La conferma arriva dal Ministro della Difesa Shinjiro Koizum
Con una mossa di particolare rilevanza che evidenzia la profonda riorganizzazione del suo assetto difensivo postbellico, il Giappone ha annunciato ufficialmente una tempistica per il dispiegamento di unità missilistiche terra-aria sulla sua isola più occidentale, Yonaguni.
Tale mossa posiziona capacità militari avanzate a soli 110 chilometri a est di Taiwan.
Il Ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha confermato, il 25 febbraio 2026, che la Forza di Autodifesa Terrestre Giapponese (JGSDF) schiererà sistemi missilistici terra – aria (SAM) a medio raggio Tipo 03 sull’isola entro l’anno fiscale 2030, che terminerà a marzo 2031.
Proposto per la prima volta nel 2022, il dispiegamento trasforma Yonaguni da semplice avamposto di sorveglianza in un nodo cruciale della catena difensiva sud-occidentale del Giappone.
È la prima volta che Tokyo fornisce una tempistica precisa per l’unità missilistica, segnando un passaggio da una pianificazione strategica vaga a una realtà operativa.
“Dipende dai progressi nella preparazione delle strutture, ma stiamo pianificando per l’anno fiscale 2030”, ha dichiarato Koizumi ai giornalisti a Tokyo, aggiungendo che il ministero terrà dei briefing con i residenti locali per spiegare l’espansione.
Sebbene il Chu-SAM Tipo 03 sia progettato principalmente per intercettare aerei, droni e missili da crociera, svolgendo quindi un ruolo protettivo, la posizione strategica dell’isola è ciò che conferisce alla mossa il suo peso geopolitico.
Yonaguni si trova sulla punta dell’arcipelago di Nansei, un arcipelago strategico che funge da barriera marittima lungo il Mar Cinese Orientale.
Gli analisti non considerano questo un caso isolato, ma il culmine di un decennio di “spostamento verso sud” nel pensiero difensivo giapponese. Tokyo si sta allontanando dalla sua tradizionale posizione di difesa dell’isola settentrionale di Hokkaido per contrastare la crescente influenza militare della Cina nelle acque circostanti Taiwan e le isole Senkaku (chiamate Diaoyu dalla Cina).
Si tratta di un importante passo politico da parte del Giappone. In un certo senso, ciò riflette la ritrovata fiducia del Giappone nel sottolineare come la sicurezza di Taiwan sia strettamente legata alla sicurezza del Giappone stesso.
Si prevede che l’unità missilistica su Yonaguni includa circa 100 unità, rafforzando l’attuale guarnigione di circa 230 soldati che attualmente gestiscono il radar di sorveglianza costiera. I missili Tipo 03 potenziati includono miglioramenti progettati per contrastare i velivoli plananti ipersonici, e riflettono il panorama delle minacce in rapida evoluzione.
Il potenziamento di Yonaguni è solo un aspetto di una più ampia militarizzazione degli accessi sud-occidentali del Giappone.
I documenti di pianificazione della difesa indicano un approccio multistrato all’arcipelago:
• Le compagnie di guerra elettronica della JGSDF, equipaggiate con sistemi di guerra elettronica “NEWS” e dispositivi a energia diretta Tipo 24, sono programmate per essere dispiegate a Yonaguni già nell’anno fiscale 2026. Queste unità sono progettate per interrompere i radar nemici e le reti di comando, fornendo una capacità di “soppressione dalla frontiera occidentale” in caso di conflitto.
• Unità simili di difesa aerea e missili antinave sono già state attivate sulle vicine isole di Ishigaki, Miyako e Amami Ōshima.
• I piani di difesa della Prefettura di Okinawa includono l’aggiornamento del 7° Reggimento Missilistico Antinave con missili terra-nave a lungo raggio Tipo 12 in grado di colpire bersagli terrestri, nonché l’introduzione di proiettili plananti ad alta velocità (HVGP). Gli analisti osservano che, una volta schierati a Okinawa, tali sistemi avrebbero una gittata sufficiente a colpire obiettivi sulla Cina continentale.
L’annuncio ha gettato benzina sul fuoco diplomatico già covato tra Tokyo e Pechino. Le relazioni sono crollate nel novembre 2025 dopo che il Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi ha suggerito che un attacco a Taiwan avrebbe potuto essere considerato una minaccia esistenziale per il Giappone, innescando potenzialmente il coinvolgimento delle Forze di autodifesa.
Pechino, che considera Taiwan una provincia separatista e si è ripetutamente rifiutata di escludere l’uso della forza per raggiungere l’unificazione, ha reagito con furia.
L’inviato cinese alle Nazioni Unite, Fu Cong, ha recentemente avvertito che qualsiasi coinvolgimento militare giapponese in un’eventuale emergenza a Taiwan “costituirebbe un’aggressione contro la Cina, e la Cina risponderà sicuramente con risolutezza”.
Nei mesi successivi alle dichiarazioni di Takaichi, la Cina ha imposto divieti di viaggio informali che scoraggiano i suoi cittadini dal visitare il Giappone, ha limitato le esportazioni di minerali essenziali di terre rare e di prodotti “a duplice uso” a decine di aziende giapponesi e ha aumentato l’attività navale vicino alle acque giapponesi.
Il Ministero degli Esteri cinese ha precedentemente accusato il Giappone di “cercare di creare tensioni regionali e provocare uno scontro militare” in merito ai piani di Yonaguni.
Su Yonaguni stessa, la militarizzazione è fonte di profonda ambivalenza. Mentre un referendum del 2015 aveva approvato di misura la prima base delle SDF, circa 1.500 residenti temono che la loro isola, nota soprattutto per i suoi cavalli in miniatura e gli squali martello, si stia trasformando in un potenziale obiettivo militare.
I funzionari della Difesa stanno cercando di gestire tali preoccupazioni. Durante i briefing sulle imminenti unità di guerra elettronica è stato sottolineato che l’equipaggiamento “non è destinato ad attaccare altri paesi”, aggiungendo che dimostrare capacità di autodifesa funge da deterrente.
Per il Giappone il calcolo è chiaro: c’è una sensazione palpabile che se non vengono stabilite posizioni avanzate ora, l’opportunità di farlo potrebbe non esserci in seguito. Il dispiegamento è inoltre in linea con la spinta di Washington affinché gli alleati si assumano una maggiore responsabilità per la sicurezza regionale.
Mentre il Giappone si avvicina rapidamente alla scadenza del 2030, la tranquilla isola di Yonaguni è diventata la prima linea di una nuova e più decisa strategia giapponese, che sta radicalmente modificando la geografia militare del Pacifico occidentale.


Carlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.


