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IL CASO BARI E IL CONDIZIONAMENTO MAFIOSO

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di Donato Troiano*

La nomina della Commissione di Accesso al Comune di Bari da parte del Ministro Piantedosi e la reazione del Partito Democratico locale e nazionale rappresentano un’importante occasione per riflettere serenamente sull’applicazione dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali e sulla persistenza del condizionamento mafioso negli Enti Pubblici.

Innanzitutto, va ribadito che il provvedimento ispettivo del Ministro dell’Interno è del tutto legittimo e non costituisce né “un atto di guerra” né una manovra politica.

Esso mira, sostanzialmente, a verificare la sussistenza di eventuali condizionamenti o infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione degli Enti locali e delle loro Società partecipate.

Questo strumento è stato utilizzato dai Governi nazionali di diverso orientamento politico in centinaia e centinaia di casi. Nessun Sindaco ha mai reagito così platealmente come, invece, ha fatto in questi giorni il Sindaco del Comune di Bari Antonio Decaro.

Soltanto ora che è stata “toccata” una roccaforte del Partito Democratico le forze politiche della sinistra parlano di attacco all’autonomia dei Comuni e alla dignità delle Comunità locali.

Soltanto ora il PD invoca la modifica dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali, nonostante i Radicali si battano per questo obiettivo da più di venti anni.

Intanto, il PD lasci allo Stato compiere il proprio, legittimo percorso di controllo e, dopo aver fatto chiarezza sulla situazione del Comune di Bari e delle sue società partecipate, si organizzi un confronto in Parlamento per procedere alla modifica dell’articolo 143 del TUEL.

La sua riforma deve mirare a eliminare l’eccessiva, anticostituzionale discrezionalità nell’applicazione dell’articolo 143, ponendo alla base della relazione della Commissione di Accesso provvedimenti gestionali che dimostrino il condizionamento mafioso, e introducendo il contraddittorio tra la Commissione di Accesso e il rappresentante dell’Ente Locale durante la fase di accertamento.

Questa riforma va predisposta dal Governo nazionale e portata in Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni europee e amministrative.

Tuttavia, il confronto tra le forze politiche non può limitarsi al solo campo della modifica dell’articolo 143 del TUEL. Esso, invece, deve porre al centro della discussione e della dialettica democratica proprio il tema del condizionamento della criminalità organizzata nella vita degli Enti Locali in uno con le modalità e i settori in cui esso si manifesta e concretizza.

Il controllo sugli atti degli Enti Locali

Innanzitutto, va riesaminata responsabilmente la problematica del controllo sugli atti degli Enti locali.

L’ abolizione dell’articolo 130 della Costituzione Italiana, attuata con la revisione del Titolo V, è stato un gravissimo errore politico e un inspiegabile regalo alle organizzazioni criminali e mafiose.

Gli amministratori locali e i dirigenti pubblici, i cui atti sono stati privati del controllo esterno, sono stati lasciati soli in una situazione generalizzata di continui tentativi delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nella vita degli Enti locali.

L’eliminazione dei Comitati di Controllo sugli Atti degli Enti Locali, quale conseguenza dell’abolizione dell’articolo 130 della Costituzione Italiana, ha inoltre alterato profondamente la dialettica tra maggioranza e opposizione in tutti gli Enti locali.

La stessa funzione di controllo democratico delle forze di opposizione è stata quasi del tutto sterilizzata, lasciando a loro disposizione di fronte a atti illegittimi della pubblica amministrazione soltanto due strade: il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, impossibile da praticare perché assai costoso, e la denuncia alla magistratura competente.

Quest’ultima strada non può costituire il terreno sul quale si manifesta la dialettica tra le forze democratiche di ogni Comunità locale.

Per queste ragioni va reintrodotto il controllo esterno sugli atti degli Enti locali, ripristinando l’articolo 130 della Costituzione Italiana e facendo riemergere le relative leggi regionali.

I principali settori del condizionamento mafioso

Il condizionamento della criminalità organizzata si concretizza nell’assunzione di personale presso le società pubbliche, nel conferimento degli incarichi dirigenziali di gestione e nell’affidamento di servizi e lavori pubblici tramite “gare pilotate”.

Assunzione di personale

Per eliminare o, quanto meno, ridurre gli effetti del condizionamento mafioso, sarebbe sufficiente estendere alle società pubbliche la legislazione che regolamenta l’assunzione di personale presso le pubbliche amministrazioni tramite procedure concorsuali e rendere trasparenti queste ultime.

Le amministrazioni pubbliche dovrebbero prevedere per i profili non apicali soltanto la prova scritta in modalità digitale, costituita da quiz a risposta multipla sulle prove d’esame; allegare ai bandi di concorso due gruppi (a e b) di 600 quiz ciascuno; determinare la composizione della prova scritta in 60 quiz e fissare l’assegnazione di un punto per ogni risposta esatta e per ogni risposta errata o mancata la perdita di 0,5 punti; stabilire che la prova è superata con il conseguimento di almeno 48 punti; assegnare 4 punti per i titoli di studio e 2 punti per il servizio prestato nelle pubbliche amministrazioni, di cui punti 0,5 per ogni anno di servizio.

La commissione esaminatrice il giorno della prova scritta farebbe sorteggiare da due candidati una delle due lettere a) e b) e un numero della serie 1-10; compilerebbe digitalmente la prova scritta dei 60 quiz, applicando in sequenza il numero estratto al gruppo sorteggiato, prova che viene stampata e distribuita ai candidati; inserirebbe nel lettore ottico l’elaborato di ogni candidato, rilasciando automaticamente la certificazione del punteggio conseguito; prima della lettura dei risultati della prova scritta, procederebbe alla distribuzione dei 4 punti alle diverse tipologie di titoli di studio (laurea, master, diploma di scuola superiore, corsi di formazione) e li attribuirebbe ai singoli candidati; compila la graduatoria definitiva dei candidati, aggiungendo al punteggio conseguito nella prova scritta quello dei titoli, escludendo i candidati che non hanno superato la prova scritta; trasmette la graduatoria definitiva dei vincitori e degli idonei alla amministrazione pubblica che procede, per la sua pubblicazione sul Portale “InPA” e sul proprio sito Web.

Conferimento in carichi dirigenziali di gestione

Per il conferimento di incarichi dirigenziali di gestione basterebbe procedere alla formulazione di albi nazionali e regionali per le specifiche professionalità occorrenti sulla base di requisiti rigorosi, da cui estrarre di volta in volta l’incaricando mediante sorteggio.

Aggiudicazione di servizi e lavori pubblici

All’affidamento dei servizi e dei lavori pubblici si potrebbe procedere con la gara al ribasso mediante l’applicazione della media mediata, evitando la cosiddetta gara con offerta economicamente più vantaggiosa. Per evitare ribassi eccessivi, che abbasserebbero la qualità delle prestazioni e causerebbero lo sfruttamento della manodopera, la stazione appaltante potrebbe stabilire preventivamente un ribasso minimo del 5% e massimo del 20%.

Le finalità di queste riforme

Queste riforme contribuirebbero anche a restituire credibilità alla politica, a ristabilire un rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni democratiche, a ridare slancio all’etica politica e a premiare il merito nel campo delle professioni e delle imprese.

*  Coordinatore regionale  dei Liberaldemocratici Italiani di Puglia

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  • Redazione

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