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Energia, potere e rotte: il mondo si stringe nei colli di bottiglia

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Energia, potere e rotte

E l’Europa resta esposta

Il comunicato del G7 straordinario purtroppo è inquietante nella sostanza: “pronti ad ulteriori misure contro lo shock energetico” e necessità di garantire “flussi commerciali sicuri e ininterrotti”.

Ovvero: il sistema globale è sotto pressione e il rischio non è teorico. È operativo.

Il mondo consuma circa 100 milioni di barili di petrolio al giorno. Di questi, tra 17 e 19 milioni transitano nello Stretto di Hormuz, pari a circa il 20% dell’offerta globale, insieme a quasi il 30% del GNL.

A questo si aggiunge il Golfo di Aden e Bab el-Mandeb, da cui passa oltre il 12% del commercio mondiale e circa il 30% dei traffici container tra Asia ed Europa. Gli attacchi alle navi stanno già producendo effetti concreti: deviazioni delle rotte, tempi più lunghi fino a +10-15 giorni e costi logistici in aumento tra +8% e +12%.

Il problema però, è il diesel. L’Europa ha un deficit strutturale superiore a 1 milione di barili al giorno. In uno scenario di shock, i prezzi possono crescere tra +20% e +35%, colpendo direttamente la logistica. Oggi circa il 70% delle merci europee viaggia su gomma: se il diesel aumenta, aumenta tutto.

Le conseguenze macroeconomiche sono già tracciate: inflazione fino a +1-1,5 punti percentuali, produzione industriale in calo tra -2% e -5% (fino a -8% nei settori energivori) e un impatto sul PIL tra -0,5% e -1,5% nell’area euro, fino a -2% per l’Italia.

In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni di Donald Trump, che ha ipotizzato il controllo diretto delle risorse petrolifere iraniane, citando anche l’isola di Kharg, hub da cui passa oltre il 90% dell’export iraniano, pari a circa 1,5–2 milioni di barili al giorno: è un segnale di come le grandi potenze stiano tornando a ragionare in termini di controllo fisico delle risorse.

L’arrivo di ulteriori 3.500 soldati statunitensi in Medio Oriente aumenta il livello di rischio. Un’eventuale escalation metterebbe sotto pressione non solo l’offerta, ma anche la sicurezza delle rotte.

E l’Europa? Importa oltre il 90% del petrolio che consuma e non controlla né le rotte né le fonti. Le contromisure del G7, riserve strategiche, diversificazione, coordinamento, possono attenuare lo shock, ma non eliminarlo. Le riserve coprono poche settimane, mentre la capacità inutilizzata globale è limitata a circa 3-4 milioni di barili al giorno.

Domani porterò questi dati e scenari in diretta a Coffee Break su La7, dalle 10:30 alle 11:00, come analista del CISINT – Centro Italiano di Strategia e Intelligence.
Perché non è una crisi lontana: è già dentro l’economia reale.

Non manca il petrolio. Manca la stabilità del sistema che lo trasporta e lo trasforma. E quando i colli di bottiglia si stringono, non saltano solo le navi.

Saltano i prezzi, le filiere, la crescita. E questa volta, il conto arriva direttamente in Europa e forse Pasqua sarà una delle ultime occasioni per muoversi in massa…

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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