yuan, con una crescita del 43%.

Pechino ha firmato accordi di swap valutario con 31 Paesi della BRI (Belt Road Initiatives). Kenya, Angola, Indonesia emettono già debito in renminbi.

Una de-dollarizzazione strisciante, non dichiarata, metodica. Farraginoso da spiegare a chi insiste sul primato del dollaro; dirimere questa partita sarà il discrimine del prossimo decennio.

La seconda fase della BRI non riguarda più la costruzione di infrastrutture fisiche. Riguarda il controllo della loro governance: chi stabilisce le regole operative, chi gestisce le controversie, chi definisce gli standard.

E con AI e robotica all’orizzonte il gioco di farà più duro e ricco. Dall’asfalto al codice. Dal cemento all’istituzione, alle procedure, al controllo. Pechino si muove verso un sistema operativo globale alternativo dove il potere si misura con i contratti e con le linee di credito.

Chi controlla i nodi logistici e le piattaforme di pagamento, controlla i margini di autonomia degli Stati che vi transitano.

Le contraddizioni che nessuno cita

Sarebbe velleitario presentare questa dinamica come un trionfo indiscutibile. La BRI porta patologie serie: 54 Paesi in via di sviluppo devono alla Cina rimborsi superiori a quelli dovuti al Club di Parigi.

Panama ha rescisso la concessione a CK Hutchison nel febbraio 2025. Il dragone fa i conti con un settore immobiliare in crisi e con la diffidenza crescente verso clausole opache.

L’egemonia costruita con i contratti è più duratura di quella militare, ma diventa molto fragile se i debitori si organizzano.

Le regole del gioco sono cambiate mentre qualcuno guardava da un’altra parte.

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