Da UsAid all’Iran
L’attacco di Israele e degli USA all’Iran è, per ora, l’ultimo atto di una strategia dell’amministrazione Trump che in un anno ha cambiato il mondo.
I duri di testa continueranno a dire che Trump agisce d’istinto, come un matto paranoico narcisista, ma quello che conta è mettere in fila i fatti reali e cominciare a capire che dietro alle mosse trumpiane c’è un preciso disegno.
Dopo pochi mesi dal suo insediamento, utilizzando Elon Musk, Trump ha tagliato i fili che legavano la Cia all’MI5, eliminando UsAid e National Endowment for Democracy.
Attivando i dazi Trump ha recuperato i fondi necessari a coprire il debito americano a breve.
Trump ha destrutturato una parte consistente della burocrazia in mano di Dem e recuperando la dottrina Monroe ha cacciato i cinesi da Panama e dal Venezuela.
Con l’incontro con Putin in Alaska Trump ha mutato di 180° la relazione tra USA e Russia, facendo del nemico da sconfiggere un potenziale alleato e alleggerendo, in tal modo, l’asfissiante abbraccio cinese nei confronti di Mosca.
Raggiungendo la pace a Gaza e attivando il Board of Peace, Trump ha di fatto allargato gli Accordi di Abramo, isolando l’Iran e i suoi proxy.
Pubblicando gli Epstein file Trump ha decapitato le leadership europee e ora, dopo le dichiarazioni di Bill Clinton, che lo scagiona da ogni collusione con il finanziere pedofilo, può rispondere alle sfide di Hillary sul terreno, per lei scivoloso, del Russia gate e delle vicende legate alla Libia.
Vicenda, quella del Russia gate, che coinvolge Obama e che ha le caratteristiche dell’alto tradimento.
I Dem sono allo sbando totale e con loro è in coma il progressismo con tutto il corredo di porcate woke.
Tutto questo in un anno.
Da qui alle elezioni di medio termine ci sono più di sei mesi e ne vedremo delle belle.
In ogni caso, azzoppato o no, Trump dura ancora tre anni e dietro di lui sono in arrivo J.D.Vance e Marco Rubio.
Ora la partita Mediorientale sembra volgere verso il cambio di regime in Iran.
Un Iran non ostile a Israele, forse anche amico, significa un Medio Oriente pacificato e stabilizzato, dove c’è spazio per la Russia, ma non per la Cina.
La via del cotone, le pipe line, il Canale di Suez, i gasdotti esistenti e quelli in costruzione, sono la rete infrastrutturale che darà nuovo slancio alle nazioni mediorientali ed europee.
La guerra in atto è, pertanto, dirimente per il futuro dell’Occidente e del Medio Oriente.
Importante è la tempistica.
La guerra all’Iran è tempisticamente perfetta ora, dopo la formazione del Board of Peace e gli accordi tra India e Israele, e la distanza di sei mesi dalle elezioni di medio termine consente a Trump di assorbire i malumori Maga.
Rimane la questione ucraina, ma stabilizzando il Medio Oriente e con gli europei letteralmente in mutande, sarà più facile per Trump togliere di mezzo la cocciuta posizione inglese, francese e dell’Unione Europea di volere una pace giusta, quando si deve puntare ad una pace possibile.
Quelli che stiamo vivendo sono giorni eccezionali dopo i quali il mondo non sarà più quello che abbiamo conosciuto.
Stiamo vivendo una stagione di grandi cambiamenti per capire i quali è necessario non avere pregiudizi, ma guardare in faccia alla realtà cercando di capirne tutti i particolari e, se possibile, la dinamica.
Chi usa gli occhiali dell’ideologia è fuori gioco.





